La Varese Nascosta - 28 febbraio 2026, 07:41

LA VARESE NASCOSTA. L'antica storia del "Sass Cavalàsc", il guardiano del lago a Ranco

Il Sasso Cavallazzo rappresenta uno dei tesori geologici più suggestivi del Lago Maggiore. E' stato riconosciuto ufficialmente come monumento naturale regionale dalla Regione Lombardia: andiamo alla sua scoperta

(foto da La Varese Nascosta)

(foto da La Varese Nascosta)

Torna l'appuntamento con la rubrica dedicata alla storia, agli aneddoti, alle leggende e al patrimonio storico e culturale di Varese e del Varesotto in collaborazione con l'associazione La Varese Nascosta. Ogni sabato pubblichiamo un contributo per conoscere meglio il territorio che ci circonda.

IL "SASS CAVALÀSC"

Il Sasso Cavallazzo, noto anche come Sass Cavalàsc in dialetto locale o Sasso Cavallaccio, rappresenta uno dei tesori geologici più suggestivi del Lago Maggiore. Situato sulla sponda lombarda del Verbano, nel territorio del Comune di Ranco a pochi metri dalla riva e in prossimità del confine con Ispra, questo imponente masso erratico emerge dalle acque basse e paludose del golfo della Quassa, all’interno del Parco del Golfo della Quassa.

Riconosciuto ufficialmente come monumento naturale regionale dalla Regione Lombardia il Sasso Cavallazzo è tutelato per il suo straordinario valore scientifico e paesaggistico.

Gestito dal Comune di Ranco, fa parte della rete dei monumenti naturali lombardi e rientra nella categoria IUCN III (monumento naturale). Si tratta di un colossale blocco di roccia serpentino (scistoso), di forma prismatica parallelepipeda con spigoli vivi e aspetto obliquo.

La parte emersa misura approssimativamente 5 metri per 8 metri, ma il volume totale resta incalcolabile: gran parte del masso è conficcata nel suolo e parzialmente sommersa, una caratteristica che gli permette di resistere inclinato alla forza di gravità da millenni.

La sua origine è legata all’ultima grande glaciazione (periodo Würm, circa 60.000-20.000 anni fa): trasportato dal ghiacciaio che modellò l’intero bacino del Lago Maggiore, probabilmente proviene da una frana nelle zone alpine (forse dalle valli del Gottardo o del Sempione).

Insieme a numerosi altri massi erratici della stessa litologia disseminati tra Ranco, Angera, Ispra e Sesto Calende, testimonia l’immensa forza dei ghiacciai che scolpirono il paesaggio prealpino.

Alla base, sul lato verso il lago, si osserva una tipica marmitta dei giganti: una cavità cilindrica scavata dall’erosione vortinosa di acqua e ciottoli, visibile soprattutto quando il livello del lago è particolarmente basso.

Il masso fu descritto per la prima volta dal celebre geologo e naturalista Antonio Stoppani nel XIX secolo, che ne sottolineò l’importanza scientifica.

Il nome popolare “Sass Cavalàsc” deriva dalla tradizione locale: la parte sporgente richiama vagamente la forma di una testa di cavallo.

Oggi il Sasso Cavallazzo è facilmente raggiungibile grazie a sentieri pedonali e ciclabili che attraversano il Parco della Quassa, un’area naturalistica di grande pregio ambientale con vegetazione lacustre, scorci sul lago e tranquillità ideale per passeggiate o escursioni in bicicletta.

da La Varese Nascosta

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