Grazie Becca. A noi interisti ci hai fatto godere, ci hai fatto piangere di gioia, qualche volta ci hai fatto anche imprecare, ma, a te, abbiamo sempre perdonato tutto, anche i rigori sbagliati. Chi osava criticarti veniva subito zittito. Eri il Becca punto e basta. Solo tu avevi nella testa e in quei piedi morbidi e vellutati come il pandoro, la capacità di cambiare l'ordine naturale delle cose, di capovolgere la logica per regalarci momenti indimenticabili.
Debuttasti a Sa Siro una sera d'agosto del 1978 contro il Lanerossi Vicenza assieme al tuo “gemello” Spillo Altobelli. Anche se era un'amichevole agostana regalasti momenti di raffinatezza calcistica che non si vedevano da qualche anno su quel prato. Entrasti subito nei cuori di noi bauscia e non sei più uscito soprattutto in chi, come chi scrive, quella Inter in cui tu giocasti, accompagnò la sua giovinezza. Era quella dei nati negli anni Cinquanta; era l'Inter di chi aveva vestito la maglia nerazzurra da ragazzo nelle giovanili e ancora la portava da uomo in prima squadra. L'Inter che aveva conquistato il dodicesimo scudetto.
Sarà sempre nella memoria ed è ancora ben nitida negli occhi quella doppietta nel derby di una piovosa domenica dell'ottobre del '79. Calcio d'angolo battuto da Giancarlo Pasinato e tu sornione che attendi il pallone; tutti si aspettano che calci al volo di sinistro, ma il genio ti suggerisce di far appoggiare la palla sul piede destro, lo ruoti come girare la chiave nella toppa e spingi dolcemente quel pallone nella porta del Diavolo, proprio sotto la Curva Nord. Esultiamo come fossimo in Paradiso. Non è un semplice gol, è la pennellata di un grande artista, di chi il buon Dio ha dotato di un qualcosa che va oltre il razionale.
(A proposito Becca, il buon Dio ha voluto che tu sorridesti per la conquista del ventunesimo scudetto prima di volerti lassù). In quel derby segnasti la rete del due a zero su passaggio di Carletto Muraro.
Ce ne sarebbero ancora da ricordare di momenti, ma ora è il tempo del silenzio e della preghiera per chi crede. Parleremo ancora di te, stanne certo, e sempre finiremo i nostri discorsi con “eh... il Becca era il Becca”.
Ciao Evaristo.




