Territorio - 18 gennaio 2026, 20:00

Reveliozaifa “svaresa” Castellanza: tra ex industrie, il gigante campanile e il “giallo” del Cotonificio Candiani-anzi-Cantoni

Niente "giallino municipio" stavolta, ma un campanile da record (o quasi) e un fiume che un tempo si vestiva alla moda. Il fortunato format di Valerio Fazio va alla scoperta della Castellanza industriale, tra imprecazioni da passaggio a livello e citazioni "colte"

Reveliozaifa “svaresa” Castellanza: tra ex industrie, il gigante campanile e il “giallo” del Cotonificio Candiani-anzi-Cantoni

Puntuale come un treno (di quelli che non passano più dal vecchio passaggio a livello), è arrivato il venerdì e con lui una nuova "svaresata" di Valerio Fazio, in arte @reveliozaifa. Questa settimana, il creator varesino armato di ironia e smartphone ha fatto tappa a Castellanza, o per dirla con la geografia locale: un po' a Castellanza e un po' a Castegnate, i due quartieri storicamente divisi dall'Olona ma uniti dal “fato”.

E proprio la divisione tra Castellanza alta e la bassa Castegnate è stato il fil rouge dell'avventura. Il tour di Valerio inizia dalle parti di viale Lombardia, dove un tempo la sbarra del passaggio a livello faceva sbottare generazioni di automobilisti e che presto avrà una tanto agognata rotonda. Da lì, il creator ci porta subito a caccia del suo pezzo forte: il "giallino municipio". Ma a Castellanza l'impresa fallisce. Davanti a Palazzo Brambilla, storica sede comunale, Revelio si deve arrendere: l'edificio è nobile e austero, e la Soprintendenza non permetterebbe mai uno scivolone cromatico così ardito. «Niente giallino oggi», ammette sconfitto.

Il nostro esploratore si inoltra poi in piazza Paolo VI, all’ombra del gigantesco campanile della chiesa di San Giulio. Valerio svela con orgoglio che si tratta del sesto campanile più alto d’Italia (anche se c'è chi giura sia il settimo, un mistero su cui Castellanza potrebbe dibattere per decenni). All’interno, non manca l’apprezzamento per i sontuosi mosaici e la solita curiosità dissacrante: «Ma quell’angelo cosa fa, prende il sole?».
Tra un drink in un bar locale per rifocillarsi e uno sguardo disilluso verso i palazzi di fronte alla chiesa (che per la cronaca, ospitano tra l'altro la Caritas e vedevano un tempo partire il tradizionale volo della Merla), Valerio scende la mitica via Costalunga. Direzione: la LIUC.
Qui però si consuma il dramma storico. Valerio celebra il recupero dell'ex area industriale definendola il «Cotonificio Candiani». Orrore per ogni castellanzese doc! È l’ex Cotonificio Cantoni! Il Candiani a cui fa riferimento Valerio è solo un benefattore, ma il danno è fatto e il web non perdona (ma noi sì!).

La passeggiata prosegue costeggiando l'Olona. Valerio, osservando le vecchie fabbriche abbandonate che un giorno dovrebbero (forse, chissà, magari un giorno assai lontano) diventare il famoso polo dell'innovazione MILL, ricorda una leggenda vera e certificata dai locali: «Negli anni '80 l'Olona cambiava colore in base a quello che tingevano le industrie». Un fiume camaleonte. Meno camaleontica è invece la funzione dei dormitori universitari, collegati alle aule dal caratteristico sottopasso che il nostro creator esplora sentendosi un po' Indiana Jones.
Sempre nei dintorni dell’università e del fiume, si passa alla piazza del Mercato (o Visconte Cerini, a seconda di chi vi dà le indicazioni). Ed è proprio qui, in zona biblioteca (ex Manifattura Tosi), che scatta l’allarme "graffiti". Ma è sui pali attorno alla zona che Valerio nota un'opera d’arte contemporanea non proprio usuale: le coperture a maglia fatte dalle signore dello Knit Cafè. Che, come sempre, non perdono occasione per trasformare l'arredo urbano in pezzi unici, definiti «preservativi per pali».

Ultima tappa? San Bernardo, dove non scende solo lo spirito santo ma anche le befane del Cai ogni 6 gennaio dal celebre campanile. E infine, il meritato relax al parco della Corte del Ciliegio, luogo simbolo di Castegnate, con tanto di tettoia dove i castellanzesi trovano riparo e un tavolo da ping pong con tanto di racchette pre-posizionate che manda in brodo di giuggiole il nostro Valerio.
Come si conclude la visita? Ovviamente con l’adesivo «Svaresando» applicato in Piazza Mercato. Castellanza è stata ufficialmente "svaresata". E chissà, magari la prossima volta Valerio imparerà la differenza tra Cantoni e Candiani. Ma d'altronde, il bello del viaggio è anche sbagliare strada.

Giovanni Ferrario

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