Territorio - 20 gennaio 2026, 07:19

«A Crans Montana è mancato tutto, anche la logica. Organizziamo corsi sulla sicurezza nelle scuole superiori»

Sulla tragedia svizzera di Capodanno abbiamo parlato con un esperto del settore come l'ingegner Luca Marelli, titolare della Siai Group di Laveno Mombello: «La prevenzione avrebbe significato avere vie d'esodo adeguate, porte con maniglioni a spinta illuminate e sbocchi su luoghi sicuri. In fase di protezione avrebbero dovuto funzionare estintori, idranti e sistemi di allarme per velocizzare la fuga e invece non c'erano né un piano di emergenza chiaro e né personale addestrato alla gestione dell’emergenza. Il concetto del "buon padre di famiglia" sta cedendo alla logica del profitto»

L'ingegner Luca Marelli in "azione"

L'ingegner Luca Marelli in "azione"

Le tragiche immagini dell'incendio del locale di Crans Montana, a Capodanno, con il suo carico inaccettabile di morti e di feriti che stanno lottando per la vita anche all'ospedale di Niguarda a Milano, sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Sembra incredibile, a quanto si apprende dall'inchiesta, tanto più in un locale svizzero, mancassero quasi tutte le prescrizioni di sicurezza che un bar discoteca dovrebbe seguire scrupolosamente a tutela dei clienti ma anche del personale che ci lavora.

Proprio di sicurezza, delle persone, del lavoro, dei luoghi pubblici e privati, parliamo con l'ingegner Luca Marelli che a Laveno Mombello guida la Siai Group, azienda specializzata del settore, al quale abbiamo chiesto una riflessione su quanto accaduto e su quanto sia importante questo tema, che tante volte può fare la differenza tra la vita e la morte. 

Ingegner Marelli di cosa si occupa la sua attività professionale che ha sede a Laveno?

Siai Group è una realtà nata nel 1998 su mia iniziativa. Nel corso degli anni siamo cresciuti grazie all'apporto di professionisti qualificati, investendo in spazi e attrezzature specialistiche per offrire progettazione e consulenza d'eccellenza nell'ambito dell'ambiente e dell'industria. Il nostro focus principale è sempre stato la Safety. Siamo nati in un momento storico cruciale: era appena entrata in vigore la cosiddetta "626", la prima norma organica per la sicurezza dei lavoratori, che ci ha accompagnato fino al 2008, quando è stato introdotto il Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro (81/08). In queste leggi troviamo il concetto cardine del nostro lavoro: "Valutare i rischi". È il primo passo fondamentale per ridurre gli incidenti attraverso le due armi che abbiamo a disposizione: la prevenzione e la protezione.

Come si applicano questi concetti tecnici a contesti di vita quotidiana o di svago, come nel caso dei tragici fatti di Crans Montana?

Anche se Crans Montana si trova in Svizzera, i principi non cambiano. Qualsiasi locale pubblico è, a tutti gli effetti, un luogo di lavoro. Il datore di lavoro ha il compito di valutare i rischi: non solo quelli "ordinari" legati alla somministrazione di cibi, al rumore della musica o alla gestione di un interrato, ma soprattutto quelli legati all'emergenza. Un DL deve adottare misure preventive per evitare che il pericolo si manifesti - come vietare fiamme libere o usare materiali ignifughi - e misure di protezione per contenere i danni se l'evento accade. A Crans Montana, la prevenzione avrebbe significato avere vie d'esodo adeguate, porte con maniglioni a spinta illuminate e sbocchi su luoghi sicuri. In fase di protezione, invece, avrebbero dovuto funzionare estintori, idranti e sistemi di allarme EVAC per velocizzare la fuga. Guardando i video di quella notte, ci si chiede perché molti ragazzi filmassero invece di scappare o perché la musica non sia stata interrotta. La risposta sta nella mancanza di un piano di emergenza chiaro e di personale addestrato alla gestione dell’emergenza.

Lei parla spesso del trinomio "Informazione - Formazione - Addestramento". Cosa significa concretamente in un contesto di emergenza?

Significa consapevolezza. In un momento di festa, bisogna sapere che l'evento accidentale può capitare. Sapere cosa fare per tutelare se stessi e gli altri è il risultato di un percorso: l'Informazione ti dà i dati, la formazione ti spiega la teoria, ma è l'addestramento che ti permette di agire. A Crans Montana, una squadra addestrata avrebbe spento il focolaio immediatamente o gestito l'evacuazione con ordine. Spesso ai corsi antincendio mi chiedono: "Ma aprire le porte non alimenta le fiamme con l'ossigeno?". È vero, ma è un rischio calcolato: i fumi sono caldissimi e tossici per monossido di carbonio. Trattenerli all'interno accelera il flash over, l'incendio generalizzato. L'addestramento serve a capire come e quando agire per salvare vite.

Esistono differenze sostanziali tra l'approccio italiano e quello di altri Paesi, come ad esempio la Svizzera?

In Italia abbiamo il D.Lgs. 81/08, una legge estremamente articolata. In Svizzera i regolamenti sono più locali e basati sulla "ragionevolezza", ma quel concetto di "buon padre di famiglia" che dovrebbe guidare chi gestisce locali pubblici sta venendo meno un po' ovunque a favore del profitto. In Italia, i locali di spettacolo sopra certe dimensioni sono soggetti al controllo rigoroso dei vigili del fuoco. Questo significa che un professionista deve progettare affollamenti, vie d'esodo e impianti antincendio che vengono poi validati dai vigili del fuoco e verificati periodicamente. In pratica, tutto il sistema di garanzie che purtroppo è mancato a Crans Montana.

In conclusione, cosa possiamo fare per migliorare la sicurezza dei più giovani? Avete dei progetti in corso?

Noi di Siai Group, come tecnici ma anche come genitori, sentiamo questa responsabilità. Stiamo organizzando interventi nelle scuole superiori della zona per spiegare ai ragazzi le dinamiche degli incendi e le procedure di emergenza. Non solo teoria: facciamo addestramento pratico con il nostro Centro di Addestramento Mobile. Il CAM è una struttura d'eccellenza, una delle poche in Italia, che permette di simulare e percepire in totale sicurezza cosa significa trovarsi in un ambiente invaso dal fumo, al buio e con rumori molesti. È un'esperienza che cambia la percezione del rischio. Colgo l'occasione per invitare istituzioni e aziende a collaborare con noi sponsorizzando queste iniziative: l'obiettivo è rendere i nostri giovani più sicuri e consapevoli, senza che questo costi nulla alle scuole o alle famiglie.

Claudio Ferretti

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