Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
Il 12 maggio 1995 moriva a Cardano al Campo, in provincia di Varese, Mia Martini, una delle interpreti più intense e riconoscibili della musica italiana. Nata a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947 con il nome di Domenica Rita Adriana Bertè, lasciò un segno profondo nella canzone d’autore e nella memoria collettiva del Paese.
La sua carriera iniziò con il nome di Mimì Bertè, ma fu all’inizio degli anni Settanta, diventata Mia Martini, che la sua voce cominciò a imporsi con forza. Nel 1971 interpretò “Padre davvero”, brano discusso e censurato dalla Rai perché ritenuto scandaloso, ma capace di far emergere subito la sua personalità artistica: libera, ruvida, emotiva, mai accomodante.
Da quel momento arrivarono canzoni destinate a diventare parte della storia musicale italiana: “Piccolo uomo”, “Minuetto”, “Notturno”, “Almeno tu nell’universo”, “La nevicata del ’56”, “Gli uomini non cambiano”. Brani diversi, ma uniti dalla stessa impronta: una voce capace di trasformare il dolore, la solitudine e la fragilità in qualcosa di universale.
Il legame con Sanremo fu decisivo. Nel 1982 Mia Martini portò al Festival “E non finisce mica il cielo”, scritta da Ivano Fossati, e proprio per quella interpretazione nacque il Premio della Critica. Dopo la sua morte, quel riconoscimento venne intitolato a lei, diventando il Premio della Critica “Mia Martini”.
La sua scomparsa a Cardano al Campo consegnò anche al territorio varesino una pagina dolorosa della storia della musica italiana. Mia Martini morì lontana dai clamori, ma non dalla memoria del pubblico. Anzi, il tempo ha reso ancora più evidente la grandezza della sua arte: quella di una cantante capace di non limitarsi a eseguire una canzone, ma di abitarla interamente.
Oggi il suo nome resta legato a una voce irripetibile, fragile e potente insieme, e a una vicenda umana segnata da incomprensioni, solitudine e pregiudizi. Ma soprattutto resta legato alla forza delle sue interpretazioni, che continuano a parlare anche a chi non l’ha conosciuta dal vivo.




