Ieri l’europarlamentare leghista Roberto Vannacci ha depositato il simbolo “Futuro nazionale”, un’iniziativa che ha immediatamente alimentato il confronto interno al Carroccio. Se Vannacci ha parlato di un passaggio formale, ridimensionandone la portata nell’immediato, le reazioni non si sono fatte attendere. Tra queste, quella del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, che ha definito l’operazione «un’anomalia», rimettendo poi ogni valutazione finale al segretario federale Matteo Salvini.
Nella serata di ieri è intervenuto Stefano Angei, consigliere comunale della Lega a Varese, che ha affidato ai social la sua riflessione.
Per Angei «un partito non è una sigla né una struttura organizzativa, ma una vera e propria comunità di vita, fondata sulla partecipazione, sul confronto e su un impegno condiviso che nasce da una visione comune della società e dell’amministrazione pubblica. Un cammino collettivo che può reggere solo se sorretto da regole chiare e da un rispetto reciproco che tenga insieme il “noi”, evitando derive individualistiche e iniziative condotte per interesse personale».
Nel suo ragionamento il consigliere varesino richiama la storia della Lega, indicandola come «il movimento più longevo del Parlamento proprio perché nato dal basso, nelle piazze e tra la gente, e non come costruzione artificiale. Una forza politica capace di tenere insieme sensibilità diverse sotto un progetto più ampio, alimentato da un’ispirazione di libertà» che Angei riconduce «alle figure fondative di Umberto Bossi e Roberto Maroni».
Radici profonde che, secondo Angei, «hanno consentito alla Lega di attraversare fasi politiche complesse e di resistere a quelle tempeste che hanno invece travolto partiti privi di identità solida. Un testimone che oggi viene raccolto da amministratori fortemente radicati nei territori, come Fontana, Zaia e Fedriga», citati come «esempi di una continuità politica fondata sulla concretezza e sul legame con le comunità locali».
Il post si chiude con l'immagine della «Lega come una casa, fatta di valori, lealtà e coerenza. Una casa che può accogliere sensibilità diverse, ma che chiede rispetto e difesa quotidiana da parte di chi decide di farne parte». «Chi non si riconosce in questa visione - conclude Angei - è libero di cercare altrove il proprio spazio politico; chi resta, invece, deve assumersi la responsabilità di custodire una storia che rappresenta ancora oggi la principale forza del movimento e di guardare al territorio come al suo orizzonte futuro».




