Affittasi, vendesi, serrande abbassate. Passeggiando per il centro pedonale di Busto Arsizio si notano, accanto alle vetrine dalle luci accese e con la merce in mostra, anche quelle dove si vede solo la propria immagine riflessa, quelle a cui sono attaccati i cartelli che informano che gli immobili possono essere affittati o comprati.
Qualcuno apre (LEGGI QUI), altri si trasferiscono, mentre altri sono in procinto di chiudere definitivamente i battenti.
Entro pochi mesi toccherà alla cartoleria CartoBusto, ubicata nella centralissima via Milano.
Sabato prossimo chiuderà DungeonStore di Busto Arsizio, la “casa” di giochi e hobby di piazza San Giovanni.
In via Daniele Crespi sotto i portici le vetrine di un esercizio commerciale sono da poco state svuotate e dalla parte opposta, in via San Gregorio, i negozi vuoti sono due. Oltre allo spazio dalle pareti arancioni libero da diverso tempo, ora anche le vetrine del vicino punto vendita risultano ricoperte di carta.
Il centro città perde anche il Crespi Carlo snc, negozio storico di piazza San Giovanni: l’ultima settimana di febbraio Busto dovrà dirgli addio.
Il negozio di calzature, racconta la titolare Serena Crespi, è aperto nell’attuale stabile dal 1932, ma l’attività di famiglia risale al 1905, avviata dal bisnonno ciabattino.
«I costi sono troppo elevati per poter portare avanti l’attività da donna e da mamma - afferma Serena Crespi – se esistessero negozi “part time” sarebbe l’ideale».
Le difficoltà derivano anche dalla burocrazia, «Ogni giorno – dice – ce n’è una nuova», e dall’introduzione della possibilità di tenere aperto la domenica. «Il problema – sostiene – è che non si torna più indietro».
Le abitudini delle persone, sottolinea la titolare, sono cambiate e il negozio di vicinato ne risente.
«Se ci fossero state le condizioni - sono le parole di Serena Crespi - sarei andata avanti perché l’attività mi piace, sono in negozio sin da quando ero bambina. Ma non c’è futuro».




