Varese - 08 giugno 2026, 21:08

Aermacchi, ecco la città che verrà: 20 mila metri quadrati restituiti ai varesini

Dopo sette anni di iter e lavori, presentato davanti a un Salone Estense gremito il volto definitivo della rigenerazione dell'ex fabbrica: nuova piscina, centro sportivo, supermercato, verde urbano, percorsi pedonali, il Vellone in superficie e 500 parcheggi interrati. Orrigoni: «Entro il 2027 tutto completato». Galimberti lancia l'idea della Piazza della Pace

Ecco uno dei volti dell'area ex Aermacchi rigenerata

Ecco uno dei volti dell'area ex Aermacchi rigenerata

Ventimila metri quadrati - su un’area complessivamente di trentamila - restituiti alla città sotto forma di un parco urbano, una piazza pubblica («chiamiamola Piazza della Pace»), aree verdi e percorsi pedonali. Un supermercato e un centro sportivo nuovi di zecca. Il Vellone che tornerà a vedere la luce e cinquecento parcheggi che però non turberanno il paesaggio: saranno sotterranei.

Davanti a centinaia di persone - mai visto il Salone Estense così pieno: i posti a sedere sono subito andati esauriti e i cittadini si sono disposti addirittura fuori dalle finestre - oggi pomeriggio Varese ha definitivamente preso in mano il suo passato, gli ha dato valore, ha chiuso i capitoli che andavano chiusi e ha aperto quelli nei quali si legge il suo futuro.

Ecco la nuova ex Aermacchi, sia su una “carta” che ormai non teme ulteriori cambiamenti, dopo quelli che hanno fatto balbettare un progetto in pista da ormai 7 anni, sia in un cantiere che prosegue a tappe forzate, con muri che si abbattono, pezzi di Città Giardino che ritornano alla luce e speranze di un quartiere che riprendono forma: «Grazie a questa rigenerazione urbana Varese si avvicina a una dimensione europea, perché non sta semplicemente ristrutturando qualcosa: sta restituendo alla città e ai cittadini una parte dimenticata, chiusa, nascosta, che per troppo tempo è rimasta esclusa dalla vita della comunità».

Parole dense di significato: a pronunciarle l’architetto Gino Garbellini, dello studio Piuarch, progettista di questa rivoluzione. Lui uno dei protagonisti dell’evento pubblico odierno (moderato dal direttore di VareseNews Marco Giovannelli), seduto al fianco dell’amministrazione comunale e di colui senza il quale nulla sarebbe stato possibile: l’imprenditore Paolo Orrigoni.

Al quale - tra le altre cose - è spettato anche il compito di vaticinare il tempo residuo necessario al completamento dell’opera: «Ritengo che entro la fine del 2027 l’intero intervento possa essere concluso» ha dichiarato “mister Tigros”.

Le parole di Orrigoni

Ma andiamo con ordine. Dopo le prime parole affidate a una rappresentante del consiglio di quartiere — «Negli ultimi trent’anni ci sono stati muri alti cinque metri a separare i cittadini da un luogo che rappresentava soltanto degrado e rischio ambientale. Pensiamo e speriamo che torni a essere qualcosa di fruibile per tutti i cittadini». E ancora: «L’Aermacchi non è stata soltanto una fabbrica: è stata un luogo che ha costruito socialità, lavoro e professionalità. Vorremmo che ciò che verrà conservato possa testimoniare anche tra decenni il vissuto che c’è stato qui dentro» — è toccato proprio a Paolo Orrigoni tracciare un profilo storico, valoriale e concreto dell’iniziativa che lo ha visto protagonista.

L’imprenditore ha ricordato come l’acquisizione dell’area, avvenuta tra il 2018 e il 2019, fosse nata inizialmente con obiettivi differenti. «La nostra è un’azienda della distribuzione organizzata e dei supermercati, quindi l’idea era quella di insediare qui un nostro punto vendita, visto che siamo presenti in moltissimi comuni ma non in modo significativo nella città in cui viviamo e siamo nati».

