Territorio - 18 febbraio 2026, 08:07

Al Teatro Sociale il trentesimo Concerto di San Valentino del liceo Crespi ha acceso la memoria di don Lolo con la forza della musica

Studenti, docenti, ex allievi e autorità hanno ricordato il sacerdote che ha vissuto tra scuola e strada, testimoniando che la vita vale solo se donata. Tra jazz, pop, rock e classica, il palco ha unito talenti e generazioni, rinnovando un impegno concreto a sostegno della Marco Riva. Teatro tutto esaurito, applausi per un'esibizione degli studenti di alto livello

Non hanno fatto silenzio. Hanno fatto rumore. Musica, melodia, battiti di mani a tempo. Martedì 17 febbraio, al Teatro Sociale Cajelli, la trentesima edizione del Concerto di San Valentino ha trasformato il ricordo in energia viva, capace di attraversare il palco e arrivare dritta al cuore del pubblico. 

Il Liceo Crespi ha celebrato un traguardo importante, legato indissolubilmente alla figura di don Isidoro Meschi, insegnante e sacerdote carismatico che ha scelto di vivere il confine tra scuola e strada, tra aula e periferia, fondando la comunità Marco Riva. A lui è stata dedicata la serata. A lui, che ha testimoniato con la vita che “la vita vale solo se viene donata”. 

Un messaggio raccolto e rilanciato con forza da don Lolo, che ha ricordato come la musica abbia sempre espresso il suo modo di vivere: non evasione, ma presenza; non fuga, ma dono. Non un ricordo statico, ma un’eredità che ha continuato a generare frutti. 

Il concerto è nato nel 1996, cinque anni dopo la tragica scomparsa di don Isidoro, avvenuta il 14 febbraio 1991 mentre si dedicava ai ragazzi della sua comunità. A volerlo sono stati due suoi colleghi e amici, Maria Teresa Liminta e Gilberto Facchinetti, che hanno immaginato una serata in cui gli studenti potessero esprimere i loro talenti musicali, trasformando la memoria in festa condivisa. Dalle prime esibizioni in Aula Magna si è passati al Teatro, perché la partecipazione è cresciuta insieme alla scuola. 

Sul palco si sono incontrati jazz, pop, rock, classica. Tanti stili, un’unica vibrazione. I brani hanno fatto battere il piede, seguire il ritmo, cantare sottovoce. E quando la musica è passata dal palco alla platea, è diventata qualcosa di speciale: una comunità che si è riconosciuta. 

Protagonista, come ormai da tradizione, il Coro Polymnia, diretto dal Maestro Monica Balabio, che ha infiammato i momenti più intensi della serata. Un coro che ha costruito nel tempo un gemellaggio con il Coro del Rudi-Stephan Gymnasium di Worms, diretto dal Maestro Daniel Wolf: ogni due anni le tournée tra Italia e Germania hanno rafforzato uno scambio culturale che ha allargato orizzonti e amicizie. Fondamentale, nell’organizzazione e nella preparazione degli studenti musicisti, è stato anche il contributo del Maestro Alberto Lodoletti. 

A dare ulteriore significato alla trentesima edizione è stato l’intervento dell’assessore alla cultura Manuela Maffioli, che ha sottolineato come coltivare il talento sia stato uno degli insegnamenti più forti di don Lolo. Festeggiare trent’anni è sembrato rapido, ma tornare indietro con la memoria non ha significato indulgere nella retorica: è stato, piuttosto, reiterare un esempio, riaffilarlo alla concretezza della realtà. La memoria, è stato detto, non è nostalgia: è coscienza viva. Quel seme gettato allora ha avuto bisogno di essere innaffiato e accudito ogni anno. E non è stato scontato. 

Il legame con i Lions è stato ricordato da Luciano Salomoni, presidente del Lions Club Busto Host: i Lions sono stati accanto a don Lolo fin dalla fondazione della Marco Riva, condividendo anche la sua passione per lo sport. Durante la serata è stato raccolto un contributo a sostegno della comunità, segno concreto di una vicinanza che non si è mai interrotta. 

Commovente l’intervento dell’ex dirigente Cristina Boracchi, che ha ringraziato i maestri e ha confessato: «Mi avete commosso, mi avete investito di una gioia di creatività». Presente anche l’assessore all’Istruzione Chiara Colombo. 

Particolarmente toccante è stata la testimonianza della sorella di don Isidoro, che ha ricordato il suo amato liceo capace di fare memoria anche del modo in cui ha affrontato la morte. «Per capire don Isidoro, ha detto, bisognava guardare a come ha vissuto: umiltà, servizio al prossimo, disponibilità continua. Prediligeva i giovani, sapeva ascoltarli, aiutarli a impostare il futuro. Dotato di intelligenza e sensibilità, è stato per molti un vero terapeuta dell’anima, capace di guidare e sostenere». 

Alla trentesima edizione non si è celebrato soltanto un anniversario. Si è rinnovata una promessa. Che quel seme continui a essere curato. Che la musica continui a fare rumore. Che la vita, come ha insegnato don Lolo, continui a valere perché è stata donata. 

GUARDA IL VIDEO

Laura Vignati

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU