Un depuratore può fare molto più che pulire l’acqua. Può diventare un vero e proprio alleato della biodiversità. A dimostrarlo è “alBIOrelle”, il progetto sviluppato da Alfa in collaborazione con Gruppo CAP, Politecnico di Milano e Istituto di ricerca Spallanzani.
L’obiettivo è ambizioso: trasformare l’acqua altamente depurata in una risorsa per il ripopolamento ittico, integrando depurazione e acquacoltura in un modello concreto di simbiosi industriale.
INNOVAZIONE CHE GENERA VITA
Alfa, nei fatti, nel suo depuratore di Sant’Antonino Ticino (Lonate Pozzolo), ha realizzato due vasche dedicate all’allevamento di alborelle, utilizzando anche l’acqua in uscita dal processo depurativo.
In questo contesto vengono monitorati i parametri di crescita dei pesci, le loro caratteristiche biologiche e la piena idoneità al successivo rilascio nei corsi d’acqua
superficiali. Una volta raggiunte le giuste dimensioni, le alborelle potranno essere liberate in corpi idrici superficiali, contribuendo al ripopolamento e alla salvaguardia degli ecosistemi fluviali.
NON SOLO LA PROVINCIA DI VARESE
Anche nell’impianto di Canegrate (gestito da Gruppo CAP) è stato avviato un analogo sistema di acquacoltura, contribuendo alla raccolta di dati scientifici e alla validazione del modello.
Il lavoro congiunto tra le due aziende idriche lombarde, con il supporto del mondo accademico e della ricerca, punta a costruire un modello replicabile, capace di coniugare innovazione tecnologica, efficienza industriale e tutela della biodiversità.
Progetti come questo dimostrano come un impianto di depurazione possa diventare un laboratorio di sostenibilità e generare valore ambientale per il territorio.
ALBORELLE, SPECIE DA SALVARE
Le alborelle - piccoli pesci d’acqua dolce - sono considerate a rischio di estinzione o in forte declino in alcune aree per diversi motivi legati alle attività umane e ai cambiamenti ambientali.
1.Perdita e degrado dell’habitat
Negli ambienti lacustri e fluviali dove vivono le alborelle, l’alterazione dell’habitat naturale causata da modificazioni quali la costruzione di dighe e la distruzione delle zone ripariali riduce le aree adatte alla loro riproduzione e, dunque, mette a rischio la loro sopravvivenza.
2.Inquinamento e cattiva qualità dell’acqua
L’inquinamento agricolo, urbano o industriale riduce la qualità dell’acqua (acidità, sostanze chimiche, ridotto ossigeno), rendendo l’ambiente meno adatto alla vita di questi pesci, soprattutto nelle fasi delicate di crescita delle uova e delle larve.
3.Introduzione di specie non native
In alcuni casi, specie di pesci non native vengono introdotte (spesso involontariamente o per pesca sportiva), e possono competere con le alborelle per cibo e spazio, o addirittura predarle. Questo può compromettere le popolazioni locali.
4.Pesca e pressione umana
In passato, la pesca eccessiva di alborelle nei canali e nei laghi ha ridotto drasticamente le popolazioni in alcune zone, tanto che in certi posti vennero imposte restrizioni di pesca proprio perché la specie risultava in declino.
Nei laghi lombardi le alborelle erano un tempo comuni ma oggi sono molto meno numerose: questo è dovuto alla combinazione di cambiamenti ambientali, pressione antropica e alterazioni dell’ecosistema ittico. Per questo sono oggetto di progetti di salvaguardia e ripopolamento.