Nel tempo, però, il progetto ha subito una profonda evoluzione. «Sono intervenuti numerosi cambiamenti che ci hanno costretto a rivedere e rivoluzionare in parte il progetto. L’idea, però, è rimasta la stessa fin dall’inizio: affiancare a un intervento commerciale un intervento sportivo e sociale».

L’obiettivo, ha spiegato, era quello di realizzare uno spazio capace di attrarre persone non soltanto per la spesa o per i servizi commerciali, ma anche per lo sport, l’aggregazione e la vita di comunità. Una scelta nata da motivazioni sia personali sia strategiche.

Da un lato il desiderio di restituire qualcosa al territorio che ha consentito la crescita di Tigros. «Come famiglia sentiamo di aver avuto la fortuna di nascere in un territorio che ci ha dato tantissimo. Tigros è nata qui proprio perché questo è un territorio ricco di beni intangibili: persone che hanno voglia di fare, imprenditori dai quali imparare, esperienze che ci hanno permesso di crescere. Essere nati qui ci ha portato a sentire il desiderio di restituire qualcosa di concreto a questa città e alla comunità che la compone».

Dall’altro la convinzione che il commercio moderno debba evolversi. «Crediamo che il mondo commerciale abbia ormai superato il modello di sviluppo basato esclusivamente sui grandi aggregati commerciali. Oggi il commercio deve integrarsi molto di più con la vita sociale delle persone. Un supermercato non è più soltanto il luogo dove si acquistano beni necessari: abbiamo cercato di immaginare un modello più evoluto, capace di coinvolgere l’intera famiglia».

Da qui la scelta di affiancare all’area commerciale un importante polo sportivo e di coinvolgere la Robur et Fides. «Abbiamo cercato di mettere insieme i due elementi fondamentali per il successo di qualsiasi progetto: le strutture e le persone. Una struttura da sola non vive se non ha un’anima. Nella Robur et Fides abbiamo trovato un partner che ci ha sostenuto fin dall’inizio e che oggi continua a collaborare per dare vita a tutto il progetto sportivo».

Infine uno sguardo al cantiere e ai tempi di realizzazione. Orrigoni si è assunto personalmente la responsabilità di indicare una tempistica: «Ritengo che entro la fine di quest’anno gran parte degli edifici sarà sostanzialmente completata e che entro la fine del 2027 l’intero intervento possa essere concluso».

Restano ancora alcuni passaggi legati alle autorizzazioni e alle bonifiche ambientali, ormai in fase conclusiva dopo circa un anno e mezzo di lavori. «Se i tempi previsti verranno rispettati, e confido sinceramente che ciò avvenga, credo che entro la fine del 2027 tutti i cittadini potranno finalmente entrare nell’area dell’ex Aermacchi e valutare personalmente se siamo riusciti a realizzare un progetto all’altezza delle aspettative e dell’attenzione che ha suscitato».

Orrigoni non ha nascosto nemmeno le enormi difficoltà affrontate durante il percorso, soprattutto sul fronte economico e ambientale.

«Dal punto di vista finanziario interventi di questo tipo sono estremamente difficili da sostenere. Il nostro è un progetto completamente privato: non abbiamo ricevuto finanziamenti pubblici e abbiamo deciso di andare avanti nonostante tutti i costi che si sono aggiunti nel tempo. Più che la collaborazione, che pure c’è stata, a fare la differenza è stata la determinazione».

Particolarmente complesso si è rivelato il capitolo delle bonifiche. «Abbiamo rimosso una tonnellata e mezzo di amianto dai tetti, ma il problema non era soltanto quello che si vedeva in superficie. La vera difficoltà è stata ciò che abbiamo trovato sotto». L’imprenditore ha ricordato come l’area fosse il risultato di oltre un secolo di stratificazioni industriali: edifici demoliti e ricostruiti più volte, materiali interrati e una situazione che ha richiesto circa un anno e mezzo di interventi per essere riportata in sicurezza.

