Territorio - 11 maggio 2026, 17:07

L'omaggio di Mario Chiodetti ai pescatori e a "Il lago perduto"

Sarà inaugurata giovedì alle Ghiacciaie di Cazzago Brabbia la mostra del giornalista e fotografo varesino che immortala e racconta gli ultimi pescatori del lago. Gli scatti in bianco nero, dedicati alla memoria di Daniele Bossi, rappresentano una testimonianza preziosa di un mestiere d'altri tempi: «Un tributo doveroso a un mondo purtroppo scomparso, più semplice e schietto dell’attuale»

È un tributo di affetto e passione quello che Mario Chiodetti, giornalista e fotografo varesino, fornirà ai pescatori del lago di Varese e alla loro storia, con la mostra “Il lago perduto”, fotografie in bianco e nero scattate venti anni fa e parte dell’omonimo libro pubblicato nel 2005 dalla scomparsa casa editrice Arterigere

L’esposizione sarà inaugurata giovedì 14 maggio alle ore 17,30 alle Ghiacciaie di Cazzago Brabbia, grazie al sostegno del comune cazzaghese e al patrocinio di quello di Azzate, e sarà visitabile con i seguenti orari: sabato 16 e 23, 10 -12 e 15 – 17; domenica 17, 11 – 16,30 e domenica 24 10 -1 2 e 15 – 17.

La mostra, dedicata alla memoria di Daniele Bossi, il più giovane dei pescatori scomparso nel 2019 a 53 anni, presenta scatti in bianco e nero ancora in pellicola a testimonianza di una ricerca durata più di un anno, con riprese compiute nelle diverse stagioni. Chiodetti fotografò anche la preparazione delle “legnaie”, una pratica in uso da sempre per favorire la nidificazione del persico reale, con i pescatori all’opera in una gelida mattina di febbraio.

«Oggi ne sono rimasti tre, Luigi “Negus” Giorgetti, Ernesto Giorgetti e Gian Franco Zanetti, due a Cazzago Brabbia e uno a Bardello, se ne sono andati Gianni Nicolini, Mosè Bossi, Daniele e Carlin Bossi, Antonio Molinari, Natale Giorgetti, ma la loro memoria rimane viva in questi scatti che parlano di un recente passato, ultima propaggine di un tempo più remoto, quando la pesca dava prosperità e il lago era amato e rispettato», spiega il professionista varesino.

«Per questo ho deciso di riproporre le fotografie, un omaggio doveroso a un mondo purtroppo scomparso, più semplice e schietto dell’attuale, e a una realtà corale come quella della pesca, fatta di gesti lenti e sapienti, di lunghe attese, di buio e freddo, ma anche di albe radiose e meravigliose primavere».

Redazione

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