Storie - 16 febbraio 2026, 09:30

“Sotto il vestito… la storia”: un varesino svela tutto quello che avreste voluto sapere sulle mutande

Il "vulcano" Graziano Ballinari ne ha combinata un'altra delle sue: ecco il libro dedicato alla sua passione predominante. «Sono il più grande collezionista ed esperto di mutande d’Italia, sia da un punto di vista stilistico, sia da quello storico-sociologico» scrive di sé nella prefazione del suo nuovo libro, grazie al quale si possono scoprire chicche imperdibili, particolari irriverenti e pezzi di vita vissuta. «Perché in fondo le mutande sono come i governi, c’è sempre qualcuno che le vuole far cadere...»

Il “vulcano Ballinari” ogni tanto erutta, e allora arrivano messaggi su whatsapp a segnalare idee fantasmagoriche e progetti già praticamente impacchettati e serviti, come la straordinaria plaquette, scritta, stampata e rilegata in proprio, dal titolo “Sotto il vestito… la storia”, dedicata alla passione predominante del nostro, ovvero le mutande.

Ma il vero capolavoro di Graziano, già “cessologo” di fama, è l’autobiografia messa all’inizio delle pagine, un “chi sono” che potrebbe essere un monologo di “Zelig”. Già la data di nascita ha dell’incredibile, 1938, ovvero 88 annetti portati magnificamente, con la memoria di un ventenne, poi la descrizione di sé, senza pudore: «Graziano Ballinari è un personaggio dalle mille passioni, conosce a memoria 200 libri, la vita dei Santi, lo studio delle erbe, la storia del costume e così via. È il più grande collezionista ed esperto di mutande d’Italia, sia da un punto di vista stilistico, sia da quello storico-sociologico», si legge sotto la fotografia con lui circondato dai suoi oggetti di studio. E, più sotto, la chicca, degna dei nonsense di Achille Campanile: «Ha una loquacità al limite del molesto, attraverso di lui si impara che le suore portano le mutande nere e i Savoia sono gente molesta che fa casino al tavolo a fianco».

Un uomo che ha collezionato 400 mutande, una raccolta incominciata a 17 anni con quelle di suo nonno e proseguita con pezzi importanti, da Mazzini a Marilyn Monroe per terminare, in caduta libera, con Iva Zanicchi, e «conosce un sacco di aneddoti che pensi di non voler sentire».

Il lessico mutandero, infatti, per Graziano non ha segreti: «Dalle “briglie da culo“ di Caterina de’ Medici, allo “scrigno delle chiappe” di Madame de Pompadour, la quale sosteneva che le mutande coprono “l’aiuola dell’amore”, fino ai “tubi della decenza” di madame Dubarry, la storia l’hanno fatta le mutande, e poi occorre sapere che gli indumenti intimi colorati erano usati soltanto dalle donne di facili costumi», spiega Ballinari, che nella plaquette esordisce nientemeno che con l’Etimologia della Mutanda.

«Oggi la normalità è trasgressione e viceversa, e in questo libro, che mi ha richiesto un anno di ricerche e per la cui pubblicazione ho già il contatto con un editore, dimostro come le mutande abbiano contribuito a fare la storia, all’inizio oggetto soltanto necessario e scevro da ogni risvolto erotico e poi diventate strumento di seduzione. Le mutande caste e utili finirono con Mina e Brigitte Bardot, che le mostravano sotto le minigonne», sostiene convinto il Graziano.

Sfogliando le pagine di “Sotto il vestito… la storia” (in copertina ci sono le gambe della figlia Monica con slip in scivolata) incontriamo il “Dimmi che mutande porti e ti dirò chi sei”, che spiega come per le contadine fossero una perdita di tempo, per le nobili seduzione, per le attrici successo, per le religiose peccato, per l’uomo una barriera, quindi Ballinari ci porta nell’alcova del re Vittorio Emanuele I che regalava all’amante di turno, nel caso l’attrice Emma Ivon, una nuova “gabbietta” ricamata. Ecco poi “Aneddoti e aforismi nel secoli”, con l’attrice Paola Borboni che sosteneva: «Le mutande sono come i governi, c’è sempre qualcuno che le vuole far cadere», mentre le mutande delle vedove erano “di damasco ricamato con piccole corone di fiori e bordate di pizzo nero.

«Poi ci sono i riscontri di vita vissuta. Mia mamma raccontava che nelle zone di confine le contrabbandiere indossavano mutande di flanella con ben 24 tasche per portare sigarette e riso, facendole sembrare in stato interessante. Le contadine poi, d’estate, per ripararsi dal sole toglievano le mutande e le usavano come foulard».

Il vulcano Graziano brontola ancora un po’ e cava fuori un’altra idea, ennesima: «Non ce ne rendiamo conto, ma oggi i santi non sono più in chiesa, ma al supermercato. Ne ho contati 160 sulle etichette, tra pomodori pelati, acque minerali e cosmetici. Ho già in mente il prossimo libro…»

Mario Chiodetti

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