Varese per Rodari - 03 maggio 2026, 00:01

Rodari inventore e innovatore

Rodari inventore e innovatore

Gianni Rodari è stato un esemplare innovatore nel campo della letteratura dell’infanzia anche se in Italia la scoperta della sua produzione arrivò in ritardo, con una significativa accelerazione dopo la sua scomparsa. Credo che la sua appartenenza politica, solida e coerente nel tempo, esercitata anche da giornalista impegnato in testate di sinistra, lo abbia marginalizzato nei primi decenni della sua attività di scrittore per l’infanzia. Essendo legato al Partito Comunista era molto conosciuto in Russia e Cina ma non solo: i suoi testi furono presto tradotti in più di 20 lingue.

In Italia le sue poesie iniziarono a circolare nei testi scolastici di alcune case editrici all’avanguardia per le nuove didattiche dopo il 1968 cosicché cominciò ad essere apprezzato dai maestri e amato dai bambini.

La mano di Rodari sapeva essere lieve ma mai banale, nonostante la semplicità e la linearità delle strutture:

Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l’avara formica
io sto dalla parte della cicala
che il suo bel canto non vende, regala”.

Rime facili, parole comuni ma portatrici di concetti morali di base come la leggerezza, la generosità, la gratuità di alcuni gesti.

Rodari fa emergere valori antichi che vengono rivisitati e coniugati con i nuovi - non dimentichiamo che i primi decenni della sua attività di scrittore coincidono con gli anni del dopoguerra, dediti alla costruzione di un’Italia ancora giovane, da poco rinata alla democrazia.

Rodari scrive di lavoro, di uguaglianza e di giustizia, di fratellanza, di comprensione umana, di condivisione, di pacifismo: valori che vengono declinati in brevi favole moderne, divertenti e giocose che piaceranno alla generazione che legge fumetti e vede la TV, in movimento verso la modernità negli anni del boom economico. 

Per loro lo scrittore compone messaggi di libertà e di autonomia. Perché a lui piacciono i bambini vivaci, un po’ monelli, curiosi, anticonformisti e capaci di spirito di collaborazione, di iniziativa, di voglia di sperimentare.

Rodari, che era stato per un breve tempo maestro, si scopre educatore naturale. Perciò accetta di buon grado di restare un autore “minore” come in passato venivano considerati gli autori per l’infanzia.

La sua pedagogia, ben prima di essere elaborata e strutturata in una teoria, sta alla base della sua “mission”: educare e istruire giocando, spronare alla lettura, nutrire la capacità creativa e l’immaginazione.

Ci sono storie e filastrocche di Rodari che resistono al tempo, restando moderne e fruibili anche dopo decenni.

Se si parla di guerra, evento purtroppo frequente oggigiorno, non si può fare a meno di pensare al rodariano Generale Bombone Pestafracassone - nome più felice non esiste, che avendo persa la guerra in modo indecoroso fugge verso un indefinito Nord, a lungo inseguito dal suono delle campane che aveva fatto fondere per costruire cannoni.

Indimenticabili restano per me, tra le gustose “Favole al telefono”, i bambini di Busto Arsizio che danneggiavano senza sosta la loro città facendo disperare gli adulti: a nulla valevano i tentativi di distrarli e calmarli, fino a che il creativo sindaco non mise in atto la pensata di affidare loro un intero palazzo da rompere. Alla fine del “lavoro” i pargoli, stanchi di rompere, dismisero per sempre la pericolosa attività.

Allo stesso modo tanti anni dopo, si è trovato un simile espediente per trattare gli adulti aggressivi, rabbiosi o frustrati, bisognosi di rompere cose per sfogarsi. Con tanto di autorizzazione e pagando profumatamente, ci si può iscrivere a corsi specifici dove si può esercitare a suddetta attività liberatoria senza arrecare danni agli altri.

Rodari sorriderebbe ironico se sapesse che sono state create le rage room”, stanze della rabbia, luoghi fisici allestiti per sfogare stress, frustrazione o rabbia distruggendo oggetti come piatti, bicchieri, stoviglie, mobili, elettrodomestici in totale sicurezza.

Ecco che possiamo affermare con Rodari: “Ebbene, se non esiste, esisterà, che differenza fa?”

Margherita Giromini

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