Chiudiamo gli occhi. Entriamo nella macchina del tempo e in quella della verità, e chiediamo: riportateci al gol più bello mai visto al Palalbani in questa nuova vita dei Mastini. Ed eccoci lì, sette anni fa. Eccoci davanti al numero 12 che, spostato sulla balaustra nella zona difensiva del Varese, dietro la linea blu, parte con la sua corsa solitaria, come se al posto dei pattini avesse ali di farfalla, libero, veloce, imprendibile, così bello e puro mentre scende e si accentra da non sembrare umano, prima di andare sotto la nord a schiacciare il disco in rete nell'unico modo in cui si poteva definire: alla Franchini, da mago. Torniamo a stasera e a un secondo tempo contro l'Appiano in cui il Varese aveva subito assedi medievali e, sul 3-2 ma anche sul 4-2, sembrava sul punto di cadere da un momento all'altro. Sembrava. Finché un giocatore con la maglia numero 18 non ha preso il disco nello stesso punto in cui lo fece Franchini nel dicembre del 2018, divorando il ghiaccio metro dopo metro, resistendo al ritorno degli avversari fino ad andare a insaccare il gol più bello mai visto dopo quello di sette anni fa. Di più: in inferiorità numerica. Da mago. Alla Franchini.
Dobbiamo aggiungere altro? Sì, dobbiamo.
E, quindi, dobbiamo aggiungere che il 6-2 sull'Appiano con l'ultimo gol di Marcello Borghi con un tocco sotto porta nel terzo tempo è stato preceduto da un primo e un secondo tempo di una bellezza, di una sofferenza, di una resistenza e di una capacità di colpire gli ospiti sempre nel momento in cui parevano poter affondare la loro lama nel Varese a dir poco straziante e a dir tanto struggente. Il Varese di stasera ci ha ricordato quella squadra di una favola che papà Fabio Vanetti spesso ci racconta. Una squadra che andò a giocarsi la Coppa Italia a Selva di Val Gardena nel 2017 contro il Fiemme. Una squadra che, ripartendo in contropiede in maniera sublime nei momenti della vita o della morte, patendo in maniera indicibile davanti a SerraTura ribaltò tutto con due gol di Schina e il gol decisivo del 4-3 di un altro Vanetti, Andrea. Una squadra capace di essere inferiore, eppure superiore. Una squadra capace di stringersi, morire, vincere. Una squadra chiamata Milano Rossoblù fatta dalla stessa pasta d'acciaio di Re, Schina, Terzago, Marcello Borghi, Vanetti. E, in panchina, guidata da Massimo Da Rin.
Ecco, questo Varese da 3 gol su 6 in inferiorità numerica, questo Varese che in 21 secondi ribalta nel primo tempo, sempre in 4 contro 5, un Appiano che pensava solo a giocare e attaccare (ma nell'hockey conta ancora quella cosa chiamata cuore e quell'altra di nome esperienza), questo Varese che in 3 per 2 minuti nella ripresa fa muro davanti a un superbo Pippo Matonti, questo Varese con gli immortali Re e Schina, questo Varese su cui alla vigilia magari qualcuno non avrebbe scommesso più nulla, a noi, piace. Perché ha il fuoco della Fenice.
E piace anche grazie a Christian Buono. Non ha segnato, fermandosi a una traversa, ma ha fatto di più: ha liberato, con la sua visione di gioco e la sua "presenza" (presenza significa che gli occhi sono tutti su di lui, cosicché i compagni possano colpire), soprattutto Bastille, e anche una squadra a cui bastava un piccolo ingranaggio per poter arrivare davanti al patibolo e al boia a dire: oggi, e anche domani, a morire non siamo noi.
Secondo tempo: il gol più folle di Bastille e della vita
Prima di tutto, silenzio in sala: parte la copertina del campionato del Varese. Raphael Bastille intercetta il disco dietro la blu difensiva con il Varese in inferiorità numerica e, avanzando come una falce che trebbia il fieno, tenendo botta al ritorno dei difensori, si accentra e, sotto la nord, mette il disco tra la spalla del portiere e la traversa: è il 5-2 del Varese, il gol più bello e folle, da orgasmo. Viene giù la curva, viene giù tutto, vengono giù anche gli dei gialloneri. Impossibile, eppure vero. È il +3 di un secondo tempo di assedio totale altoatesino - c'è anche da annotare una clamorosa traversa, palo, linea di Roach - e resistenza semieroica del Varese, per 8 minuti su 20 in inferiorità (anche in 3 contro 5 per 2 minuti), asserragliato davanti a uno strepitoso Pippo Matonti (una parata su Graf è da strapparsi i capelli, e poi quegli spostamenti di porta che ricordano la leggenda appena ripartita da Varese), dopo che Andrea Schina aveva scagliato una delle sassate per cui l'amiamo dalla sua mattonella a inizio tempo per il 4-2. È un Varese da lotta nell'arena, un Varese con Re e Schina - ma anche gli altri, a partire da Bertin, nostro Mvp della stagione per regolarità - da applausi là dietro, un Varese dove il talento di Bastille è libero, selvaggio, avvolgente e feroce allo stesso tempo.
