Territorio - 13 marzo 2026, 10:41

“Truffa delle etichette” o necessaria separazione delle carriere? Vivace dibattito sulla riforma della Giustizia a Gorla Minore

Le ragioni del sì e del no al referendum del 22 e 23 marzo all’Auditorium Peppo Ferri, con gli avvocati Luca Marsico, Laura Iula, Fabio Ambrosetti e il giudice Stefano Colombo. L’incontro organizzato dall’Amministrazione comunale attrae pubblico e rappresentanti delle istituzioni. Inevitabile la polarizzazione. Ambrosetti: «Abbiamo davanti un cavallo di Troia, si indebolisce la magistratura». Marsico: «Completiamo il passaggio del processo da istruttorio ad accusatorio»

Il sindaco, Fabiana Ermoni, accanto al tavolo dei relatori. Il dibattito sul referendum a Gorla Minore ha attratto un pubblico numeroso e rappresentanti delle istituzioni

Il sindaco, Fabiana Ermoni, accanto al tavolo dei relatori. Il dibattito sul referendum a Gorla Minore ha attratto un pubblico numeroso e rappresentanti delle istituzioni

Sala gremita, pubblico partecipe, relatori a tratti agguerriti all’incontro organizzato dal Comune di Gorla Minore sul referendum del 22 e 23 marzo. La voglia di informarsi, comprendere, arrivare preparati all’appuntamento con le urne, già evidente in tante occasioni sul territorio, ha trovato conferma all’Auditorium Peppo Ferri. E si è ripetuto il copione di una polarizzazione, inevitabile all’approssimarsi di un referendum, tra favorevoli e contrari alla riforma che prevede la costituzione di due Consigli superiori della Magistratura, l’introduzione del sorteggio per la componente togata dei due organismi, l’affidamento della funzione disciplinare a una nuova Alta Corte.

Chiamati dal sindaco, Fabiana Ermoni, hanno discusso, punto per punto e moderati dal giornalista Stefano Tosi, gli avvocati Laura Iula e Luca Marsico (favorevoli), l’avvocato Fabio Ambrosetti e il giudice Stefano Colombo (contrari). Interesse palpabile, non sono mancati gli interventi, andati ben oltre la soglia del classico appello al voto, dell’onorevole Stefano Candiani, del consigliere ragionale Romana Dell’Erba, del sindaco di Gallarate Andrea Cassani e del segretario Pd di Busto Arsizio, componente della segreteria provinciale del partito, Paolo Pedotti.

Marsico ha presentato la riforma come logico completamento di un passaggio, quello dal “processo istruttorio” al “processo accusatorio”, con definitiva e inequivoca separazione delle carriere, oltre che delle funzioni, tra magistratura giudicante e magistratura requirente. E ha reagito con fermezza alla posizione del collega Ambrosetti, il quale ha bollato come “truffa delle etichette” una riforma che, a suo dire, sarebbe un “cavallo di Troia” utile a indebolire la magistratura (anche a questo servirebbe spostare la funzione disciplinare dal Csm alla nuova Corte) creando le premesse per limitarne l’indipendenza. Sulla necessità di arginare l’azione delle correnti, rapportabili alla politica, cui aderiscono i magistrati si è soffermata l’avvocato Iula. «Ma si tratta di politica giudiziaria, non di politica tout court» ha obiettato Ambrosetti. «Il legame con la politica così come la intendiamo normalmente è chiaro» ha replicato la collega. Lungo tratto di discussione è stato dedicato al sorteggio che servirebbe proprio a togliere margini di manovra alle correnti. Un meccanismo che risulterebbe condizionabile, addirittura prevedibilmente pilotato per Ambrosetti. Al quale ha risposto Marsico: «Impossibile ragionare sulla base del pregiudizio».

Stefano Colombo ha snocciolato numeri. Fra gli altri, quelli relativi alle assoluzioni, tanto numerose (molto oltre il 40 per cento delle sentenze) da dimostrare l’inesistenza di una vicinanza eccessiva tra giudici e Pm. «Semmai – ha ammonito – il rischio che corre la Giustizia è quello di una distinzione tra reati verso i quali si esercita una grande attenzione, fra gli altri quelli “da strada” o da codice rosso, e reati poco considerati e perseguiti. Legati ai poteri economici e finanziari, per esempio, da colletti bianchi». Il Gip ha anche bollato la riforma come dispendiosa (i costi per il funzionamento dell’attuale Csm raddoppierebbero con la creazione di due distinti organismi, poi andrebbero aggiunte le risorse per la nuova Corte disciplinare). Ma ciò che serve al buon funzionamento del sistema non può essere considerato uno spreco: questo il senso della risposta di Marsico.

Articolato il dibattito sulla Corte disciplinare e sulle valutazioni dell'operato dei magistrati (vivace il botta e risposta, ancora, tra Ambrosetti e Marsico). Discussione innescata, fra l’altro, dal sindaco Cassani, intervenuto ricordando la propria vicenda giudiziaria (coinvolgimento nell’inchiesta “Mensa dei poveri” e assoluzione, ha sottolineato, dopo oltre tre anni). Manifestata comprensione umana, Colombo ha richiamato punti fondamentali. Fra gli altri: la necessità delle inchieste, il fatto che le assoluzioni siano tutt’altro che rare, il distinguo basilare tra assoluzione dell’imputato ed errore del magistrato. «Poi – ha affermato, fra considerazioni sulle carenze di organico nel sistema Giustizia condivise da relatori e pubblico – c’è un problema legato alla durata dei processi. Troppo lunghi per chi, in molti casi, affronta quello che si può definire un calvario».

Applausi bipartisan. Anche se il referendum riguarda altro.

S.T.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A MARZO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU