Territorio - 21 gennaio 2026, 13:42

Cateteri venosi centrali e rischio di sanguinamento in pazienti adulti: studio coordinato dal dottor Mumoli su prestigiosa rivista

La TH Open, realtà riconosciuta a livello internazionale, ha pubblicato l'opera. Asst Valle Olona: «L’encomio va al dottore e al gruppo di collaboratori per aver saputo trasformare un problema clinico reale e quotidiano in un lavoro scientifico di alto livello»

La ricerca clinica italiana continua a distinguersi a livello internazionale grazie a lavori capaci di coniugare rigore scientifico, rilevanza clinica e ricadute concrete sulla pratica quotidiana.

In questo ambito si colloca la recente pubblicazione apparsa su TH Open, prestigiosa rivista internazionale nell’ambito della trombosi e dell’emostasi, firmata da un gruppo di ricercatori italiani coordinato dal dottor Nicola Mumoli, Dipartimento di Area Cardiovascolare di Asst Valle Olona e Direttore della Medicina Interna a indirizzo cardiologico. 

Lo studio affronta uno dei nodi più complessi della medicina ospedaliera contemporanea: il rischio di sanguinamento legato al posizionamento dei cateteri venosi centrali in pazienti adulti ad alto rischio emorragico.

Si tratta di una procedura indispensabile nella gestione dei pazienti critici, oncologici ed ematologici, ma da sempre circondata da timori, incertezze e comportamenti clinici non uniformi.

Attraverso una revisione sistematica e meta-analisi di ampio respiro, che ha incluso oltre 7.600 pazienti e quasi 9.000 procedure, il lavoro coordinato dal dr. Mumoli fornisce una sintesi solida e aggiornata delle migliori evidenze disponibili.

I risultati dimostrano che il posizionamento del catetere venoso centrale è, nella grande maggioranza dei casi, una procedura sicura anche nei pazienti con coagulopatia o trombocitopenia, purché eseguita con tecniche adeguate, in particolare con guida ecografica, e con un approccio clinico razionale e personalizzato.

Particolarmente rilevante è il messaggio che emerge in modo chiaro dallo studio: parametri di laboratorio tradizionali, spesso utilizzati come unico riferimento decisionale, non sono di per sé predittivi di un aumentato rischio emorragico.

Al contrario, strategie moderne basate sull’ecografia e su una valutazione emostatica più avanzata permettono di ridurre le complicanze e, al tempo stesso, di evitare trasfusioni inutili, con benefici evidenti per i pazienti e per il sistema sanitario.

Il valore di questa pubblicazione va ben oltre l’ambito accademico e rappresenta un contributo concreto alla sicurezza delle cure, con implicazioni dirette per la pratica clinica quotidiana, l’organizzazione dei percorsi assistenziali e l’appropriatezza degli interventi.

In un contesto sanitario sempre più complesso, studi come questo aiutano i clinici a prendere decisioni fondate su evidenze robuste, riducendo la variabilità e migliorando la qualità dell’assistenza.

L’encomio va quindi al dottor Nicola Mumoli e al gruppo di collaboratori che hanno partecipato allo studio, per aver saputo trasformare un problema clinico reale e quotidiano in un lavoro scientifico di alto livello, riconosciuto da una delle riviste più autorevoli del settore.

Questo risultato testimonia come la ricerca svolta all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, quando guidata da competenza, metodo e visione clinica, possa raggiungere traguardi di assoluto rilievo internazionale. Un esempio virtuoso di ricerca applicata, capace di incidere concretamente sulla pratica medica e di rafforzare il ruolo della sanità italiana nel panorama scientifico globale.

Comunicato Stampa

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