C’è qualcosa di profondamente simbolico nel salire 242 gradini uno dopo l’altro, lasciandosi alle spalle il brusio della quotidianità per avvicinarsi, passo dopo passo, a una dimensione più alta. È quello che è accaduto sabato 18 aprile a Castellanza, dove decine e decine di visitatori, divisi in turni quasi tutti esauriti, hanno accettato la sfida della salita al campanile della chiesa di San Giulio. Un percorso fisico ma anche culturale, che ha trasformato una semplice visita guidata in un’esperienza immersiva tra storia, architettura e paesaggio.
Un successo di partecipazione per il FAI Seprio
L’iniziativa, organizzata dal Fondo Ambiente Italiano con la delegazione del Seprio, ha registrato un’adesione straordinaria. Sette turni al mattino e sette al pomeriggio, praticamente tutti al completo, hanno scandito una giornata intensa e partecipata. Un segnale chiaro di quanto il patrimonio locale sappia ancora attrarre e coinvolgere, soprattutto quando viene raccontato con passione e competenza.
A guidare i gruppi, insieme al parroco don Gianni Giudici, volontari del FAI che hanno saputo intrecciare dati storici e curiosità, rendendo vivo ogni dettaglio della chiesa e del suo imponente campanile.
Per comprendere la nascita del campanile, bisogna tornare alla seconda metà dell’Ottocento, quando il territorio di Castellanza iniziava a trasformarsi profondamente. L’arrivo dei primi opifici e lo sviluppo industriale portarono a un aumento significativo della popolazione operaia e alla nascita di una nuova borghesia industriale.
In questo contesto, anche la dimensione ecclesiastica si adattò ai cambiamenti. L’area oggi occupata dalla Liucera un tempo sede del cotonificio Candiani, simbolo di quel fermento produttivo che contribuì a ridefinire il tessuto sociale.
L’architettura non rimase indifferente: lo stile eclettico, con influenze liberty, si affermò anche negli edifici religiosi.
La trasformazione della chiesa di San Giulio
Nel 1894, il parroco Testori comprese la necessità di una chiesa più ampia, capace di accogliere una comunità in crescita. Affidò così all’architetto Maggi un progetto ambizioso: la demolizione dell’abside esistente e la costruzione di un nuovo transetto e presbiterio.
I lavori presero ufficialmente il via nel 1936 con la posa della prima pietra da parte del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster. La torre campanaria venne completata nel 1948, anno in cui furono installate otto campane che, nel Natale dello stesso anno, suonarono per la prima volta in un concerto in tonalità di sol diesis.
Un gigante di mattoni e cemento
Il campanile si presenta con una struttura imponente e armoniosa. La base quadrata poggia su uno zoccolo in pietra, mentre l’elevazione è realizzata in cemento armato con rivestimento in mattoni. La cella campanaria alleggerisce visivamente la massa grazie a elementi architettonici come archi e aperture, conferendo slancio alla struttura.
Con i suoi 93 metri di altezza, il campanile di San Giulio è oggi il più alto della Lombardia, terzo in Italia. Un primato che ne fa non solo un punto di riferimento religioso, ma anche un simbolo identitario per tutta la comunità.
Il restauro e la rinascita della cuspide
Negli ultimi anni, il campanile è stato oggetto di importanti interventi di ristrutturazione. Un episodio in particolare ha reso urgente il restauro: nella vigilia di Natale del 2018, un forte vento fece oscillare pericolosamente la croce sulla cuspide.
Si decise quindi di intervenire in modo radicale. La cuspide venne demolita, mettendo a nudo la struttura metallica interna. Successivamente fu realizzato un nuovo getto in calcestruzzo e ricostruita completamente la parte sommitale.
Anche le otto campane, per un peso di circa 120 quintali, furono smontate e restaurate. La gabbia metallica venne ripristinata e aggiornata con materiali più leggeri, per garantire una migliore durata nel tempo. Contestualmente, fu rifatto anche il sistema parafulmine.
La vista dalla cima: un premio alla fatica
Dopo aver affrontato i 242 gradini, la ricompensa è straordinaria. Dalla cima del campanile si apre un panorama che abbraccia alcuni dei simboli più suggestivi del territorio lombardo. Nelle giornate limpide si può scorgere il profilo del Duomo di Milano, mentre all’orizzonte si stagliano le cime del Monte Rosa, della Grigna e della Grignetta.
Uno spettacolo che ripaga ogni sforzo e che restituisce il senso profondo di questa esperienza: salire non solo per vedere più lontano, ma per comprendere meglio ciò che si ha intorno.
Un patrimonio vivo grazie alla comunità
La giornata organizzata dal Fai non è stata solo una visita guidata, ma un momento di riscoperta collettiva. Grazie all’impegno dei volontari e alla collaborazione della parrocchia, il campanile di San Giulio è tornato a raccontare la sua storia, fatta di fede, lavoro, trasformazioni e resilienza.
E quei 242 gradini, percorsi da centinaia di persone in un solo giorno, restano il simbolo più concreto di un legame che continua a salire, unendo passato e presente.













