SETTEMBRE 1943
Le colline attorno a Gavirate erano molto trafficate quella fine d’estate . Il capanno nel bosco era il rifugio segreto di un gruppetto di giovani del paese .L’Aldo arrivò trafelato, “La caserma giù in piazza si sta svuotando , i militari se ne vanno, è arrivato l’armistizio, tutti a casa, tutti a casa, dicono”. Riprese fiato e concluse. ”Hanno mollato tutto ,viveri, uniformi e armi ”.“Armi ?” domandò interessato il Biondo. Il gruppetto dei “Cinquepunte”,anche se erano di più, decise che forse qualcosa da recuperare c’era. Da lì ad organizzarne l’azione fu un attimo. Alcuni pezzi vennero nascosti nei boschi e nelle cascine di proprietari ignari e questo fece sorgere scrupoli ai più prudenti. ”Meglio nasconderle in un posto di nessuno, dobbiamo trovare un luogo neutrale ma sicuro. All’unanimità venne deciso che il cimitero poteva andare bene. Loculi vuoti, botole, cripte e altri spazi delle cappelle accolsero moschetti e munizioni .“Tengono compagnia ai morti” fu il commento del Richetto, giusto per alleggerire il clima di tensione, di buio, di freddo e di strizza. Terminata l’operazione e scavalcato il muro la banda si allontanò in silenzio nella notte senza luna. “Manca Gianni!” fu la notizia che aumentò la concitazione del momento. Il gruppo ritornò sui suoi passi, al buio ritrovò la cappella e l’anello della botola che venne sollevata: lo ritrovò che se ne stava tranquillo a leggere un libricino al lume di un moccolo di candela. “Paura io? E perché mai? Sapevo che prima o poi vi sareste contati e sareste tornati a cercarmi”. Negli anni ’90, durante la ristrutturazione del tetto della cappella Maggioni, vennero rinvenuti alcuni moschetti. Una piccola rappresentanza degli altri, che a suo tempo, vennero trasferiti nelle valli dell’Ossola per continuare a tener in vita i vivi.
RIBELLI DI COLLINA
“È tornato il Delio!” La notizia non era inaspettata. Se ne era andato via da Piazza Armerina in Sicilia, dove era stato mandato per punizione a fare il servizio militare ed era arrivato a casa, dopo un viaggio lungo e avventuroso. Ora era libero. Al capanno c’era festa, si cantava e il fiasco girava. ”Dai, racconta, racconta …” I Cinquepunte erano ansiosi di aver notizie, soprattutto notizie vere. “La tregua non durerà, lo scontro sarà sempre più duro e gli alleati vanno lenti . I nazifascisti ci stanno occupando e io sono stanco di far guerra, contro chi poi?” Ci fu silenzio subito interrotto dalla notizia portata dal Cechin, che era il più anziano del gruppo nonché proprietario del capanno. “Giù hanno affisso dei manifesti. Dicono che i militari devono rientrare nelle caserme altrimenti verranno considerati disertori e quindi puniti. Se ti va bene ti mandano in Germania a lavorare, se ti va male: pum! pum! Al muro! “E’ successo a mio fratello Cesare” confermò Gianni, ”L’hanno caricato su un camion con altri e di lui non abbiamo avuto più notizie”. “Per questo dobbiamo organizzarci, nasconderci se necessario ed agire con prudenza” riprese il Cechin. ”Non fate come noi vecchi che ci prendevano uno a uno e ci mandavano al confino, in galera o peggio”. I giovani si resero conto che quella guerra non riguardava più solo gli eserciti ma anche loro. “E’ giusto ribellarsi, non possiamo fare finta di niente, forse non basterà nascondersi, occorrerà difendersi", questa fu la loro conclusione.

LA SVIZZERA
Vista la situazione i Cinquepunte adottarono misure rigide nei giorni che seguirono. Le notizie arrivavano da persone fidate e la propaganda di regime si stava inasprendo. Delio dormiva vestito nel fienile del Tavin, il vicino di casa. Legato al polso aveva una lunga cordicella la cui estremità quel mattino presto venne tirata dal Mario che vigilava. Era il segnale che la sua presenza a casa non era più sicura, doveva partire. Si infilò lo zaino e sparì nell’ombra. Poi si fermò, un ultimo sguardo a mamma Maria che strepitava con la zoccola in mano contro un gruppetto di militi che si teneva prudentemente a distanza. Raggiunse il capanno e mise al corrente i compagni “Vado su per la Valcuvia, poi Luino, destinazione Svizzera. Taglio la corda, anzi l’ho già tagliata. Disse strofinandosi il polso. Partì solo. Entrò clandestino attraversando il confine naturale delle acque gelide e impetuose del fiume Tresa .In questo venne aiutato dal parroco di Voldomino don Folli che, con Lazzarini, ufficiale dell’OSS (Office of Strategic Services) si occupava di far passare in Svizzera prigionieri alleati fuggiti dai campi di concentramento, antifascisti in pericolo, giovani militari renitenti alla leva repubblichina ed ebrei ricercati. Delio collaborò con questa organizzazione tenendo i contatti con i vari fuorusciti e portando informazioni ai rifugiati nei vari campi di accoglienza della Svizzera interna. Nell’aprile del ’44 valicò di nuovo il confine e rientrò in Italia. Si unì all’83°Brigata Garibaldi e divenne partigiano combattente della giovane Repubblica dell’Ossola col suo nuovo nome di battaglia, Stella.

GIANNI E DELIO
“E quindi hai diritto a un premio” disse Gianni dopo aver ascoltato il racconto dell’amico fraterno. ”Vedi Delio ho qui qualcosa che ti sei meritato” e gli allungò una scatoletta di legno lucidato. ”Aprila dai”. Dal cofanetto estrasse un nastro colorato, piccolo. ”E’ una medaglia d’argento, te la sei guadagnata” incalzò Gianni “Come una medaglia ?... ma dov’è’ io non la vedo”, rispose sorpreso e deluso Delio.” E’ una medaglia d’argento …col BUCO.” Riprese ammiccando Gianni “ Questa qui è la prima di tante che riceverai e tutte col buco. ”Tutte?” In seguito Delio avrebbe aggiunto altre medaglie alla prima, tutte naturalmente bucate. Aveva una splendida collezione di nastrini variopinti. Dovette addirittura cambiare scatola. ”Se li cucissi tutti insieme potrei farne una bandiera”, pensò. E nel tempo, finalmente, la fece. Finalmente era il termine più usato. Il futuro, le cose da fare o sistemare, i progetti, le idee, la militanza, l’impegno politico. Ogni frase pronunciata o anche pensata aveva quel finalmente davanti. La strada comune, molto comune, che avevano davanti era finalmente sgombra, pulita e piana, quasi in discesa. “E tu Gianni cosa farai?” “Scrivere, scrivere, e ancora scrivere, finalmente!”
L’ULTIMA CARTOLINA
Uglic 23.9.79 - “Caro Delio, sono in URSS da quasi un mese e tornerò in Italia solo alla fine di ottobre. Un bel viaggio. Ricordami alla tua famiglia e a tutti gli amici. Un abbraccio Gianni”.
Pochi mesi prima di lasciarci, Gianni scrisse una cartolina da Uglich, una delle più antiche città della Russia sovietica. Con queste poche righe Gianni saluta i suoi amici, grandi e piccoli. Siete compresi anche voi, che mi avete letto fin qui.





