Per cominciare una nota di costume: il giovane direttore Giovanni Conti sale sul podio in un elegantissimo frac, come usava un tempo, segno di distinzione, in anni di smoking e giacche fantasiose, e di rispetto per la Musica, quella con la maiuscola, e il ruolo. Enfant du pays, Giovanni, nato nel 1996, proviene da una famiglia di musicisti molto nota in città, a partire dallo zio Paolo, grande organista, al nonno Mario, al padre Gabriele e allo zio Lino, fondatore e direttore del leggendario Coro “Sette laghi”.
Conti era già stato ospite della Stagione Musicale comunale nel 2023, con l’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala e il pianista Alessandro Taverna, e ieri sera ad accompagnarlo c’era un altro talento italiano, Giuseppe Albanese, un passato di lisztiano e un presente di curioso del repertorio, tanto da stupire con due bis fuori routine, il “Perpetuum mobile” di Carl Maria von Weber e un brano tratto dalla colonna sonora di “Harry Potter”, eseguito con sommo divertimento - «l’ha armonizzato uno youtuber, ma io lo suono meglio» - e conseguente ovazione da parte dei giovanissimi musicisti dell’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano.
Ma andiamo con ordine. Basilica di San Vittore gremita come sempre e grande attesa per il ritorno di un talento come Conti, fresco Kapellmeister alla Deutsche Oper di Berlino e già premiato al Concorso “Cantelli” per giovani direttori, alle prese con un programma impervio, con l’arcinoto Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 in si bemolle minore op. 23 di Čajkovskij e soprattutto la temibile Sinfonia n. 4 in fa minore op. 36, sorta di confessione del compositore russo, colma di variazioni di “umore” che vanno dalla profonda depressione allo scherzo e al riso (amaro).
Giovanni Conti è un direttore-narratore che si lascia interamente compenetrare dalle note che quasi arrivano a plasmare la sua gestualità, attimo per attimo, e usa molto il corpo anche il bravissimo Albanese, che ha il motore di una fuoriserie ma non va mai fuori giri, controllando a meraviglia ogni slancio, regalando attimi infuocati e sospensioni pensose, momenti di entusiasmo digitale alternati ad altri dove l’interiorità ciaikovskiana si fa profonda e obbliga alla riflessione. Un pianista completo, con una laurea in filosofia e tesi dedicata all’amato Liszt, che nel concerto ha fatto emergere una tavolozza timbrica e cromatica da vero fuoriclasse, senza mai esibire inutile potenza o autocompiacimento.
La Quarta sinfonia è un osso duro anche per orchestre importanti, ma i “ragazzini” del Conservatorio hanno risposto presente alla chiamata di Giovanni Conti, che ha diretto il brano a memoria, e li teneva per mano sorridendo spesso seguendo la musica con tutto sé stesso, vibrando a ogni nota in perfetta consonanza con l’orchestra. È certo una benedizione avere a disposizione la Basilica per i concerti con l’orchestra, ma in casi come questi, con un organico possente, si sente ancora di più l’esigenza di un auditorium con l’acustica adatta. Se lo meritano i musicisti, soprattutto il pubblico della Stagione, sempre attento ed entusiasta, e il direttore artistico Fabio Sartorelli, che ogni anno compie un nuovo miracolo.
Alla fine pubblico in visibilio, molte chiamate e fotografia finale del giovane maestro con tutta l’orchestra. Serate così fanno bene al cuore.





