Una mattina speciale per i ragazzi a Castelseprio: a scuola sono andati in palestra muovendosi in carrozzina come una loro compagna di classe, Camilla. Un progetto di autentica inclusione, che Irene Canziani ci racconta cortesemente così.
Com’è spostarsi in carrozzina? E, soprattutto, ci si può anche giocare? Quella di venerdì 24 aprile è stata una mattinata speciale per la classe seconda della Scuola Primaria "G. Marconi". Gli alunni non sono rimasti seduti tra i banchi a sfogliare libri e fare esercizi di matematica, ma sono scesi in palestra per provare cosa significhi muoversi e divertirsi su "quattro ruote", proprio come la loro compagna di classe Camilla.
L'iniziativa, intitolata "La mia classe a 4 ruote", nasce per ribaltare una prospettiva: far capire che la carrozzina non è un limite, ma uno strumento di autonomia che permette di esplorare il mondo e, perché no, di fare sport.
Il progetto è stato fortemente voluto dai genitori di Camilla per aiutare i bambini a conoscere la SMA (atrofia muscolare spinale) in modo adatto alla loro età e parlare di diversità e inclusione superando curiosità e stereotipi. Al loro fianco l’equipe del SAPRE (Settore di Abilitazione PREcoce dei Genitori – della Struttura Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Fondazione IRCCS Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano), ideato dalla dott.ssa Chiara Mastella, che ha portato in palestra l'esperienza di un servizio pubblico d'eccellenza e un buon numero di carrozzine per permettere a tutti di mettersi in gioco.
Se il gioco abbatte le barriere
La mattinata è iniziata in aula, dove i bambini hanno potuto vedere l'evoluzione della "flotta" di Camilla: dalla sua prima piccola carrozzina usata a soli 18 mesi (la sua “pantherina”) fino a quella attuale elettrificata e a quella speciale elettronica dotata di paratia per giocare a powerchair football. Grazie alla guida degli esperti del SAPRE, i piccoli hanno potuto fare domande, sciogliere dubbi e superare quegli stereotipi che spesso nascono dal "non detto".
Poi, la teoria ha lasciato il posto alla pratica. In palestra, i compagni di classe, le insegnanti e persino il personale scolastico si sono messi in gioco: tutti seduti su una carrozzina per conquistare lo spazio, e imparare ad aiutarsi a vicenda attraverso percorsi e giochi di squadra.
"Vedere i bambini ridere e giocare insieme a 4 ruote è stata l'emozione più grande," racconta Alessia, la mamma di Camilla. “L’idea nasce da un percorso lungo, costruito nel tempo con la scuola e con il SAPRE, e dal desiderio di offrire ai bambini uno spazio autentico di conoscenza e relazione. Sapevamo che, crescendo, sarebbero arrivate domande nuove, più complesse rispetto alla condizione della loro compagna. I bambini si interrogano, osservano, elaborano. In questi mesi abbiamo visto emergere pensieri, lettere a Camilla, riflessioni spontanee: abbiamo voluto creare uno spazio sicuro in cui poterle accogliere senza filtri e senza imbarazzi”.
“Questo progetto – prosegue - è il nostro regalo alla nostra piccola comunità, a una classe e a una scuola eccezionale. I compagni, gli insegnanti e tutto il personale scolastico vogliono un bene infinito a Camilla e si sono messi in gioco per primi, crescendo insieme a noi”.
Una lezione di empatia oltre i banchi
Il successo dell'iniziativa è stato possibile proprio grazie alla straordinaria sinergia tra famiglia, esperti e insegnanti.
“Come team docenti di classe seconda - racconta la maestra - abbiamo accolto da subito con grande entusiasmo la proposta di questo progetto che si inserisce perfettamente nella programmazione di educazione civica. È stata una preziosa occasione per tutti, docenti, personale ata e alunni coinvolti come esperienza diretta di conoscenza e condivisione per sviluppare così la capacità di entrare in relazione empatica con gli altri”.
La mattinata si è conclusa con un momento di confronto guidato da psicologi e terapisti del SAPRE, lasciando alla 2 non solo il ricordo di un gioco divertente, ma la consapevolezza che, per "unire le mani" e restare amici per sempre, non serve camminare, ma saper guardare oltre le quattro ruote.
Irene Canziani






