Riceviamo e pubblichiamo il ricordo di Giuseppe Armocida dell'Insubria e del mondo accademico
La comunità accademica e la Rettrice Maria Pierro ricordano con grande commozione il professor Giuseppe Armocida, mancato la sera del 18 febbraio nella sua casa di Ispra, a 79 anni, dopo un periodo di malattia.
All’Insubria Armocida – da molti chiamato Giugi – era stato professore ordinario di Storia della medicina e aveva diretto il Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica, unendo in sé due personalità forti: quella del medico e quella dello storico. Aveva inoltre attivato un filone di studi di antropologia fisica e bioarcheologia sulle ossa ritrovate nei siti archeologici della provincia, dando avvio a un’attività archeologico-storica diventata un fiore all’occhiello dell’Ateneo.
In ogni suo ruolo Armocida ha dimostrato grandi doti di empatia e la capacità di trasmettere la passione autentica per il sapere, l’approfondimento, la curiosità e l’attenzione alle nostre radici che hanno contraddistinto la sua vita. Lo studio del passato, svolto con metodo e serietà, era per lui una delle chiavi per comprendere il presente e guardare al futuro, e in particolare – da medico – era la base per affrontare le sfide etiche della modernità.
Fino all’ultimo Armocida ha presieduto la Società Storica Varesina, punto di riferimento per la memoria del territorio che tanto amava e che ha contribuito a studiare e divulgare, mettendone in luce fatti e personaggi. Ma è andato ben oltre i confini del Varesotto anche come storico: è stato presidente della Società Internazionale di Storia della Medicina, portando il nome di Varese e dell’Insubria nei più prestigiosi consessi accademici mondiali.
«Giugi Armocida è entrato nella storia di questa università fin dagli inizi – ricorda l’ex rettore Renzo Dionigi –, quando cercavamo docenti eccellenti in tutta Italia. Lo chiamai su indicazione del suo maestro, il professor Zanobio, considerato suo secondo padre: era già docente a Foggia, ma accettò di arrivare nella “sua” Varese. È stato un personaggio eclettico, capace di emergere nella psichiatria, nella storia locale e nella storia della medicina, eccellendo in tutte e tre. Per diversi anni è stato uno dei soli tre professori ordinari di Storia della medicina in Italia e, successivamente, ha ricoperto per oltre vent’anni la carica di Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina».
Dionigi ripercorre i passaggi importanti della carriera accademica di Armocida: «Profondo studioso della storia locale, dal 1995 ha presieduto la Società Storica Varesina. Con scrupolo e dedizione ha contribuito in modo significativo allo sviluppo dell’Ateneo, dirigendo il Dipartimento di Medicina e Sanità Pubblica e promuovendo, insieme ai colleghi, diverse iniziative volte al potenziamento delle attività e degli studi umanistici del nostro Ateneo. Stimato e riconosciuto bibliofilo, anche se lui preferiva il termine bibliomane, ha raccolto una biblioteca che è diventata per molti di noi un imprescindibile punto di riferimento, quasi una sorgente inesauribile per ricerche di ogni genere».
«La sua scomparsa – conclude l’ex rettore a nome della comunità accademica – lascia in tutti noi, amici e colleghi, un vuoto profondo. Ci mancheranno la sua straordinaria eloquenza, lo spirito arguto e brillante, e quell’animo autenticamente goliardico dei nostri anni nell’Alma Ticinensis Universitas, che ha saputo custodire e mantenere vivo fino all’ultimo giorno».
Francesca Rovera, presidente della Scuola di medicina dell’Insubria: «Il professor Armocida ha contribuito in modo significativo alla crescita del nostro Ateneo. Lo ricordiamo come un uomo di grande cultura che, con instancabile impegno, ha promosso iniziative culturali e scientifiche che hanno arricchito non solo la Società Storica Varesina che presiedeva, ma l’intero territorio, di cui è stato un punto di riferimento autorevole e appassionato. Ci lascia il grande amore per il passato come chiave per interpretare presente e futuro. Le migliaia di studenti che ha formato, i colleghi e tutti coloro che hanno avuto il privilegio di collaborare con lui ne ricordano il rigore intellettuale, la dedizione, la passione per la ricerca e il grande spessore umano. Lascia un vuoto in tutti noi».
Lo ricorda tra le lacrime Marta Licata, responsabile del Laboratorio di Antropologia dell’Insubria: «È stato Armocida, trent’anni fa, insieme al professor Tavani, a creare il filone di ricerca sullo studio della bioarcheologia del territorio, avviando anche una collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Lombardia che prosegue ancora oggi. Era amatissimo dagli studenti ed era sempre disponibile con tutti: lo ricordo all’Antonini, in mezzo ai suoi tesisti, a leggere e correggere i testi ad alta voce. Il rapporto con gli studenti era speciale: sempre presente, sempre disponibile, li seguiva uno a uno. Era davvero unico».
Ilaria Gorini che porta avanti la sua disciplina come docente di Storia della medicina: «Più di vent’anni fa il professor Armocida mi ha introdotta alla storia della medicina e, da allora, non ha mai smesso di sorprendermi con le sue intuizioni e la sua inarrivabile sapienza, che ha incantato migliaia di studenti. Quello trascorso insieme a lui è stato un buon tempo, di cultura e di risate, e i consigli che mi ha dato continueranno a vivere nel mio impegno quotidiano».
Il Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, a cui fa capo il Laboratorio di Antropologia dell’Insubria, dedicherà un minuto di silenzio al professor Armocida durante il consiglio del 25 febbraio, a cui seguiranno due interventi di commemorazione delle “allieve” Marta Licata e Ilaria Gorini.
Mario Picozzi, professore di Medicina legale: «Lo ricordo con gratitudine per quello che mi ha insegnato, ricordo particolarmente la sua passione sulla figura del medico e del suo ruolo nella società. Quello che conservo è questo desiderio di non ridurre l’atto medico al puro atto tecnico ma nel cogliere la complessità insita nella relazione tra medico e paziente, la capacità di ricordare come il medico debba entrare in relazione con il paziente, la sua storia e il suo vissuto. E poi anche la grande capacità comunicativa: riusciva a parlare facendosi comprendere da tutti nei grandi consessi accademici e negli incontri con la cittadinanza. Quello che diceva lo credeva fino in fondo».
Il funerale del professor Armocida si terrà domani, 20 febbraio, alle 15 nella chiesa di San Martino a Ispra.





