Varese - 15 giugno 2026, 09:38

Prima messa di don Bianchi nella Basilica di San Vittore. La gioia di una comunità in festa

Un momento di festa straordinaria per tutta la comunità pastorale di Sant'Antonio Abate e per la città di Varese

Una Basilica di San Vittore gremita, commossa e avvolta in un'atmosfera di gratitudine, ha fatto da cornice alla prima messa solenne di don Giuseppe Bianchi. Un momento di festa straordinaria per tutta la comunità pastorale di Sant'Antonio Abate e per la città di Varese.

Durante la celebrazione, particolarmente toccante è stata l'omelia pronunciata da don Stefano Pedroli. Richiamando le letture della terza domenica dopo Pentecoste, nella quale ha voluto rimettere al centro il vero significato del sacerdozio, distogliendo lo sguardo dal protagonismo umano. Don Stefano ha ricordato che all'inizio non c'era nulla e che è stato il Signore a plasmare l'uomo dalla polvere, sottolineando che al centro di questo splendore non ci può essere un solo uomo, perché l'uomo viene dalla polvere. Ha poi aggiunto rivolgendosi direttamente al festeggiato: «Non ci puoi essere tu, “Beppe”. E però, dai, qualcosa di sensatamente tuo, nelle nostre lacrime, nei nostri applausi, nei nostri complimenti ci deve pur essere. Perché, come faceva notare Benedetto XVI, noi uomini veniamo dalla terra, certo, ma “dalla terra buona, per opera del creatore buono”. Sei tu, ma non sei solo tu. Sei tu, ma non sei tu: siamo noi, è la Chiesa, è il Signore Dio».

Il predicatore ha ripercorso il cammino di don Giuseppe, ricordando come Dio lo abbia collocato fin dal Battesimo e dalla scelta di mamma Luisa e papà Mauro nel “meraviglioso giardino della Chiesa”. Ha così rievocato le tappe del suo percorso: le liturgie solenni in Basilica, la Comunità Pastorale Sant'Antonio, gli oratori, il movimento tra Scout, GS, CLU e cori, fino al seminario e alle varie esperienze sul territorio. Uno sguardo fiducioso è stato infine rivolto al futuro ministero, invitando il novello sacerdote a non temere le fatiche e a seguire la via indicata da Papa Francesco di una Chiesa "in uscita, ospedale da campo", capace di portare Gesù nel fango per consolare e salvare.

Un presbiterio unito e l'abbraccio della famiglia
Accanto a don Giuseppe, a testimoniare la vicinanza dell'intera Chiesa locale e in piena comunione con l'Arcivescovo Mario e con Papa Leone, erano presenti numerosi concelebranti. Sul presbiterio della Basilica hanno preso posto il prevosto mons. Gabriele Gioia e il suo predecessore mons. Luigi Panighetti, insieme ai sacerdoti della comunità di Sant'Antonio Abate e agli amici don Agostino Ferrario, don Gabriele Castelli, don Corrado Bardella, don Matteo Missora, don Carlo Manfredi, don Roberto Verga, don Emanuele Lupi, don Mauro Ambrosetti, don Stefano Cardani e don Paolo Bottelli. In prima fila, visibilmente commossi, hanno accompagnato il novello sacerdote i genitori Mauro e Luisa, ricordati con gratitudine anche nell'omelia, insieme ai fratelli Cecilia ed Andrea, circondati dall'affetto e dagli applausi convinti di tantissimi amici e fedeli varesini.

La festa in piazza e la processione serale
Terminata la solenne liturgia in Basilica, la festa si è spostata all'aperto in piazza Canonica. Qui la comunità si è stretta attorno a don Giuseppe in un clima di grande familiarità, con ben 300 persone che hanno preso parte all’informale pranzo en plein air.

A coronamento dell’intensa giornata di fede e condivisione, come da programma la comunità è stata invitata a ritrovarsi in serata, alle 21.00, nella parrocchia della Brunella per la solenne di S. Antonio di Padova con la nuova statua dedicata al santo e benedetta dal novello sacerdote prima di ricevere l'abbraccio e la preghiera dei fedeli, sigillando così una giornata memorabile.

C.S.

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