Come si fa a non voler bene a Silvio Papini?
La sua capacità di spendersi per gli altri, forse, non gli ha fatto ottenere titoli o meriti che merita e che arrivano solo quando te li vai a cercare (per noi, da anni, è l'ideale presidente del Varese), ma gli ha concesso qualcosa di ben più puro e grande, che non si quantifica e non si misura: l'affetto e l'amore delle persone che lo circondano.
Uomo di lago, passione al potere, ombra silenziosa biancorossa (ma ombra alla luce del sole), bandiera capace di vivere in mezzo alla gente e capace di sorridere anche nei momenti di bui: oggi, lunedì 30 marzo, Silvio spegne 76 candeline. Nato a Cellina, frazione - ovviamente - di Leggiuno il 30 marzo 1950, a Varese per tutti è "Papo", mentre sul suo lago è chiamato sin da bambino "Sisso".
A fargli gli auguri attraverso VareseNoi sono i suoi figli Andrea e Laura ed il nipote Stefano.
«Da piccolo non vedevo l'ora che spuntasse fuori da scuola per venirmi a prendere perché con lui tutto mi sembrava bello, leggero e facile anche quando non lo era - dice Andrea - Papà non si è mai permesso di ricorrere a raccomandazioni con qualche allenatore o direttore sportivo perché mi facesse giocare e questo dice tutto di lui. "Un padre non raccomanda il figlio. Dimostra il tuo valore e studia, trova un'occupazione perché non si vive solo sognando di diventare calciatore"». Un padre come lui, al massimo, ti porta a vedere il Varese e l'Inter, vero Andrea?
«Papà mi ha trasmesso i valori dell'onestà, della correttezza e del rispetto della parola data ma, soprattutto, la capacità di voler bene alle persone» aggiunge Andrea.
Laura ha un ricordo di papà Silvio legato ai tempi dell'asilo: «Si fermava tutte le mattine a comperare la focaccia, che poi mangiavamo in macchina insieme ascoltando la canzone "1950" di Amedeo Minghi - dice - Poi c'è il lago a Reno, da sempre il suo habitat naturale. Quante volte abbiamo giocato su quella meravigliosa spiaggia con vista sulle Isole Borromee. Papa è il mio secondo cuore».
Infine c'è "Stefanino", cocco del nonno: «È sempre stato presente, mi ha consigliato e sostenuto sin da piccolo, quando ho iniziato a giocare a pallone. Sono mancino come nonno Silvio, ma faccio il portiere con quella passione, quella determinazione e quell'amore per questo sport che mi ha sempre trasmesso. Cerco di migliorarmi grazie ai suoi insegnamenti. Il nonno, poi, mi ha trasmesso la passione per i colori nerazzurri e grazie a lui ho avuto anche la fortuna di conoscere qualche campione del mondo».
«Vero calciatore, bravo dirigente ma, soprattutto, nonno eccezionale»: buon compleanno, inimitabile Papo.








