Diventeranno due le mozioni in Consiglio regionale relative alla “tassa sulla salute” a carico dei frontalieri. A quella del Partito Democratico – particolarmente cara a Samuele Astuti – se ne aggiungerà un’altra proposta da Fratelli d’Italia, con Luigi Zocchi come primo firmatario.
La discussione al Pirellone, però, è rimandata. La richiesta dei dem di anticipare la trattazione del punto non ha fatto breccia nella maggioranza, e così se ne riparlerà in una delle prossime sedute.
La mozione del Pd punta sull’abrogazione della tassa, mentre FdI mira – tra le altre cose – a ridurla.
I dem pigiano sull’acceleratore
Questa mattina – martedì 14 aprile – in apertura dei lavori Angelo Orsenigo (Pd) aveva chiesto conto al presidente dell’assise, Federico Romani di Fratelli d’Italia, delle ragioni per le quali la mozione «è stata posta come ultima all’ordine del giorno, sebbene noi l’avessimo depositata per prima». All’esponente dell’opposizione «sembra di notare una sorta di avversità nei confronti di un tema così importante». Il Pd ha quindi chiesto di anticipare la trattazione del documento, che altrimenti sarebbe inevitabilmente slittata alle prossime sedute.
Dai banchi della maggioranza, Giacomo Zamperini (FdI), presidente della commissione speciale rapporti tra Lombardia e Svizzera, ha invitato i colleghi a "pazientare", in vista di un imminente riunione con l’assessore Massimo Sertori «che può dare molte risposte». Annunciando anche una mozione abbinata a firma Zocchi che, però, per questioni tecnico-regolamentari sarebbe comunque stata rinviata.
Ne è seguito un battibecco con Orsenigo, che ha posto l’accento sull’incertezza che stanno vivendo i lavoratori.
Il presidente Romani ha invece spiegato che l’ordine degli argomenti da trattare viene «stabilito di concerto con la giunta per consentire agli assessori competenti di essere presenti. Verificherò se è possibile anticiparlo». Così non è stato.
Le proposte del Pd…
La mozione presentata da Orsenigo e Astuti - entrambi componenti della commissione speciale - e sottoscritta da diversi colleghi del Pd punta sul fatto che l’accordo tra Confederazione Svizzera e Repubblica Italiana stabilisce che i lavoratori rientranti nel regime transitorio, i cosiddetti “vecchi frontalieri”, sono assoggettati a imposizione fiscale solo nello Stato dove esercitano l’attività lavorativa. Pertanto, l’introduzione da parte del governo italiano di un’imposta ulteriore sul reddito – con la Finanziaria del 2024 – per i dem «costituisce una violazione diretta e sostanziale di dell’accordo».
Da ciò la richiesta rivolta alla giunta di «sollecitare il governo al rispetto di quanto previsto dall'accordo italo-svizzero del 2020» e di insistere per «l'abrogazione delle norme che prevedono l’introduzione della tassa sulla salute». Si invita inoltre a «sollecitare un confronto tra Italia e Svizzera per la continuità e la stabilità, nei termini previsti dall'accordo fiscale del 2020, del pagamento dei ristorni per tutto il periodo transitorio indicato dall'accordo medesimo».
…e quelle di FdI
In un primo momento era stata presentata una mozione a prima firma Zocchi, che punta invece a una riduzione del balzello, che oggi rientra tra il 3 e il 6 per cento del reddito percepito dal lavoratore in Svizzera, in una percentuale compresa tra l’1 e il 3 per cento.
Nel testo, che dovrebbe essere riproposto, Zocchi e i colleghi (tra cui l’altra varesina Romana Dell’Erba) invitano inoltre a far sì che le somme derivanti dal contributo «non vengano esclusivamente destinate a sostenere il servizio sanitario delle strutture ospedaliere comprese nel raggio di 20 chilometri dal confine svizzero», includendo così anche le Asst Lecco, della Brianza, Valcamonica e Valle Olona.
La protesta
La scelta di non anticipare la discussione non è piaciuta al Pd: «Ancora una volta ce l’hanno fatta. Gli esponenti della destra che governa Regione Lombardia sono riusciti a rinviare di nuovo la discussione della nostra mozione sulla tassa salute. Siamo basiti», scrivono in una nota i dem Astuti e Orsenigo.
Sull’intervento di Zamperini: «Ci ha chiesto di pazientare, dichiarando, testualmente, che abbiamo aspettato tanto, possiamo attendere anche qualche settimana in più. Ma non siamo noi che dobbiamo aspettare delle risposte certe su una questione divisiva. Sono gli 80mila lavoratori lombardi che vorrebbero sapere se dovranno pagare una tassa a Regione oppure no».
Critiche anche sulla «mozione presentata, e poi ritirata, da FdI, evidentemente per fare da contraltare alla nostra: la proposta è di ridurre l’importo del contributo in una percentuale tra l’1 e il 3 per cento del reddito netto dei lavoratori o di prevedere un contributo forfettario. Forse al partito della Meloni non è chiaro che non è l’entità della tassa a preoccupare i frontalieri, ma la tassa stessa e la sua inesistente motivazione». Alla fine, «tra un assessore che sparisce e un presidente (dell’assise, ndr) che calendarizza male il suo ordine del giorno, rimaniamo in sospeso assieme alle nostre 80mila famiglie», concludono Astuti e Orsenigo.




