A Ville Ponti ha appena firmato un nuovo accordo (nella fattispecie con Promo Varese: LEGGI QUI) che porterà la quantità di cibo non sprecato e devoluto alle famiglie indigenti della città a superare le 10 tonnellate: un traguardo persino troppo silenzioso per l’importanza che ha.
A guidare Nicoletta San Martino è un’autentica passione per il tema: la delega che ha raccolto a Palazzo Estense nel “Galimberti bis” contempla Tutela Ambientale, Sostenibilità Sociale ed Economia Circolare, ma è evidente che siano soprattutto i sentieri pratici della legge 166 del 2016, firmata dalla sua mentore politica Maria Chiara Gadda, a ispirarla nell’azione amministrativa, oltreché la sua lunga esperienza nel terzo settore, da cui nascono una sensibilità e una preparazione fuori dal comune. Tanto da riassumere ogni scopo da lei gestito in un’espressione che fa “dell’anti-spreco” il punto di partenza di una rivoluzione di pensiero: "ecologia integrale", rinvenibile nella Laudato si’ di Papa Francesco.
«Un modo diverso di guardare la città» dice lei, che in questa intervista tratteggia alcuni argomenti affrontati lungo un mandato arrivato all’ultimo chilometro, parlando anche della Tarip, di abbandono rifiuti e del lago di Varese. E dopo il bilancio il rilancio: «Ricandidarmi? Perché no…».
Partiamo da Ri-HUB Food Varese, il “tavolo” anti-spreco da lei fortemente voluto che oggi mette insieme diverse realtà e costituisce un aiuto concreto alle famiglie in stato di indigenza di questa città. Qual è il bilancio di questa esperienza?
«Il recupero alimentare è una pratica virtuosa presente sul territorio da tempo sia grazie alla grande distribuzione e alle aziende, sia per merito della rete tra enti del terzo settore che funziona benissimo da tanti anni. Grazie al Ri-HUB abbiamo aggiunto un tassello importante, iniziando a coordinare le associazioni più piccole che recuperano le giacenze in particolare degli esercizi commerciali, ma anche dai catering: questa nuova sinergia tra diversi soggetti permette di recuperare e redistribuire una quantità importante di cibo che altrimenti sarebbe andata sprecata. Ri-HUB Food non è soltanto assistenza alle persone in difficoltà: è anche una riflessione culturale sullo spreco alimentare e sull'uso corretto delle risorse. Credo che questo progetto, di cui sono orgogliosa, abbia dimostrato che sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale possono andare di pari passo».
State pensando a ulteriori sviluppi?
«Sì. Abbiamo appena sottoscritto un accordo con la Camera di Commercio e stiamo ragionando anche su altre possibili collaborazioni. L'obiettivo è ampliare ulteriormente la rete e aumentare la capacità di recupero».
Un altro tema centrale del suo mandato è stato quello dei rifiuti. Non è di sua competenza la definizione e la modulazione delle tariffe, ma tutto il resto sì, compresa la parte tecnica: come giudica il percorso della Tarip?
«La Tarip è un cambiamento importante perché introduce un principio di responsabilità. Ognuno paga in funzione di quanto produce. È un sistema che richiede un cambiamento culturale e quindi inevitabilmente ha bisogno di tempo. A proposito della tariffa puntuale, una cosa importante che i cittadini devono sapere è che il sacco rosso va esposto soltanto quando è pieno, perché ogni conferimento viene conteggiato. Se si mette fuori un sacco mezzo vuoto, quello conta comunque come uno svuotamento. Quest'anno, come avevamo già annunciato, la tariffa verrà applicata in maniera graduale, in modo da consentire alle persone di abituarsi al nuovo sistema. Parallelamente abbiamo avviato uno studio insieme all'Università di Verona, concentrandoci in particolare sui condomini. È stato analizzato un campione di circa 200 condomini per capire come venivano gestiti i bidoni e gli svuotamenti. I ricercatori hanno rilevato diversi casi in cui erano presenti due bidoni utilizzati solo parzialmente. A quel punto abbiamo raccolto tutti i dati e inviato una comunicazione sia agli amministratori sia ai condomini, spiegando che ogni svuotamento ha un costo e proponendo, laddove possibile e condiviso dai residenti, di ridurre il numero dei contenitori utilizzati. È stato un lavoro importante, anche se comunicare con i cittadini non è mai semplice. Ricordo che dopo l'invio delle lettere qualcuno ci ha persino scritto dicendo che gli avevamo rubato il bidone… Sono anche questi episodi che fanno capire quanto sia delicato accompagnare un cambiamento culturale di questo tipo»
Quali sono gli aspetti su cui state lavorando?