«L’Aermacchi che abbiamo trovato era il risultato di oltre un secolo di storia. Il nostro approccio è stato immaginare qualcosa di completamente diverso, più moderno, dove gli spazi interni e quelli esterni potessero convivere e diventare realmente vivibili. Non c’era alcuna necessità di occupare tutta l’area edificando ovunque: al contrario, c’era l’esigenza di restituire spazio e qualità urbana».

Da qui anche la convinzione che il nuovo complesso possa rappresentare una risposta concreta a esigenze reali della città, a partire dalla nuova piscina olimpica. «Varese ha bisogno di strutture moderne di questo tipo. Realizzarle non è semplice, servono spazi adeguati e investimenti importanti, ma crediamo che il progetto che sta nascendo qui possa offrire nuove opportunità e nuova vivibilità al quartiere e all’intera città».

Le parole dell’architetto Garbellini

La parola è poi andata a Gino Garbellini, per una spiegazione che non è stata soltanto tecnica.

L’architetto ha infatti allargato lo sguardo dal progetto in sé al significato stesso della rigenerazione urbana, definendola una delle grandi sfide contemporanee delle città europee. «La rigenerazione urbana è qualcosa di molto diverso dalla semplice ristrutturazione di un edificio. Mette in gioco la comunità, la storia e soprattutto la relazione tra le persone e i luoghi».

Per Garbellini il vero valore dell’ex Aermacchi non sta soltanto negli edifici che nasceranno: «L’obiettivo è riconsegnare alla città una parte dimenticata, nascosta, che per anni è rimasta esclusa dalla vita della comunità».

Da qui anche la riflessione sul tema della memoria. Secondo il progettista, conservare il passato non significa congelarlo. Al contrario, un luogo continua a vivere proprio quando riesce ad adattarsi e ad assumere nuove funzioni. «La memoria dell’Aermacchi continuerà a vivere perché questi spazi avranno una nuova funzione. Uno spazio acquista valore quando è capace di trasformarsi nel tempo».

Garbellini ha quindi ripercorso brevemente la storia del sito, nato agli inizi del Novecento come una vera e propria cittadella industriale, cresciuta e modificata nel corso dei decenni fino a occupare quasi interamente l’area disponibile. Una trasformazione che oggi viene in qualche modo ribaltata.

«Se ci si limita a demolire un muro non si dà nulla alla città: bisogna restituire spazio», ha spiegato, sottolineando come il principio guida dell’intervento sia stato proprio quello della sottrazione. Non a caso, a fronte di un’area che in passato era occupata quasi totalmente da edifici e capannoni, oggi oltre due terzi della superficie verranno destinati a spazi pubblici, verde e luoghi di incontro.

Per l’architetto il cuore del progetto non è dunque rappresentato dalle nuove costruzioni, ma dagli spazi aperti che nasceranno attorno ad esse. «Il vero cuore dell’intervento non sono gli edifici, ma i 20 mila metri quadrati di spazio pubblico che torneranno a disposizione della comunità».

Un ragionamento che si lega anche alla scelta di conservare gli elementi storici più significativi del complesso, come l’hangar e la torre dell’acqua, evitando però qualsiasi operazione nostalgica o di ricostruzione artificiale. «Abbiamo scelto di non realizzare un falso storico. I nuovi edifici parleranno un linguaggio contemporaneo, guardando al futuro ma rispettando la memoria del luogo».

Nella parte finale del suo intervento Garbellini ha affidato ai cittadini una sorta di consegna ideale. Citando Gio Ponti e il suo celebre Amate l’architettura, ha invitato i varesini ad appropriarsi del futuro spazio, a viverlo e a renderlo parte della propria quotidianità.

«Noi dobbiamo evitare che l’ex Aermacchi diventi un non luogo. Dobbiamo costruire insieme un luogo che abbia personalità, memoria e capacità di creare relazioni. Sarete voi, con la vostra presenza e con il vostro modo di vivere questi spazi, a dare identità a questo luogo. Non è un compito che spetta solo a chi ha progettato o realizzato l’intervento: è una responsabilità della comunità».

