A volte le porte del paradiso si spalancano a due passi da casa, e la maestà della natura si presenta in tutto il suo splendore, con infinite gamme di verde a contrastare con l’azzurro limpido del cielo. Non a caso, agli inizi del ‘900, due visionari come gli scrittori Carlo Linati e Umberto Notari si inventarono il giornale più grande del mondo e lo battezzarono “Verde e azzurro”, come i colori dominanti di Lombardia.
Se c'è la voglia di camminare o avete una buona bicicletta e non temete qualche salita, ecco uno splendido itinerario che attraversa boschi e prati, lussureggianti in aprile prima che la calura sconfigga la loro verde intraprendenza. Si parte dal circolo di Casbeno in via Milazzo, cercando subito il cartello marrone che indica “ciclabile del lago” e poi via, in discesa, verso l’impagabile Mirasole, il “Mirasù” dei nonni, simbolo dell’agricoltura “casbenatta” con le sue primizie poi vendute al mercato di piazza della Repubblica. Prati a destra e a sinistra, in cui raccogliere aglio orsino e tarassaco per le insalate, borragine per il ripieno dei ravioli, e boschetti prima di scendere verso la meta finale di Capolago.
A metà strada il punto panoramico, con una infinita successione di alberi e campagna e, più lontano, con un “occhio” di lago sullo sfondo. Se non si è pratici della zona, la sorpresa, una volta arrivati in pianura, è grande. Campi di colza fioriti a perdita d’occhio, e siamo a pochi minuti dalla città, il campetto di volo per gli aeromodelli, poi la pista si fa sterrata e dopo qualche decina di metri si sbuca a Capolago, a metà della via del Porticciolo, e si può scegliere: o ritornare verso Varese salendo la Cartabbia, oppure, se si ha fiato e voglia, proseguire sulla Sp1 verso Schiranna e poi alla rotonda girare a destra, e prendere per Mustonate.
Quello che un tempo era terra di contadini e cascine, si è trasformato in un borgo “neorurale”, con scuderie e residenze di pregio, ma il colpo d’occhio rimane notevole, con i cavallerizzi sullo sfondo e il lago che si scorge da vari punti. Il tempo per un ristoro al chiosco, un’occhiata alla chiesetta di Sant’Antonio e Santa Caterina, del XVIII secolo e, se si vuole strafare, una prenotazione al lussuoso ristorante “Tana d’orso”, e poi la discesa verso Calcinate del Pesce, dove ci si raccorda di nuovo con la Sp1 per ritornare a Varese.
Se il fiato rimane, arrivati a Schiranna chiudete il cerchio e salite da Lissago verso Masnago, percorrendo la Valle Luna, dove molti anni fa il pittore Giuseppe Zucchetti veniva a ispirarsi en plein air, e magari facendo scorta di yogurt e formaggi di capra nell’omonima azienda agricola a tre quarti di salita. Arrivati in cima, si può fare una piccola deviazione, imboccando la stradina a sinistra del campo sportivo, per vedere la piccola chiesa di Sant’Ambrogio, che apre solo il 7 dicembre per la ricorrenza del santo.
Dalla via Giulio Giordani si arriva a Masnago e da via Piemonte ci si immette su via Silvestro Sanvito per tornare nel centro città, magari per finire con un bel gelato.