«Stiamo analizzando il numero degli svuotamenti e i comportamenti delle diverse utenze. L'obiettivo è capire dove si può intervenire per favorire ulteriormente la riduzione dei rifiuti e migliorare la raccolta differenziata».
Sul fronte dell'abbandono dei rifiuti quali risultati stanno dando fototrappole e ispettori ambientali?
«Sono strumenti utili. Le fototrappole, a oggi una decina, stanno consentendo di individuare situazioni che altrimenti sarebbe difficile monitorare e gli ispettori ambientali svolgono un lavoro importante sia dal punto di vista del controllo sia da quello educativo. Naturalmente il problema non si risolve soltanto con le sanzioni. Serve soprattutto una crescita della consapevolezza collettiva».
L’abbiamo sentita usare la frase “ecologia integrale” per descrivere la sua esperienza amministrativa, perché?
«In fondo racchiude tutta la mia delega. Lo dico spesso: più che assessora alla Tutela ambientale, potrei definirmi assessora alla Sostenibilità. Oppure, ancora meglio, all'Ecologia Integrale. L'ecologia integrale è quella descritta nella Laudato Si' e ha una caratteristica fondamentale: tiene insieme tutto. Non parla soltanto di rifiuti, di verde o di ambiente in senso stretto, ma mette in relazione aspetti ambientali, sociali, economici e culturali. È un modo di guardare la realtà e di amministrare che prova a collegare temi che normalmente vengono affrontati separatamente. Forse il complimento più bello che qualcuno potrebbe farmi sarebbe proprio questo: aver reso visibile che questa impostazione ha un senso e che riesce davvero a tenere insieme tante cose diverse. Tra l'altro, qualche mese fa abbiamo aderito alla Rete dei Comuni Sostenibili, una realtà che lavora proprio in questa direzione. Ci sono amministrazioni grandi e piccole che hanno interiorizzato questi principi e li applicano concretamente. Da una parte c'è la visione della Laudato Si', dall'altra gli obiettivi dell'Agenda 2030: una rappresenta forse la dimensione ideale, l'altra la traduzione operativa e concreta di quegli stessi principi. Se guardo al lavoro svolto in questi anni, penso che sia proprio questo il filo rosso che unisce tutte le iniziative che abbiamo cercato di portare avanti».
Quanto conta il rapporto con i cittadini?
«Conta moltissimo. Ho sempre cercato di mantenere un dialogo aperto con le persone, con le associazioni e con i consigli di quartiere. Non sempre è possibile dare tutte le risposte che i cittadini si aspettano, ma ascoltare è fondamentale. Molte delle idee e delle sollecitazioni più interessanti arrivano proprio dal confronto diretto con il territorio».
Un tema molto sentito resta quello del lago di Varese. Come vede la situazione?
«I miglioramenti degli ultimi anni sono evidenti e il lavoro fatto sul lago è importante. Naturalmente il percorso non è concluso e richiede continuità. Quando si parla di balneabilità bisogna però ricordare anche un aspetto sociale. Non tutti possono permettersi vacanze o strutture private. Avere un lago fruibile significa offrire un'opportunità a tante persone che vivono in città».
Guardando indietro, che bilancio fa del suo mandato?
«Positivo. Naturalmente ci sono cose che si sarebbero volute fare più velocemente o meglio, ma credo che siano stati costruiti percorsi importanti. Penso al Ri-Hub, al lavoro sul lago, alla gestione dei rifiuti e alla diffusione di una sensibilità diversa sui temi ambientali. Più che ai singoli interventi, tengo soprattutto all'idea di aver contribuito a diffondere una cultura della sostenibilità.»
E il futuro? Sta pensando a una nuova candidatura?
«Sì. Credo di ricandidarmi. In questi anni ho voluto mettermi alla prova con una sfida precisa: capire se fosse possibile fare politica e amministrazione in un certo modo. E devo dire che l'esperienza mi ha confermato che è una strada che può funzionare. Per questo mi piacerebbe continuare. Naturalmente l'obiettivo resta quello di contribuire a migliorare la città, ma non soltanto attraverso i singoli progetti. Mi interessa anche il modo in cui si fa politica, il modo in cui si costruiscono relazioni e si comunica con le persone. Una delle soddisfazioni più grandi che porto a casa da questa esperienza è il rapporto costruito anche con i consiglieri di opposizione. Le commissioni si sono sempre svolte in un clima positivo e credo ci sia stata, al di là delle differenze politiche, una stima reciproca. Per me questo è un valore importante e dimostra che si può amministrare una città confrontandosi anche con chi la pensa diversamente. Se c'è una ragione che oggi mi spinge a pensare a una ricandidatura, è proprio questa: la sensazione che questo modo di fare politica possa essere utile e meriti di essere portato avanti».