Le parole di Civati

Anche l’assessore all’Urbanistica Andrea Civati ha voluto sottolineare il valore dell’intervento, definendolo il risultato di un lavoro lungo e complesso che ha coinvolto amministrazione, tecnici, professionisti, proprietà e numerosi enti.

«Fare le cose è sempre molto più complicato di quanto possa apparire», ha osservato, ricordando come il progetto abbia richiesto anni di confronti, autorizzazioni e passaggi amministrativi. Un percorso che, secondo Civati, rappresenta bene la complessità della rigenerazione urbana contemporanea.

L’assessore ha poi richiamato un principio dell’urbanista danese Jan Gehl, che ha ispirato l’impostazione dell’intervento: «Prima le persone, poi gli spazi, infine gli edifici». Una filosofia che, a suo giudizio, ha guidato l’intero progetto dell’ex Aermacchi.

Civati ha quindi ricordato il forte valore simbolico dell’area, legata alla memoria industriale della città ma anche a vent’anni di abbandono e degrado. «La memoria era quella di un enorme muro chiuso che separava quell’area dalla città. Per questo è una soddisfazione vedere quei muri che gradualmente scompaiono, restituendo pezzo dopo pezzo quella parte di città a tutti noi».

Il punto centrale, ha spiegato, sarà proprio l’apertura dello spazio alla comunità. «La cosa più bella è che quel muro verrà completamente abbattuto. Ci saranno una piazza, un parco e strutture sportive: uno spazio aperto al quartiere di Masnago e all’intera città».

Infine, uno sguardo più ampio alle politiche urbanistiche di Palazzo Estense. Per Civati l’ex Aermacchi rappresenta un modello per il futuro della città e per il nuovo Piano di governo del territorio. «L’obiettivo deve essere quello di rigenerare le aree dismesse, abbandonate e inutilizzate, facendo tutto il possibile per ridonarle alla città. È quello che abbiamo cercato di fare qui, insieme alla proprietà e a tutti i soggetti coinvolti».

Le parole di Davide Galimberti

A chiudere la serata è stato il sindaco Davide Galimberti, che ha letto l’intervento dell’ex Aermacchi come il simbolo di una strategia urbana perseguita negli ultimi anni dall’amministrazione: quella della rigenerazione delle aree dismesse.

Il primo cittadino ha ricordato come il recupero del comparto sia stato favorito anche dagli incentivi urbanistici introdotti dal Comune per favorire gli investimenti nelle aree abbandonate. «Quel sistema di incentivi ha generato in città interventi di rigenerazione per circa 250 mila metri quadrati complessivi», ha sottolineato, spiegando come l’ex Aermacchi rappresenti uno degli esempi più significativi di questo percorso.

Galimberti ha poi evidenziato come il progetto vada ben oltre la realizzazione della nuova piscina olimpica. «Spesso identifichiamo l’intervento semplicemente con la piscina da 50 metri, ma qui c’è molto di più: ci sono i valori della città, l’ambiente, la sostenibilità, la qualità urbana, il benessere delle persone e la restituzione di uno spazio alla comunità».

Secondo il sindaco, il recupero dell’area rappresenta anche una sorta di anticipazione concreta dei principi che guideranno il nuovo Pgt, basato sul recupero dell’esistente e sulla riduzione del consumo di suolo. Un modello che, a suo giudizio, dovrà essere replicato anche in futuro.

Tra i passaggi più apprezzati della serata, infine, la proposta lanciata raccogliendo uno degli spunti arrivati dal quartiere: dedicare la nuova piazza centrale al tema della pace. Un’idea accolta con convinzione dal sindaco, che ha indicato proprio “Piazza della Pace” come possibile nome del nuovo cuore pubblico dell’ex Aermacchi, collegando simbolicamente la memoria di un sito industriale che ha prodotto anche velivoli militari alla volontà di costruire oggi uno spazio aperto, condiviso e rivolto alla comunità.

Galimberti ha infine definito l’intervento «un grande lavoro di squadra tra pubblico e privato» e un motivo di orgoglio per la città, sottolineando come la forte presenza dello sport all’interno del progetto richiami una delle vocazioni più profonde di Varese.

Fabio Gandini

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