Riceviamo e pubblichiamo da Marco Colombo, sindaco di Daverio, imprenditore e consigliere nel direttivo ANCI Lombardia:
Frontalieri, rigenerazione urbana e mobilità sostenibile: una proposta concreta per il futuro di Varese
In vista delle prossime elezioni amministrative del Comune di Varese, è fondamentale portare al centro del dibattito un tema strategico per il nostro territorio: i frontalieri e il loro impatto economico, sociale e infrastrutturale sulla città e sull’intera provincia.
I frontalieri sono spesso percepiti in modo contraddittorio: considerati privilegiati da molti residenti delle province di Varese e Como, e allo stesso tempo demonizzati in Canton Ticino come responsabili di dumping salariale o “ruba-lavoro”. Ma al di là delle narrazioni, esiste una realtà fatta di numeri. E i numeri non mentono.
Oggi i frontalieri italiani in Canton Ticino sono circa 78.000. Il loro stipendio medio è di 3.641 franchi al mese, pari a 3.641 euro per i frontalieri del “vecchio ordinamento” e 3.163 euro per quelli del nuovo ordinamento entrato in vigore nel gennaio 2023. Poiché la quasi totalità rientra ancora nel vecchio regime, possiamo affermare che ogni mese nelle famiglie delle province di Varese e Como entrano circa 284 milioni di euro, che su base annua diventano oltre 3 miliardi e mezzo di euro.
Queste risorse vengono spese quasi interamente sul territorio sotto forma di consumi, servizi, beni durevoli e investimenti familiari. Generano un gettito IVA che altrimenti non esisterebbe e sostengono un indotto economico decisivo. Non è un caso se Varese e Como figurano stabilmente ai vertici delle classifiche del Sole 24 Ore per ricchezza e spesa pro-capite.
Ma questa ricchezza ha un costo umano e sociale elevato.
Molti frontalieri vivono una quotidianità al limite della sostenibilità: 3–4 ore al giorno trascorse in auto, stress cronico, burnout, problemi di salute, tensioni familiari. Complice la crisi pre e post Covid, sempre più lavoratori ricoprono ruoli qualificati e manageriali in Svizzera, portando competenze e know-how preziosi per l’economia ticinese, ma pagando in prima persona l’inefficienza delle infrastrutture di mobilità.
Dal punto di vista pubblico e istituzionale, il quadro è altrettanto chiaro.
Il valore dei ristorni dei frontalieri si avvicina ormai a 150 milioni di franchi, mentre il gettito fiscale complessivo generato in Italia sfiora il mezzo miliardo di euro. È evidente che i frontalieri non sono un problema: sono una risorsa strutturale per il territorio, che va tutelata e valorizzata.
La vera domanda politica è:
cosa può fare concretamente il Comune di Varese per trasformare questa risorsa in sviluppo sostenibile e riduzione dei costi sociali?
La risposta non è certo vessarli con nuove gabelle o misure punitive. Sarebbe miope e controproducente.
La strada giusta è investire in infrastrutture, rigenerazione urbana e mobilità sostenibile, migliorando la qualità della vita dei lavoratori e, allo stesso tempo, rafforzando l’attrattività economica della città.
In questo quadro propongo un progetto ambizioso ma realistico, che potrebbe diventare uno dei pilastri del prossimo programma amministrativo di Varese.
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1. Recupero e rigenerazione dell’area ex-SIOME
L’area dismessa prospiciente all’Iper di Varese è già oggetto di una bonifica finanziata da Regione Lombardia per 6 milioni di euro.
È una straordinaria occasione per trasformare un vuoto urbano in un’infrastruttura strategica al servizio della città, dell’area vasta e del sistema transfrontaliero.
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2. Realizzazione di un hub intermodale con doppio autosilo
Un’infrastruttura multipiano in grado di ospitare 2.500–4.000 veicoli, collegata sia alla rete stradale sia a quella ferroviaria.
Un vero nodo di interscambio per i frontalieri e per la mobilità locale, capace di:
• ridurre il traffico veicolare diretto verso la Svizzera
• intercettare flussi oggi totalmente su gomma
• decongestionare l’accesso alla città
• migliorare la qualità dell’aria e la vivibilità urbana
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3. Ripristino funzionale della ferrovia della Valmorea
Non per fini turistici, ma come linea di mobilità quotidiana, sul modello della metropolitana leggera Ponte Tresa–Lugano.
L’obiettivo è chiaro:
alleggerire il traffico sulla super-congestionata A2 tra Chiasso e Lugano, dove oggi i tempi medi di percorrenza tra andata e ritorno arrivano a 3–4 ore, e offrire ai lavoratori un’alternativa concreta all’auto privata.
Questa infrastruttura permetterebbe inoltre di:
• collegare in modo strutturale la Svizzera alla Valle Olona
• creare un asse ferroviario funzionale fino a Milano
• integrare Varese nei grandi flussi di mobilità sostenibile del Nord Italia
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4. Un progetto di area vasta: Varese come capoluogo con visione
Questo non è un progetto che riguarda solo Varese città.
È un progetto che chiama in causa tutti i Comuni confinanti, la Provincia di Varese e l’intero sistema della Valle Olona.
Varese, in quanto capoluogo di provincia, ha il dovere di esercitare una funzione di guida e coordinamento:
• promuovendo accordi sovracomunali
• costruendo una governance territoriale stabile
• facendo sintesi tra interessi locali e visione strategica
• rappresentando il territorio nei tavoli regionali e transfrontalieri
Solo con una cooperazione strutturata tra enti locali questo progetto può diventare realtà.
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5. Copertura finanziaria realistica
La sostenibilità economica del progetto poggerebbe su tre pilastri:
• fondi regionali e statali per il recupero dell’area e della linea ferroviaria
• contributi europei per mobilità sostenibile e rigenerazione urbana
• capitali privati per la realizzazione della struttura multipiano, ripagata attraverso le marginalità di esercizio su un arco di 30 anni
Non è esclusa, inoltre, una partecipazione finanziaria svizzera, vista la ricaduta diretta sul sistema di mobilità ticinese.
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Perché parlo “per giusta causa”
Parlo di questo progetto non in astratto, ma per competenza.
La tratta ferroviaria della Valmorea è di proprietà di FNM, il gruppo che gestisce le Ferrovie Nord Milano.
Questo significa che esiste già un soggetto industriale pubblico in grado di:
• intervenire sulla linea
• progettare il servizio
• integrarlo nel sistema ferroviario lombardo
• garantire sostenibilità tecnica e gestionale
Rivestendo il ruolo di sindaco di Daverio e di presidente di Malpensa Distripark (gruppo FNM).
Questo mi consente di conoscere direttamente:
• le dinamiche della logistica
• i flussi di mobilità
• le criticità infrastrutturali
• le opportunità di finanziamento pubblico-privato
e di avere un canale istituzionale già aperto con i soggetti chiave coinvolti.
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Conclusione
Questa non è un’utopia.
È una proposta concreta di governo del territorio, che unisce:
• sviluppo economico
• sostenibilità ambientale
• qualità della vita
• rigenerazione urbana
• cooperazione istituzionale
Varese può diventare il motore di una nuova stagione infrastrutturale per tutta l’area transfrontaliera.
Serve visione.
Serve coraggio politico.
Serve la volontà di trasformare una grande risorsa: i frontalieri, in una leva strutturale di crescita e innovazione per l’intero territorio.




