Torniamo tra le splendide quinte di casa nostra per questa quarta Camminata, seguendo le coordinate della semplicità e di una stupefatta bellezza che a volte fingiamo di non conoscere o del tutto ignoriamo, colpiti dalla “pigrizia della porta accanto”.
Un peccato: a un tiro di schioppo dallo scorrere della nostra quotidianità ci sono passeggiate alla portata di tutti che rappresentano una sorta di portfolio delle nostre “prime” montagne, di quei paesaggi sospesi tra collina e Prealpi dove la città si sfuma. Chi si incammina da Bregazzana a Brinzio, per esempio, in due ore e trenta (o poco più) tra andata e ritorno può fare il pieno di boschi fitti, prati verdi aperti su panorami suggestivi, monti che incombono e proteggono l’incedere, scorci da cartolina su un paese fiabesco, fiumiciattoli, laghetti e paludi.
Tutto in un unico scrigno.
L’indicazione di Bregazzana come località di partenza è generica: chi scrive, tutte le volte in cui si cimenta in questo rilassante e terapeutico tragitto, lascia normalmente l’auto appena fuori l’ingresso della Cascina Redaelli, a bordo della strada - via Molinetto - che sale da via per Bregazzana, quella che per intenderci a sua volta collega il rione di Sant’Ambrogio proprio con Bregazzana.
Il sentiero che da qui inizia si immerge immediatamente tra castagni, tigli e faggi, raggiungendo in circa 10 minuti e dopo l’unica vera “impennata” di una gita altrimenti per lo più pianeggiante il “pratone” di Cascina Tagliata.
Se non esiste l’oscar di prato più bello della provincia, lo inventiamo al momento e assegniamo il premio senza vagliare altre candidature. Lì dove il Centro Gulliver ha fatto rinascere quello che fino all’inizio di questo secolo era un rudere, appena usciti dal bosco, si apre infatti un’oasi verde che pare dipinta da un pittore, incastonata tra gli alberi, balcone tra i più belli sul fianco del Campo dei Fiori e su un’inedita visione “laterale” del Sacro Monte. Se non fosse troppo breve lo sforzo compiuto per raggiungerlo, questo luogo varrebbe già la meta di un pomeriggio di relax, di un picnic domenicale o di una sera d’estate a rimirare le stelle.
Noi invece proseguiamo, immergendoci nuovamente sotto le fronde, camminando lungo una facile mulattiera che in una mezz’oretta scarsa - tra riposanti terrazzamenti - porta alla Rasa. Sulla cui nota beltà, intatta e sfidante il tempo, non ci soffermiamo che con una frase: perdersi tra le sue “spine”, tra i suoi giardini e i suoi silenzi è un piacere segreto. Da provare.
Il borgo montano da attraversare è un piacevole intermezzo “umano” che si conclude con il ripalesarsi della mulattiera, attraverso la quale - costeggiando nell’ultimo tratto la provinciale - si arriva alla Motta Rossa. Dalla partenza sono stati percorsi circa 3,3 km: ci si potrebbe fermare qui, ma non ne vale la pena.
Basta infatti attraversare la strada per immergersi nuovamente nella natura e “scendere” (in realtà il dislivello è davvero relativo) verso il Brinzio. O, meglio, verso il suo occhio blu, il Laghetto che anticipa il paese con i tratti paludosi che lo contraddistinguono. Qui un tempo qualcuno credette di aver avvistato una… balena, ma si tratta di un’altra storia…