Primo tempo: 41 minuti di follia
Il sottosopra e il cielo giallonero si toccano in un primo tempo folle. Il fondo di 8 minuti in superiorità (1'36" in 5 contro 3), dopo lo svantaggio dello 0-1 al primo tiro ospite di Pardatscher (tocco sotto porta), senza una vera occasione da gol, anzi rischiando anche lo 0-2 e, poi, in un lampo l'estasi e tutta la follia e la bellezza dell'hockey. Il cielo di due gol gialloneri in 21 secondi in inferiorità numerica, uno su un rigore preso e trasformato da Bastille (1-1 con disco nell'angolino dopo aver spiazzato il portiere), un altro su un magistrale contropiede di Terzago che ruba il disco e parte dalla blu per il 2-1, quindi il tris ancora di Bastille su numero a destra di Buono, che fa sedere mezzo Appiano, smarca Ghiglione per l'assist del 3-1 in nemmeno tre giri di lancetta. Poi ci pensano Eruzione e Williamson con una grande azione a riaprire tutto: 3-2. Prima che Raphael chiudesse tutto: ci perdoni se lo chiamiamo mago, Marco? Pazzie da hockey.
Varese-Appiano 6-2 (3-2, 2-0, 1-0)
Reti: 2’09” Pardatscher (Roach, Morandell) 0-1, 15’58” Bastille su rigore in inf. 1-1, 16’19” Terzago in inf. 2-1, 18’09” Bastille (Ghiglione, Buono) 3-1, 19’33” Williamson (Eruzione, Graf) 3-2; Williamson); 23’52” Schina (Marcello Borghi, Terzago) 4-2, 38’23” Bastille in inf. 5-2; 57’05” Marcello Borghi (Bastille, Makinen) in sup. 6-2.
Varese: F.Matonti (Pisarenko); Schina, Re, M.Borghi, Terzago, Perino; Makinen, F.Crivellari, Buono, Ghiglione, Bastille; Bertin, M.Matonti, Xamin, M.Mazzacane, Tilaro; E.Mazzacane, Fornasetti, P.Borghi, Venturi, Peterson. Coach: Massimo Da Rin
Appiano: Reinalter (Paller); Radin, Spitaler, Eruzione, Williamson, Graf; Oberrauch, Roach, Messner, Pardatscher, Morandell; Galimberti, Rottensteiner, Castlungher, Amici; Chizzali, Steiner, Engl. Coach: Mac Gregor Sharp.
Arbitri: Jeremy Bassani, Luca Boverio (Aris Biaggi, Riccardo Pignatti)
Note - Tiri Va 30, Ap 32. Penalità Va 12', Ap 22'. Spettatori: 890.
Master Round
1ª giornata: Varese-Appiano 6-2, Caldaro-Pergine 5-3, Alleghe-Aosta 4-5 ai rigori (850 spettatori; 3 gol Alleghe con Viikila, Iori e Huhtela dal 47' quando si era sull'1-4, poi l'Aosta ha vinto segnando tre rigori su tre con Nimenko, Nardella e Plouffe-Dubé)
2ª: Varese-Aosta (giovedì 22 gennaio, ore 20.30), Appiano-Caldaro (20), Pergine-Alleghe (20.30)
3ª: Caldaro-Varese (sabato 24 gennaio, ore 18)
4ª: Varese-Pergine (giovedì 29 gennaio, ore 20.45)
5ª: Alleghe-Varese (sabato 31 gennaio, ore 20.30)
6ª: Appiano-Varese (sabato 7 febbraio, ore 19.30)
7ª: Aosta-Varese (giovedì 12 febbraio, ore 20)
8ª: Varese-Caldaro (sabato 14 febbraio, ore 18.45)
9ª: Pergine-Varese (giovedì 19 febbraio, ore 20.30)
10ª: Varese-Alleghe (sabato 21 febbraio, ore 18.30)
Classifica master round
Caldaro 20 punti. Varese 16. Alleghe 15. Aosta 14. Appiano 13. Pergine 11
Qualification round, prima giornata
Bressanone-Feltre 2-4, Valpellice-Dobbiaco 2-7, Fassa-Fiemme 2-3 (1.450 spettatori)
Classifica: Feltre, Fassa 11. Valpellice 10. Fiemme, Dobbiaco 9. Bressanone 8.
Giovedì 22: Dobbiaco-Bressanone (20), Feltre-Fassa (20.30), Fiemme-Valpellice (20.30)








































