Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Francesca Pelizzoni, psicologa e psicoterapeuta varesina, sulla riforma previdenziale della cassa pensionistica di categoria:
Scrivo questa lettera perché vorrei diffondere la notizia che la Cassa Pensionistica degli Psicologi (Enpap) corre verso un aumento della contribuzione obbligatoria nel segreto delle stanze dell’Ente.
L’Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Psicologi ha eletto la sua nuova rappresentanza nel marzo 2025 e rappresenta una categoria professionale numerosa, in gran parte attenta ai bisogni delle persone, che ha poco spazio di lavoro contrattualizzato e poche certezze. Una categoria per la maggior parte femminile, con un reddito medio che non rappresenta la realtà della maggioranza della categoria, nella quale ci sono pochi con redditi molto alti e molti che faticano già ora ad arrivare a fine mese.
Persone con una formazione universitaria quinquennale, quasi sempre seguita da una formazione in psicoterapia di altri 4 anni (dai 3000 ai 6000 euro per anno) e tirocini obbligatoriamente gratuiti al quale seguono incarichi sottopagati e spesso tirocini volontari. A questo si aggiungono costi di studio, di formazione continua, instabilità lavorativa, ecc.
In questo contesto professionale, accompagnato da un contesto economico globale incerto e instabile, la nuova rappresentanza dell’Ente decide di organizzarsi per partire verso una riforma che porterebbe ad aumentare quasi del 70% i contributi obbligatori, nel giro di pochissimi anni. All’inizio della sua nuova presidenza Federico Conte, insediatosi nel maggio 2025 dichiarava: “Implementare ulteriormente il rendimento dei nostri investimenti e incentivare il risparmio previdenziale sono gli unici modi per vincere la sfida principale di ogni istituto di previdenza: garantire pensioni appropriate e dignitose” https://www.enpap.it/DOC/PRESSAREAENPAP/03-CS-ENPAP_ELEZIONI_PRESIDENZA.PDF
Quindi non mi si aspettavo certo si avviasse un percorso verso l’aumento obbligatorio del “risparmio previdenziale”, ma nel chiuso delle stanze dell’Ente i consiglieri neoeletti, che non avevano nel loro programma questo progetto, hanno lavorato alacremente su questo tema.
Il segreto, però, è stato svelato da un “infedele”: Mauro Grimoldi, consigliere Enpap, che per primo ha reso pubblica l’informazione che il 23 aprile si sarebbe arrivati a una delibera che porterà aventi questa riforma, senza il coinvolgimento della categoria professionale. Delibera che una volta emessa spianerà la strada all’obbligatorietà prevista già dal 2027. Altri lo hanno poi seguito.
Mi sono, quindi, interessata alla questione e al dibattito che si stava (e ancor oggi si sta) svolgendo, quasi soltanto su facebook. Il discorso è iniziato con consiglieri che accusavano Grimoldi di fake-news e sottolineavano che il tema non esiste, ma era solo una proposta non ancora definita. Nel giro di pochi giorni, vista la sollevazione social, sono nati webinar in cui si è stata raccontata una proposta molto ben definita e giustificata con frasi come “Ce lo chiede il Ministero”, “Gli psicologi avrebbe bisogno di educazione finanziaria”.
La discussione sta proseguendo attraverso contrapposizioni tra psicologi arrabbiati e vertici che si arroccano sulle loro posizioni e “spiegano” cosa è giusto e cosa è sbagliato. È il corto circuito di una categoria che “dovrebbe” lavorare con le persone ascoltandole e rispettandole, ma che sta imponendo a sé stessa un modello paternalista in cui alcuni colleghi spiegano ad altri.
La beffa finale è stata un questionario web, posizionato sulla pagina di accesso ai propri dati previdenziali, a cui si accede dopo essersi autenticati con Spid, che per alcuni giorni doveva essere obbligatoriamente compilato, senza permettere di accedere ai propri dati, avere il tuo Durc, senza rispondere o indicare la volontà di non rispondere mentre sei autenticato. Il questionario chiede quale pensione vorresti avere: cosa potrei mai rispondere?
Da qui la mia lettera, che vuole raccontare la mia contrarietà e informare, anche i giovani psicologi che non usano facebook e a volte nemmeno sanno che il loro ente di previdenza è un elettivo. Si gioca con le vite delle persone oggi, non tra vent’anni. Quindi spero che più colleghi possibili abbiano voglia di esprimersi prima del 23 aprile, prima che si deliberi questa riforma: così da poter mettere in moto una riflessione collettiva, così da evitare che le ricadute siano poi sulle parcelle delle persone, così da evitare l’abbandono di presidi sociali che già oggi sono sotto la soglia di un equo compenso.
Francesca Pelizzoni
Psicologo – psicoterapeuta




