Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.
LE FILANDE DELLA SETA E IL MEDIOEVO NEL VARESOTTO
Una delle attività fiorenti sin dal Medioevo nel Varesotto erano le filande della seta. L’industria della seta ha realmente origini antichissime; ci fu Galeazzo Sforza (1471) che impose la piantumazione dei gelsi, dimora dei bachi da seta.
Le filande impegnavano decine di lavoratori, in maggioranza ragazze tra i 9 e i 15 anni, impegnate 14 ore al giorno per 5 mesi l’anno, da gennaio a maggio, epoca in cui si potevano lavorare i bozzoli dei bachi da seta per estrarne il filo con cui produrre, dopo intensi procedimenti, pezze di seta naturale. Questi opifici predominavano nelle zone del Comasco e del Lecchese, ma anche nella nostra zona sorsero e proliferarono parecchie filande, che esistettero fino al crollo della gelsicoltura, col successivo avvento del cotone, e anche a causa di parecchie malattie che vennero a colpire i bachi.
Una delle più grandi filande locali fu quella di Villa Della Porta Bozzolo, a Casalzuigno. Qui esisteva un' azienda agricola che coltivava grano, alberi da frutto e vi si produceva e lavorava olio e vino. Venne a nascere una prospera filanda con moderne attrezzature, che divenne un centro di riferimento per la produzione serica in Lombardia. Nell’800 inizio’ il declino per la concorrenza e l’avvento di macchinari più moderni. Oggi è del FAI, che ne conserva il valore artistico a culturale, luogo di incontro, aperto al pubblico.
Altra filanda importante fu quella adiacente al Mulino del Gere, ai piedi di Malnate. Qui, Carlo Giuseppe Maggi, nel 1840 chiese ed ottenne dal Consorzio Fiume Olona l’autorizzazione per la costruzione di un filatoio per la seta. Acquistò una concessione di 28 anni per lo sfruttamento delle acque del fiume Olona, al costo di 300 lire austriache annue: nel 1844 venne a produrre ben 8 mila quintali di seta. Anche qui, il crollo della gelsicoltura e la predominanza del cotone, ne decretarono la fine.
Notevole fu anche quella di Lavena Ponte Tresa, ben raccontata da uno storico locale, Antonio Sanna, che fu anche sindaco del paese che ci spiega con ampiezza di particolari come l’acqua necessaria, proveniente dal lago Ceresio, venisse dapprima riscaldata con una caldaia a legna e poi da una più moderna che sfruttava il vapore. Vi lavoravano un centinaio di persone, soprattutto ragazze e donne, proveniente anche dai paesi vicini.
Ve ne furono anche molte altre di filande, come quella di Besozzo, che utilizzava l’acqua del Bardello, o quella di Cunardo, lungo il Margorabbia, o di Gavirate, o di Bodio.
La vita nelle filande era dura, ambienti umidi, sostanze chimiche, orari pesantissimi…
Una alla volta chiusero i battenti per via soprattutto della più produttiva e proficua industria del cotone. Oggi possiamo ammirare quelli che sono veri e propri reperti di architettura industriale.
Davide Sottocasa (Notizie tratte da Fai Fondo Ambiente)






