Economia - 13 marzo 2026, 16:00

La richiesta dei sindacati dei frontalieri: ritiro della tassa sulla salute e la tutela dei ristorni fiscali

In una nota, le varie sigle sindacali di categoria sottolineano di aver ricevuto «numerosissime segnalazioni di lavoratori che l'autorità dell'imposta alla fonte del Canton Ticino sta adottando una tassazione sui redditi da lavoro transcantonali senza tenere in alcun conto quanto disposto dal Decreto Omnibus»

La richiesta dei sindacati dei frontalieri: ritiro della tassa sulla salute e la tutela dei ristorni fiscali

Riceviamo e pubblichiamo la nota congiunta dei sindacati dei lavoratori frontalieri:

Apprendiamo dalle numerosissime segnalazioni dei lavoratori frontalieri che l’autorità dell’imposta alla fonte del Canton Ticino sta adottando una tassazione sui redditi da lavoro dei lavoratori transcantonali (che risiedono in una provincia italiana e lavorano nel Cantone non confinante), senza tenere in alcun conto quanto disposto dall’articolo 6 del Decreto Legge n. 113 del 9 agosto 2024 (detto “Decreto Omnibus”, convertito in Legge n. 143 del 7 ottobre 2024), il quale pattuisce la possibilità, a determinate condizioni e solo per alcune categorie di frontalieri dipendenti in Svizzera, di optare per l'applicazione sui redditi da lavoro dipendente percepiti in Svizzera, di una imposta sostitutiva di quella sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali, pari al 25% delle imposte applicate in Svizzera sugli stessi redditi. L’autorità interpreta l’aliquota opzionale come una tassazione speciale, collocandola fuori dalle intese transnazionali ed applicando per questo il 100% della tassazione alla fonte.

L’intesa del luglio 2024 tra il Ministro Giorgetti e CGIL, CISL e UIL dei frontalieri, mirava a risolvere il problema dei vecchi frontalieri a seguito di una differente interpretazione da parte dei Cantoni del trattato internazionale in merito al confine (di Cantone anziché di Stato), utile a determinare la fascia di vantaggio fiscale per i frontalieri residenti. Per questa via, le parti hanno inteso garantire la medesima tassazione precedente al trattato internazionale, ancorché attraverso un prelievo concorrente in luogo di quello esclusivo in Svizzera. Le OO.SS. italiane chiedono a Governo italiano e Regione Lombardia d’intervenire affinché si rispettino le leggi del nostro Paese.

Nelle stesse giornate il dibattito sulla tassa della salute è tornato alla ribalta anche a seguito di prese di posizione di autorevoli di esponenti politici ai due lati del confine: la rinuncia all’applicazione della tassa, più volte annunciata è confermata dal Piemonte, le dichiarazioni di alti esponenti della politica ticinese, tra i quali membri del Gran Consiglio, il silenzio delle Regioni autonome, sia pur per ragioni ed obiettivi differenti, ci confermano il sostanziale disinteresse all’applicazione della tassa, quando non la valutazione comune circa la violazione del trattato internazionale attraverso l’introduzione di una doppia imposizione. 

Da ultimo, le dichiarazioni contrastanti espresse da alti esponenti della stessa Regione Lombardia, confermano lo stallo di un provvedimento che, a due anni dalla sua approvazione, resta inapplicato. Un provvedimento per il quale le OO.SS. tutte, mentre confermano il ricorso alla Corte Costituzionale alla sua effettiva applicazione, chiedono il definitivo abbandono della tassa sulla salute.

Un dibattito che ha riguardato insolitamente anche i ristorni, la loro destinazione, la possibile revisione dell’attuale meccanismo attraverso possibili atti unilaterali dentro un sistema di regole definito solo da ultimo, nel 2020, oggi, apparentemente saltato. Le OO.SS. dei frontalieri, nel ricordare che il modello dei ristorni va a conclusione nel 2033 a seguito delle previsioni dell’ultimo trattato siglato nel 2020, respingono ogni tentativo di modifica dell’attuale normativa sui ristorni atta a garantire la stabilità finanziaria dei Comuni di frontiera, successivamente sostituita da legge dello Stato italiano, e confidano che il ripristino di corrette relazioni internazionali consenta il pieno rispetto delle disposizioni sul lavoro frontaliero Italia Svizzera con tanta fatica portate a termine con la legge 83/23.

Le OO.SS. ricordano infine che i numerosi problemi interpretativi emersi a valle del trattato internazionale convertito nella legge 83/23, possono essere risolti in sede di commissione di conciliazione, procedure amichevoli, nonché al tavolo interministeriale istituito a febbraio del 2025 e mai convocato successivamente alla prima seduta per il quale si chiede nuovamente la convocazione urgente del Tavolo interministeriale ai sensi di legge. 

CSIR Ticino, Lombardia, Piemonte

CSIR Sondrio Grigioni

(CGIL, CISL, UIL, UNIA, OCST, VPOD, SYNA, SYNDICOM)

Comunicato Stampa

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