Territorio - 17 marzo 2026, 15:38

Blocco social per attività illecite: denuncia di Paolo Geminiani

Il consigliere comunale di Busto si è trovato gli account Facebook e Instagram chiusi senza possibilità di chiedere una revisione: «Tutto è partito da una richiesta all’apparenza innocente su Whatsapp. Da quello sono passato allo stop di Meta per atti illegali»

Blocco social per attività illecite: denuncia di Paolo Geminiani

Paolo Geminiani un po’ è sconcertato, consapevole di essere caduto nella trappola di abili esperti. Un po’ si rimprovera. «Perché ci sono cascato – riflette – ho abbassato la guardia per qualche secondo e mi sono ritrovato con il profilo Facebook bloccato senza appello. E quello Instagram, collegato al primo, pure. Soprattutto mi ha preoccupato il motivo dello stop segnalato da Meta. Attività illecite. Diciamo pure illegali, anche se non voglio scendere in dettagli. Ho dovuto fare denuncia in Polizia».

I fatti. Sabato Geminiani riceve via Whatsapp un link e una richiesta. Provengono da un’amica, si tratta di esprimere un voto per un concorso di danza. Nulla di trascendentale, il consigliere esegue, a un certo punto utilizza anche un codice. Al termine delle operazioni suona il primo campanello d’allarme: «Ricevo il ringraziamento per la mia partecipazione ma vengo anche informato di essere stato collegato a un server. Nel giro di pochissimo tempo faccio qualche verifica sui miei dispositivi, mi scollego. Nei giorni immediatamente successivi non noto nulla di insolito».

Si arriva a lunedì: «Provo a collegarmi a Facebook durante la pausa pranzo. Non ci riesco. E Meta mi informa che il mio account è bloccato per attività illecite. Instagram, collegato a Facebook, subisce la stessa sorte. A quel punto, ovviamente, sono in allarme. Il primo tarlo è che qualcuno possa avere utilizzato il mio profilo per fare circolare materiale proibito. Si legge tutti i giorni, per esempio, di foto e video pedopornografici che viaggiano on-line. La seconda fonte preoccupazione riguarda le mie password, il conto in banca, cose così». 

Sviluppi: «Denuncio. Consapevole che sarà quasi impossibile risalire a chi mi ha giocato questo scherzo. Ma anche conscio che rivolgersi alla Polizia è l’unico modo per tutelarmi in una situazione del genere. Verosimilmente tutto è partito dall’estero, l’amica dal cui profilo è passata la trappola era inconsapevole. A un certo punto si è accorta di messaggi non inviati da lei ma partiti dal suo Whatsapp, quindi ha chiesto ai suoi contatti di non reagire a richieste di voto o simili. Non ha notato altro».

Epilogo e morale. «Al momento – conclude Geminiani - è possibile notare un accesso anomalo ai miei dispositivi alle 4.29 del mattino di lunedì, dunque a una certa distanza temporale dal mio voto al famigerato concorso. È probabile che non scoprirò di più. Restano dubbi e amarezza. Per essere stato vittima di un reato, per avere commesso una leggerezza, per la percezione di una certa impunità dei colpevoli. Ho perso un profilo che avevo da 18 anni ma questo, ovviamente, è il meno. È molto peggio pensare che finché leggi e indagini, per ovvie ragioni internazionali, non diventeranno più efficaci, la serenità e la stessa libertà delle persone saranno a rischio. Nel frattempo, rinnovo l’appello di tutte le persone perbene all’attenzione. Distrarsi è facile ma abbassare la guardia mentre usiamo i nostri dispositivi, anche solo per pochi secondi, è pericoloso. Lo sappiamo tutti. Eppure...».

Stefano Tosi

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