1916, tempo di guerra in Europa. Ciò nonostante, il pittore Maurice Denis (1870-1943) intraprende il secondo viaggio alla volta del sud della Confederazione Svizzera e dell’Italia. Durante l’itinerario svolto lungo il Ceresio, l’artista francese, già noto per diversi cicli ad affresco realizzati per chiese di Parigi e per la cupola del teatro degli Champs-Élysées, oggi perduta, oltre che per numerosi lavori da cavalletto, e instancabile viaggiatore, si imbatte nella chiesa tardo quattrocentesca di Santa Maria degli Angeli di Lugano. Vi entra e “scopre” uno dei cicli ad affresco più apprezzati - ormai da secoli - della città principale del Canton Ticino, quello del transetto dell’antica sede di culto francescana, dipinto da Bernardino Scapi, noto come Bernardino Luini (1481 ca.-1532). Capolavoro della maturità del maestro nativo di Dumenza, fu realizzato fra il 1529 e il 1532 e raffigura scene della Passione di Cristo. Per la qualità disegnativa e per la varietà delle singole figure, oltre 150, nonché che per il poderoso impaginato classicista, gli affreschi furono assai spesso segnalati e lodati dalla guidistica sin dalla fine del Settecento, arrivando persino il poliedrico politico, artista e studioso John Ruskin a dichiarare nel 1883, proprio con riferimento a questo importante lavoro pittorico, che Bernardino, al tempo considerato un vero e proprio allievo di Leonardo da Vinci, era però “dieci volte più grande” del suo maestro!
La ricerca di Denis, sospesa tra suggestioni simboliste, pointilliste e Nabis, con una costante predilezione anche per i soggetti di ambito religioso, essendo egli un fervente cattolico, trovò spunti di interesse, al pari di altri maestri come Puvis de Chavannes, Edgar Degas e Pierre-Auguste Renoir, nella scena della Crocifissione di Cristo magistralmente dipinta da Luini cogliendone, in particolare, la varietà di tonalità cromatiche. Ben lo si evince dall’evidenza data al colore, sia nel disegno fatto sul posto, su uno dei suoi taccuini, sia nell’opera ad olio che ne derivò. Uno scorcio, come quello qui in foto, che coglie le arcate del diaframma architettonico con gli affreschi di San Sebastiano e di San Cristoforo e la parte inferiore della Crocifissione, lasciando intravedere, al di là, l’altare maggiore con la statua della Madonna col Bambino, come allora gli era apparso.
Le due opere sono attualmente esposte al Musée Jules Cheret di Nizza che ha dedicato una raffinata mostra monografica “Maurice Denis Années 1920 L’éclat du Midi” al pittore originario di Granville, in Normandia, ma profondamente legato alla Costa Azzurra, dove trascorse, fra il primo decennio del Novecento e gli anni Trenta del secolo, lunghi soggiorni in compagnia della sua amata famiglia. Fu proprio insieme alla prima moglie, Marthe, che il pittore percorse la penisola e il Canton Ticino nel 1916, toccando anche la città di Milano, di cui immortalò la silhouette del Duomo in un suggestivo notturno.
La rassegna, curata da Johanne Lindskog, dal 2019 alla guida del museo di Belle Arti nizzardo, e dalla giovane studiosa Jeanne Pillon-Megale, inaugurata nel novembre del 2025 e visitabile sino all’8 marzo 2026, ha voluto celebrare il primo centenario della mostra monografica dedicata a Denis che la città di Nizza organizzò nel 1925 in occasione della trentunesima Exposition de la Société des Beaux - Arts. Tra le 43 opere che il pittore selezionò per quello storico evento figuravano sia l’olio su cartone con gli affreschi di Luini, oggi in collezione privata, sia il disegno a matita e acquerello realizzato sul posto e parte di uno dei numerosi taccuini di viaggio realizzati dal maestro divenuti patrimonio del Musée d’Orsay di Parigi.
Un argomento quello presentato oggi che potrà apparentemente apparire fuori tema, come titolo di apertura della rubrica, dopo la sua presentazione due settimane fa, ma non lo è. Una delle linee di approfondimento e di proposta di "Territori e Arte" sarà anche quella di mettere in luce le relazioni fra gli artisti insubri, come nel caso del celebre Luini, e altre realtà: dell'Italia, dell'Europa, del mondo.




