Varese - 21 gennaio 2026, 11:50

Gli effetti dell’accordo Mercosur sul territorio varesino: «Rinunciare a stare nei mercati globali rischia di indebolire le piccole e medie imprese»

Il commento della vicesindaca Ivana Perusin sull'accordo che coinvolge i paesi del Sud America: «Il dibattito va affrontato valutando le opportunità per l’Italia e per realtà produttive come la nostra. Varese è la sesta provincia italiana per valore dell’export verso i Paesi del Mercosur e per molte imprese varesine il commercio internazionale non è una scelta ideologica, ma una condizione concreta di competitività»

Ivana Perusin, vicesindaca di Varese

Ivana Perusin, vicesindaca di Varese

Il dibattito sull’accordo Mercosur – che coinvolge Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay – va affrontato partendo dai territori e dai dati, valutando in modo concreto le opportunità che questi Paesi rappresentano per l’Italia e per realtà produttive come la nostra. L’accordo prevede la creazione della più grande area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di persone coinvolte. L’Unione Europea è già oggi il principale partner commerciale dell’area e l’Italia gioca un ruolo rilevante: gli scambi valgono circa 16 miliardi di euro e coinvolgono 3,4 milioni di posti di lavoro. 

In questo quadro si inserisce la provincia di Varese, una delle aree produttive più importanti della Lombardia e del Paese: oltre 60.000 imprese, una forte vocazione manifatturiera e un’economia che vive di export e filiere internazionali, in particolare nei settori della meccanica, dell’aerospazio, della chimica, dei macchinari e dei servizi ad alto valore aggiunto. Non è un dato teorico: Varese è la sesta provincia italiana per valore dell’export verso i Paesi del Mercosur. Per molte imprese varesine, il commercio internazionale non è una scelta ideologica, ma una condizione concreta di competitività. Oltre il 40% della produzione manifatturiera locale è legata direttamente o indirettamente ai mercati esteri e l’America Latina rappresenta un’area in crescita per diverse filiere; secondo le stime, l’accordo potrebbe portare a un incremento dell’export fino al 40%.

L’intesa UE–Mercosur non è solo un accordo commerciale, ma una scelta di campo a favore di regole comuni, cooperazione e apertura dei mercati, in un contesto internazionale sempre più frammentato e complesso. In questo senso va riconosciuto il lavoro della Commissione Europea, che ha il compito di negoziare accordi complessi tenendo insieme interessi economici, tutela del lavoro, sostenibilità ambientale e protezione delle produzioni di qualità. Un’Europa capace di negoziare in modo unitario è una risorsa fondamentale per territori produttivi come il nostro: consente di rafforzare il peso delle imprese sui mercati internazionali e di evitare che la competizione globale avvenga senza regole. Per questo ritengo non corretto affrontare il tema con posizioni di chiusura o di retroguardia. Difendere il lavoro e le imprese non significa rinunciare agli scambi, ma governarli, pretendendo accordi equilibrati che garantiscano concorrenza leale, tutela ambientale, diritti dei lavoratori e protezione delle produzioni di qualità. Nell’attuazione dell’accordo, vanno assolutamente considerate le giuste istanze degli agricoltori e delle associazioni di categoria, tese a tutelare la qualità dei prodotti e della concorrenza.

Pensare di proteggere territori produttivi come il nostro alzando muri o rinunciando a stare nei mercati globali rischia invece di indebolire proprio le piccole e medie imprese, che hanno bisogno di regole chiare, accesso ai mercati e di un’Europa capace di negoziare con forza. Il compito delle istituzioni locali è portare questa voce nei livelli decisionali più alti: una voce pragmatica, fondata sui dati, che tenga insieme sviluppo economico, lavoro e sostenibilità.

c.s.

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