Bagarre politica e toni alti in Consiglio Comunale ieri a Varese.
Fin dagli interventi iniziali fuori ordine del giorno, che sono ancora una volta andati a parare sulla ciclabile di viale Belforte, con il consigliere leghista Stefano Angei che ha lanciato il già sentito grido d’allarme sull’opera e il consigliere PD Domenico Marasciulo a ricordargli gli intendimenti europei favorevoli alle piste ciclopedonali.
Il primo punto di discussione ha ampliato ancora di più le divergenze, allorquando l’assemblea è stata chiamata a prendere atto di una recente pronuncia della Corte dei Conti avente a oggetto un’istruttoria sugli esercizi finanziari comunali che vanno dal 2021 al 2024: «Si è conclusa senza sanzioni ma con indicazioni di buona prassi soprattutto sulla riscossione dei crediti - ha spiegato l’assessora al Bilancio Cristina Buzzetti - Ci invita a mantenere alta l’attenzione sull’efficienza della riscossione».
Effettivamente la Corte ha statuito che Varese ha sistemato il vecchio disavanzo (che la maggioranza ha sempre chiamato “buco”, attribuendolo alle amministrazioni precedenti a quelle Galimberti), ma anche che la stessa continua a trascinarsi troppi crediti vecchi e difficili da riscuotere.
La minoranza però la vede molto diversamente dalla giunta, sia sul passato («disavanzo tecnico non è un “buco”: ora l’amministrazione non può più screditarci») sia sul futuro, a suo dire preoccupante: «Dopo aver letto la relazione della Corte dei conti, però, viene da dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra - ha detto Barbara Bison (capogruppo Lega) - Le criticità che emergono sono serie e riguardano la sana gestione finanziaria: c’è il rischio di sovrastimare le risorse disponibili e di creare una capacità di spesa solo teorica, non sostenuta da entrate reali. Chiediamo che il Comune metta rapidamente in campo tutti gli interventi suggeriti dalla Corte dei Conti».
Angei e Boldetti (Polo delle Libertà) hanno rincarato la dose: «Così come abbiamo fatto per i lavori pubblici, intendiamo fare lo stesso anche sul bilancio del Comune di Varese. Abbiamo già provveduto a depositare istanze di accesso agli atti per una revisione della situazione creditoria e debitoria dell’ente, a partire dal 1° luglio 2016, nei confronti di una pluralità di soggetti, sia persone fisiche sia giuridiche. Il rischio, come già evidenziato, è che oggi non sia evidente, ma che domani possa emergere una situazione più problematica: non più un disavanzo tecnico, ma quello che politicamente potremmo definire un vero e proprio “buco di bilancio”» ha dichiarato piccato Angei, come a dire “chi di buco ferisce, di buco perisce”…
Galimberti ha però rimandato al mittente le preoccupazioni: «Gli scenari evocati questa sera sono frutto di interpretazioni politiche e di una lettura non corretta degli atti. E quello che la Corte chiama “disavanzo”, politicamente è un “buco”».
Altro prevedibile scontro c’è stato quando l’aula ha finalmente discusso la mozione che avrebbe dovuto impegnare la Giunta alla concessione di spazi comunali all’Università dell’Insubria in centro a Varese, preferibilmente nella ristrutturanda ex Caserma Garibaldi, un cavallo di battaglia - anche politico - delle ultime settimane del centrodestra: «Il punto centrale è portare corsi universitari in centro, per offrire nuovi spazi all’ateneo e rendere Varese più attrattiva e trasformandola in una vera città universitaria - ha di nuovo preso la parola Angei - C’è un interesse concreto dell’università, ma anche del sistema produttivo, come dimostrato dagli interventi della Camera di Commercio. Questo interesse non può cadere nel vuoto e deve vedere una partecipazione attiva del Comune».
Totale ma motivato il “no” del sindaco, soprattutto a livello pratico: «La giunta esprime parere negativo alla mozione. L’attenzione ai temi dell’università è quotidiana all’interno dell’amministrazione, anche se non sempre finisce sulle prime pagine. Per quanto riguarda l’ex caserma Garibaldi, nell’ambito dell’accordo di programma è stato accertato che quegli spazi non sono idonei ad attività didattiche. Lo hanno verificato anche consiglieri regionali che hanno effettuato sopralluoghi: non si tratta quindi di una valutazione politica, ma tecnica». E ancora: «Serve una visione più ampia, che coinvolga le prospettive complessive dell’ateneo. È in corso un lavoro per costruire un tavolo tra istituzioni, università e territorio lungo l’asse che va da Lugano verso Milano, coinvolgendo anche altri poli universitari: è emersa chiaramente la necessità che i due atenei presenti in provincia di Varese lavorino in sinergia per aumentare la capacità di risposta alle esigenze formative. Questo è il livello su cui dobbiamo ragionare, più che su singole soluzioni localizzate».
Ci ha provato Luca Paris (Movimento 5 Stelle) a far rientrare dalla “finestra” la mozione con un emendamento, “togliendo” l'ex Caserma Garibaldi dalla richiesta e generalizzandola in una «ricerca di idonei spazi», ma invano, con lo battaglia dialettica Angei-Galimberti che è proseguita per diversi altri interventi: «Parla di sinergie internazionali ma non è ancora ministro degli Esteri, signor sindaco» ha provocato il leghista, il quale ha ricordato anche la posizione favorevole della stessa rettrice dell’Insubria. «Mozione pretestuosa - ha ribattuto il primo cittadino - Che Varese abbia una vocazione universitaria è agli atti del PGT, invito il consigliere Angei a studiare meglio gli atti. A partire da quel documento, sono seguiti ulteriori atti e schede tecniche, sviluppate con il lavoro degli uffici e con il coinvolgimento diretto dell’università. L’ateneo, insieme a un tecnico di Milano, sta partecipando alla redazione del documento urbanistico della città. Questo significa che chi conosce meglio le esigenze universitarie è già parte attiva nella pianificazione dello sviluppo di Varese. Se il dibattito si riduce a indicare singoli edifici dove collocare attività universitarie, potremmo citarne decine: dalla Banca d’Italia all’ex sede Aler, fino ad altre aree oggetto di possibile riqualificazione. Ma questo approccio è già ricompreso nel più ampio lavoro sullo strumento urbanistico. La proposta presentata appare dunque come una “mozioncina” che non tiene conto del lavoro già svolto e rischia di far passare questa maggioranza come insensibile al tema universitario, quando invece gli atti approvati raccontano esattamente il contrario».




