Scuola - 24 marzo 2026, 09:41

«Caro bullo, se vuoi essere un uomo indirizza la tua forza per difendere i più fragili»

Presso l'aula magna “Angelo Mentasti” dell'ISIS Newton di Varese si è svolto un momento molto intenso e partecipato promosso dalle classi del Liceo Classico E. Cairoli di Varese su bullismo e cyberbullismo e su come è possibile educare al rispetto anche attraverso lo sport. «Viviamo un sistema che valuta conoscenze e competenze, ma molto meno ciò che siamo dentro, come persone»

Si è svolto presso l’Aula Magna “Angelo Mentasti” dell’ISIS Newton di Varese, l’incontro “Bullismo e Cyberbullismo: educare al rispetto, anche attraverso lo sport”, un appuntamento molto partecipato e sentito, promosso dalle classi del Liceo Classico E. Cairoli di Varese. L’iniziativa ha visto la presenza di studenti, docenti e rappresentanti delle istituzioni scolastiche, riuniti per riflettere su un tema che oggi più che mai richiede consapevolezza, responsabilità e strumenti educativi adeguati.

L’apertura dei lavori è stata affidata a Daniele Marzagalli, dirigente scolastico dell’ISIS Newton Varese, Lelia Mazzotta Natale, responsabile dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese e referente provinciale per cittadinanza, legalità e cyberbullismo, Giuseppe Micalizzi, presidente di EcoRun Varese, e Pietro Pitruzzello, docente dell’ISIS Newton e dell’Università dell’Insubria.

Gli interventi di Cristina Mastronardi, psicologa, psicoterapeuta e supervisore EMDR e membro dell’associazione Amico Fragile ODV (Charity Partner di EcoRun Varese 2026), e di Francesco Adragna, insegnante di scienze motorie del Liceo Classico E. Cairoli e membro di Centro Storico Italiano, hanno sottolineato l’importanza di creare alleanze educative solide tra scuola, famiglie e territorio, ricordando che il contrasto al bullismo non può essere delegato a un solo attore, ma richiede una comunità vigile e corresponsabile.

I ragazzi del liceo classico hanno poi presentato alcuni video girati da loro, nei quali sono state simulate delle situazioni di bullismo, vessazione, mancanza di rispetto tra compagni, approcci molto interessati per ottenere compiti già fatti, appunti o materiale per semplificarsi lo studio. Altri studenti hanno invece mostrato gli aspetti biomedici del bullismo, proiettando slide coi dati delle loro ricerche sul fenomeno.

Tra i contributi più significativi, quello del prof. Francesco Adragna ha offerto una riflessione profonda sul ruolo dell’educatore e sul cambiamento culturale che la scuola sta vivendo.
Ha esordito così: «Caro bullo, per che cosa vuoi essere rispettato: per la paura che incuti o per la giustizia  di cui puoi essere portatore? Noi non siamo cosa “sappiamo fare”, ma siamo quello che fa-c-c-i-a-m-o! Se hai la possibilità, caro bullo, di essere più forte di persone più fragili dovresti sentire la responsabilità di indirizzare questa tua forza, non per offenderli, ma per difenderli. Solo così potrei essere chiamato uomo».

Il professore ha ricordato come, nei suoi decenni di insegnamento, abbia incontrato migliaia di studenti e come questo rappresenti per lui una responsabilità personale e civile: «La mia è la testimonianza di chi, da educatore e da genitore, sente il bisogno di contribuire a costruire un mondo più giusto e più sicuro per voi». Ha poi invitato i presenti a superare l’idea che il bullismo sia fatto solo di episodi estremi o isolati: «Il bullismo non nasce all’improvviso: è la punta di un iceberg. È fatto di relazioni fragili, di povertà educativa, di incapacità di riconoscere e accettare l’altro».

Il prof. Adragna ha infine evidenziato come la scuola, negli ultimi anni, sia stata spesso orientata a misurare ciò che gli studenti sanno o sanno fare, trascurando ciò che essi sono come persone:
«Viviamo un sistema che valuta conoscenze e competenze, ma molto meno ciò che siamo dentro, come persone». Un richiamo forte alla necessità di rimettere al centro l’educazione emotiva, relazionale e valoriale.

Sia Adragna, sia i ragazzi hanno sottolineato come lo sport possa essere una delle soluzioni al bullismo. Lo sport possiede un enorme potenziale educativo: se guidato da allenatori consapevoli e inserito in un contesto valoriale sano, diventa una palestra di vita. Insegna il rispetto delle regole, dell’avversario e dei compagni, promuove la cooperazione, l’empatia e la gestione delle emozioni. Attraverso il gioco di squadra, i ragazzi imparano che ogni ruolo è importante e che il successo non è solo individuale, ma collettivo.

Lo sport può quindi diventare uno spazio inclusivo, dove le differenze non sono motivo di esclusione, ma una risorsa. Può offrire a chi subisce bullismo un’occasione per riscattarsi, per scoprire le proprie capacità e per costruire relazioni positive basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco. 

La mattinata si è conclusa con un confronto aperto tra studenti e relatori, segno di un interesse autentico e di un bisogno reale di dialogo. L’evento ha confermato quanto sia fondamentale parlare di bullismo e cyberbullismo non solo come fenomeni da reprimere, ma come occasioni per ripensare il modo in cui viviamo le relazioni, dentro e fuori la scuola.

Un grazie speciale va a tutti i partecipanti e alle classi del Liceo Classico E. Cairoli, che con impegno e sensibilità hanno reso possibile questa preziosa occasione di crescita condivisa.

C.S.

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