Busto Arsizio - 11 gennaio 2026, 19:21

VIDEO E FOTO. Francesco e Giovanni, i nomi in voga a Busto quasi 500 anni fa. Ma c'è anche un simpatico "mistero" che tocca molte famiglie

Alla Biblioteca Capitolare le riflessioni di don Francesco Casati sul Battesimo e gli interventi di Elena Angeleri e Salvatore Bollini che hanno unito arte alla vita qualche rivelazione e una certezza: i bustocchi prendono a cuore la loro storia ancora oggi, lo prova la sala affollatissima

Alzi la mano chi in famiglia non ha mai avuto qualcuno battezzato con un nome e chiamato poi di fatto con un altro. Nell'affollatissimo incontro alla Biblioteca Capitolare di Busto Arsizio sul Battesimo (LEGGI QUI) Salvatore Bollini Marcora cita alcuni simpatici esempi di cambi drastici di nome nella vita familiare e cittadina. Riflessioni teologiche, analisi artistiche e passaggi storici hanno caratterizzato l'incontro nella sala di via Don Minzoni. A giudicare dal tutto esaurito, i bustocchi prendono a cuore ancora la loro storia.

Con il dipinto di Bernardino Lanino, "Il Battesimo di Cristo" del 1554, un tuffo dunque in un pomeriggio che ha mostrato più risvolti sotto gli occhi anche di monsignor Severino Pagani e di personaggi che hanno a cuore la città e le sue radici come Antonio Pedèla Tosi. La prima parte, con don Francesco Casati, dedicata proprio al battesimo. «La vita è un dono - ha ricordato il sacerdote - nessuno di noi ha chiesto di essere al mondo. Tutto è dentro la logica del dono». 

Il ponte con l'arte è offerto dalla splendida opera esposta nella sala della Biblioteca Capitolare. Si vede sullo schermo, all'inizio dell'intervento della professoressa Elena Angeleri, ma poi ecco che questo si solleva e il quadro compare. «Un olio su tavola - spiega la docente - di 2,62 per 1,82  e come si vede nel cartiglio c'è la firma di Bernardino con la data 1554». L'autore affermato, influenzato da Gaudenzio, ha terminato l'opera a Vercelli, poi questa sarà trasportata a Milano per essere incorniciata. Ma si scoprono anche altri tesori da approfondire, compresa una Bibbia stampata a Venezia nel Settecento che ha come incisore una monaca, suor Isabella (prima, Elisabetta) Piccini. 

Passano i libri tra il pubblico, che li osserva, li fotografa, si stupisce. Quanti tesori si possono scoprire qui e vanno trattati con riguardo.

Dopo l'analisi del quadro di Lanino, si passa ai nomi. Se ci si soffermasse ai cognomi, poche sorprese: si apre un libro e compaiono gli immancabili Crespi a Busto, oppure i Tosi, ma questo sarà tema che verrà affrontato per la festa patronale. Sul fronte dei nomi ecco che si scopre che all'epoca di questo quadro "vincevano" soprattutto Francesco e Giovanni (non Battista), poi Ambrogio o Angelo.  Insomma, corsi e ricorsi, perché molti di questi nomi si ripeteranno nel tempo.

Come il "mistero" delle famiglie, dove un Giovanni passa alla storia di casa come Luigino o Natalina era in realtà Caterina. Già allora sistematicamente accadeva. 

Tutto ciò nonostante il nome fosse una questione seria e l'atto di Battesimo anche di più non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello civile.  "Fa fede" a lungo, infatti, accanto ad un altro elemento chiave, come suggerisce il professor Franco Bertolli che ha ricostruito altri importanti aspetti in un intervento finale: gli atti notarili.

Ma. Lu.

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