Courchevel, Tour de France, 16 luglio 2000: il Pirata, un omino con le ruote contro tutto il mondo che non ha la faccia da campione, si arrampicava sull'ultima vittoria, e lassù - nei sogni e nel mito - continua a scattare da 22 anni, da quel maledetto 14 febbraio 2004, perché il distacco ha lasciato in tutti i senzapantani - scritto attaccato, alla Gianni Mura, perché è un nome e un cognome comune popolare - un pezzetto di lui da difendere, portare con sé e far vivere ogni giorno, in bicicletta, sulle salite e nella quotidianità.
Uno dei più grandi senzapantani di sempre, Martino Caliaro alias il re del Cuvignone, cioè la salita del Varesotto che si nutre di lago, poesia e della sua fatica dalla casa di Laveno Mombello alla vetta ripetuta oltre mille volte, ha deciso di correre sempre con Marco, come fa da 22 anni, anche in testa, oltreché nel cuore, grazie a un casco areografato a mano con l'effigie del Pirata.
«L'idea nasce dall'ultimo 14 febbraio, che io e la mia Bea passiamo da vent'anni a Cesenatico in onore del Pirata - racconta Martino - e dall'incontro con uno dei migliori amici di Marco, Michel Delvecchio, sul porto canale. La sua compagna, Claudia Pasqualini, dipinge i caschi da bici e moto ed è stato naturale chiederle di averne uno del Pirata. Detto, fatto: le ho fatto arrivare il casco di Pogacar e lei, nel giro di poche settimane, ci ha riprodotto sopra il tatuaggio che ho sul polpaccio sinistro, cioè l'ultima vittoria del Panta a Courchevel».
Il casco è leggerissimo ed è lo stesso che sta usando l'imbattibile Pogacar in questi anni. «L'ho inaugurato giovedì scorso, ovviamente sul Cuvignone - aggiunge Martino - e l'ho postato sul gruppo Facebook "Marco Pantani, il Pirata che scalava le montagne": più di 500 pantaniani hanno lasciato un messaggio o un cuore per lui. L'ho mandato anche a mamma Tonina, un'amica al cui fianco abbiamo dato battaglia in tanti. Lo userò in tutte le gare a cui parteciperò, compresa la maratona delle Dolomiti del prossimo 5 luglio. Oltre ad avere la Bianchi specialissima numero 115 gialla e celeste, i colori di Marco, adesso ho anche il "suo" casco. Qualunque cosa faccio in suo onore, è un orgoglio ed è un modo per continuare a sentirlo vicino».









