«Ils l'ont fait!», «Ce l'hanno fatta» è il titolo della prima pagina della Liberté di Friburgo, sopra una sola foto cubitale del capitano Julien Sprunger che alza al cielo la Coppa riservata ai campioni svizzeri per la prima volta nella vita del club. Il sogno cullato da un popolo e un cantone dove bambini, giovani, famiglie, nonni e angeli vivono di hockey si è realizzato ieri nel modo più struggente e inimmaginabile.
Romanzi di sport. Dopo 4 finali perse, disseminate però con crudeltà tra generazioni diverse (negli anni Novanta, ai tempi delle prime tre sconfitte con in pista i mitologici Bykov e Khomutov, quei bambini alti come un batuffolo che piangevano di gioia ieri dopo il gol del delirio collettivo al 65'56" di gara 7 a Davos, erano lontanissimi dall'indossare il bianco e il nero del Cantone, l'azzurro e il bianco della città e il rosso del drago, e forse non c'erano neppure nel 2013, anno dell'ultimo ko sul traguardo), il Gottéron è andato a chiudere decenni di agonica attesa prendendosi il primo titolo tra colpi di scena e incastri sconvolgenti, da scolpire nel muro degli eroi dell'hockey svizzero.
Ce l'hanno fatta nell'attimo fuggente e irripetibile del ritiro e dell'ultima partita di Julien Sprunger, capitano leggendario che a 40 anni ha appeso i pattini al chiodo dopo 24 stagioni con la stessa maglia della sua squadra, della sua terra e delle sua gente, lui che era presente anche nel momento dell'ultima finale persa del 2013.
Ce l'hanno fatta dopo che lo stesso capitano era stato convinto a giocare per un'ultima stagione dal neo allenatore svedese Roger Rönnberg, che in patria è una sorta di Odino, pluri vincente sovrano e dio della saggezza, della guerra e della magia.
Ce l'hanno fatta quando si trovavano sotto 2-3 nella serie (così come era sotto 2-3 nei quarti contro il Rapperswil, oppure era avanti 3-0 in gara 5 di finale prima di andare a perdere 5-4 al supplementare, a un passo dall'abisso, e quasi sempre senza un power play degno dei campioni), e la maledizione stava per allungarsi per una quinta volta sui Dragoni.
Ce l'hanno fatta al quarto overtime su sette gare sulla pista del Davos, il padre nobile della disciplina con 31 titoli vinti e dominatore della stagione regolare con 17 punti di vantaggio sui rivali finali, e ce l'hanno fatta contro i colossi sostenuti da milionari come Zurigo, Losanna, Lugano, Zugo e Ginevra-Servette.
Ce l'hanno fatta, come scritto a Zurigo, con tenacia, perseveranza, uomini giusti al posto giusto, organizzazione maniacale e lucida, assassina disperazione.
Ma ce l'hanno fatta anche perché era tutto scritto nell'anima di un popolo capace di 101 sold out consecutivi e di riempire con 10 mila persone la sua arena, mentre altre 15 mila erano appostate fuori dal palaghiaccio in preghiera e religiosa attesa, tutti collegati con gli dei dell'hockey e con Davos. Ce l'hanno fatta smentendo il destino.
Ce l'hanno fatta perché i trionfi più grandi nascono dall'oblio e dalle ferite di una vita e perché dopo quest'ultima pagina, come scritto dalla Liberté, «a Friburgo possiamo morire tranquilli».
Hockey - 01 maggio 2026, 17:22
«Ce l'hanno fatta, ora possiamo morire tranquilli»: il Friburgo scrive una delle pagine più belle dell'hockey
È un trionfo che smentisce il destino quello all'overtime in gara 7 a Davos che consegna il primo titolo svizzero della storia ai Dragoni e spezza la maledizione delle 4 finali perse: è stata l'ultima partita del leggendario capitano Julien Sprunger, 40 anni e 24 stagioni con la "sua" maglia, ed è arrivata dopo essere stati sotto 2-3 nella serie (così come nei quarti). È l'impresa di un popolo che vive per questo sport e non ha alle spalle i milionari di altre piazze: 101 sold out consecutivi e 25 mila persone davanti agli schermi per la sfida della vita. Quella in cui era tutto scritto

Il primo titolo del Friborgo merita un romanzo (foto tratta dalla pagina Facebook ufficiale Fribourg-Gottéron)
Vuoi rimanere informato sui Mastini Varese e dire la tua?
Iscriviti al nostro servizio gratuito! Ecco come fare:
- aggiungere alla lista di contatti WhatsApp il numero 0039 340 4918095
- inviare un messaggio con il testo MASTINI VARESE
- la doppia spunta conferma la ricezione della richiesta.
I messaggi saranno inviati in modalità broadcast, quindi nessun iscritto potrà vedere i contatti altrui, il vostro anonimato è garantito rispetto a chiunque altro.
VareseNoi.it li utilizzerà solo per le finalità di questo servizio e non li condividerà con nessun altro.
Per disattivare il servizio, basta inviare in qualunque momento un messaggio WhatsApp con testo STOP MASTINI VARESE sempre al numero 0039 340 4918095.




