Calcio - 07 aprile 2026, 08:33

L'esempio del Treviso in C: «Per fare grandi cose, ci vogliono grandi persone». Lo stadio? «In attesa di quello nuovo, mettiamo a norma il vecchio Tenni»

Tredici anni di lontananza dal professionismo, con una A e la B a cui è seguita anche l'Eccellenza, le porte da scavare perché troppo basse, il distacco dalla città... Poi l'arrivo di Gorini, recordman di presenze nel Varese, che scende di categoria per la "sfida" di rilanciare la piazza, e del presidente Alessandro Botter. Che fa breccia nel cuore della gente, parla agli sponsor presenti e futuri e agli altri sport rifacendo decollare una passione «per troppi anni rimasta come un urlo strozzato in gola»

Edoardo Gorini, al centro, ha guidato il Treviso in C dopo 13 anni di assenza. Gorini è il recordman di presenze di tutti i tempi (252 dal 1994 al 2003) - Foto Treviso FBC

Edoardo Gorini, al centro, ha guidato il Treviso in C dopo 13 anni di assenza. Gorini è il recordman di presenze di tutti i tempi (252 dal 1994 al 2003) - Foto Treviso FBC

Non basta fare i meritatissimi complimenti a Edoardo Gorini, recordman di presenze (252) nel Varese dal 1994 al 2003 nell'era Claudio Milanese, quando gli uomini veri sposavano un progetto per anni, fino alla... fine dei Turri, e allenatore cinquantaduenne che ha guidato il Treviso al ritorno in serie C dopo 13 anni di assenza. Non basta perché bisogna guardare dentro a questa promozione, prendendo nota di come si fa.

Bisogna leggere e mettere nel cassetto le parole di "Goro" che, dopo l'era Cittadella, con molte gioie e un'ultima delusione, ha accettato la serie D: «L'obiettivo di rilanciare questa piazza è stata una sfida superiore rispetto a quella di scendere di categoria. Venivo da un esonero e mi sono messo in discussione, mettendo tutto me stesso in un progetto serio». Poi, ecco la frase che è il cuore di tutto, soprattutto in provincia: «Per fare grandi cose, ci vogliono grandi persone. E tutte quelli che gravitano attorno al Treviso, al di là dei giocatori, sono uomini di spessore». Potremmo chiuderla, qui, ma non sarebbe giusto.

Sarebbero da copia incollare anche le parole del presidente Alessandro Botter, cinquantenne originario di una famiglia simbolo della vinicoltura italiana che già dal motto "faccio cose, vedo persone" andrebbe clonato: «Già parlato con il Comune - ha detto un secondo dopo la festa - Metteremo a norma il Tenni per la C». Già: in attesa del progetto sullo stadio nuovo, prima è arrivata la C e poi si è pensato alla messa a norma del vecchio stadio Omobono Tenni, in teoria da 10 mila posti, inaugurato nel 1933. Vi ricorda qualcosa o qualcuno?

Resta, oltre tutto e tutti, l'aver puntato sul legame tra città e squadra: «Botter è riuscito a fare breccia nel cuore della piazza, dimostrando un profondo senso di responsabilità verso l'intera città» scrive il principale quotidiano online trevigiano. E resta anche la sofferenza che ha portato tutti nell'oblio dopo l'unica annata della serie A e le stagioni in B fino all'Eccellenza, la cacciata dal proprio stadio, le porte da scavare perché troppo basse, qualcuno che non ha mai meritato il Treviso e Treviso: insomma, un film già visto non solo nella Marca.

Eppure il Treviso è tornato partendo da un consorzio, dialoga con rugby, basket e pallavolo femminile, e pensa a un programma triennale: «Parleremo agli sponsor presenti e futuri, augurandoci di poter contare sull’aiuto di nomi importanti dell’imprenditoria trevigiana per far decollare una passione che per troppi anni è rimasta come un urlo strozzato in gola» ha detto sempre Botter. Riempiendoci il cuore di sana invidia e di quell'orgoglio che, qui, strozzato in gola lo è da undici anni. Dovremo aspettare fino a 13?

Andrea Confalonieri


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