C'è qualcuno come la curva del Milano che lotta da cinque anni di riavere la propria squadra e metterà in scena sabato sera, durante la semifinale per il titolo Renon-Cortina, la più commovente e straordinaria delle partite. Quella di una tifoseria che riempirà una parte dell'Arena Santa Giulia, "insieme per il Milano": la Saima siamo noi, ridateci delle maglie e una squadra da riempire con il nostro spirito. E c'è qualcuno come il Varese che in questi cinque anni c'è stato, e vuole continuare ad esserci.
Noi la semifinale di Coppa Italia con il Caldaro la giocheremmo, anzi la giocheremo come se fosse l'ultima partita della vita e il mondo stesse per finire. Come se volessimo regalare un'ultima grande notte a chi ci ha portato fin qui, a chi non c'è più, a chi forse ci sarà ancora e sempre, ma anche a noi stessi e chi ci è sempre stato. Noi giocheremmo pieni di fuoco, orgoglio e riscossa appendendo nel cuore dello spogliatoio e delle tribune che si riempiranno di giallonero a caratteri cubitali queste parole, che in tanti (troppi) ripetono da giorni: "Il Caldaro ha già vinto". Ha già vinto, forse stravinto, ma noi vogliamo giocarci questa partita come se fosse l'ultima. E, cioè, così.
Noi vorremmo ritrovarci un'ultima volta, tutti assieme, come se fosse la prima volta, mettendo i Mastini davanti alle ferite, alle debolezze, alle sconfitte, alle vittorie, agli errori, perfino alla Coppa: a Merano, tanti anni fa, eravamo una cosa sola, pubblico, giocatori, allenatore, club, remavamo tutti dalla stessa parte, ci trovavamo tutti sulla stessa barricata. Quella dietro la rete della Meranarena dove cantavamo, ci abbracciavamo, soffrivamo così. Uniti. Con una solo voce, un solo coro. Da popolo giallonero. Non contava il risultato, contava esserci. Alzare le sciarpe, finire la voce. Tutta-Varese-deve-cantare. Fino alla fine forza Varese. Curva. Rosamunda. Fede. Questi sono i veri Mastini: quelli che si fanno amare, sugli spalti e sul ghiaccio. Quelli che ci hanno fatto piangere, di gioia e di dolore, ma comunque piangere. Senza nomi, senza volti che non siano il nome del Mastino e il colore giallonero.
Nell'ultima partita vorremmo accanto a noi Roberto Blumer, presidente di sempre e per sempre. Presente in silenzio, ma questo non vuol dire silenzioso perché durante le partite, in piedi dietro l'ultima fila della tribuna, esulta, impreca, applaude e non importa che quella sul ghiaccio si chiami Argo, Kronenbourg, Shimano o la squadra di oggi. Ne ha vissute tante, le ha vissute tutte, ma è sempre lì, ed è sempre qui, all'altezza del cuore. Perché per lui quelle maglie giallonere sono come l'aria. Non ha mai chiesto nulla, continua a dare tutto: il suo amore purissimo, incontaminato, travolgente. Come Blumer non ne esiste un altro. E noi domani saremo lì. Come lui. Con lui. Per lui e per ciò che ci lascia il suo modo di essere accanto ai Mastini: presenti, credenti, ferventi.
Un'ultima volta la vorremmo esattamente così: una polveriera pronta a esplodere, anche se fuori c'è il gelo. Settimane difficili fatte anche di faccia a faccia, confronti, notti insonni, dubbi: è la storia del Varese, sul filo di un rasoio. Ma è una storia che ha sempre trovato uomini degni di esserne all'altezza proprio quando l'avversario è grande come la notte, e noi una fiammella giallonera nel buio: le vittorie più belle, qui, sono sempre nate dalle sconfitte annunciate (dagli altri). Dalle partite in cui nessuno avrebbe scommesso un euro sui Mastini: nessuno, tranne i Mastini.
Voi sapete quante volte tirò in porta il Caldaro verso Perla nella finale vinta nel 2023? 46, eppure finì come sappiamo, sbronzi al bar a fare festa. E quanti tiri spararono gli altoatesini su Jodie Manfroi del Feltre nell'ultimo atto di un anno fa in via Albani? 37 contro 21, eppure finì 3-0 per Foltin e compagni. E furono 38 - contro i 21 gialloneri - quelli scagliati contro Pippo Matonti nel 4-3 giallonero all'overtime in Alto Adige della scorsa stagione regolare deciso ai rigori da Tilaro, Franchini e Makinen. Questo è l'hockey: ai playoff, quasi sempre, vince il più forte. In Coppa chi soffre di più. Chi muore di più. Chi ha qualcosa in più da dire e da fare perché una semplice partita si trasformi nell'ultima partita della vita. O la penultima...
Il ritrovo dei tifosi gialloneri
Vista l'assenza di parcheggi fuori dall'Arena Santa Giulia, la stragrande maggioranza del popolo giallonero (sono previsti almeno 400-500 varesini, l'indicazione è quella di acquistare i biglietti della "categoria A") si ritroverà alla stazione di Rogoredo (dove sono presenti parcheggi e una navetta per il palaghiaccio ogni 6 minuti) attorno alle 18.15 e, poi, alle 18.45 all'entrata dell'arena. La navetta andrà e tornerà da Rogoredo dalle 17 alle 24.
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Il programma delle final four di Coppa Italia...
Semifinali
Venerdì 9 gennaio, ore 20: Caldaro-Varese
Sabato 10, ore 11: Alleghe-Appiano
Finale
Domenica 11, ore 15.30
...e quello delle final four per l'assegnazione dello scudetto
Semifinali
Sabato 10: Asiago-Cortina (ore 15.30), Renon-Vipiteno (ore 20)
Finali
Domenica 11: ore 11 3°/4° posto, ore 20 1°/2° posto
IN QUESTO VIDEO LO SPIRITO DELLA MERANARENA
Hockey - 08 gennaio 2026, 14:31
Appendete questa frase a caratteri cubitali nello spogliatoio e sulle tribune: "Il Caldaro ha già vinto". E poi vediamo cosa succede
Domani final four a Milano per l'assegnazione della 30ª Coppa Italia dell'hockey: noi vorremmo giocarcela come se fosse l'ultima partita della vita, e rivorremmo lo spirito della Meranarena, quando eravamo una sola cosa. Non contava il risultato, contava esserci. Da popolo giallonero. L'esempio di Roberto Blumer, presidente di sempre e per sempre: ne ha vissute tante, ma è sempre lì. Perché per lui questa squadra è come l'aria. Non chiede nulla, dà tutto. Siamo una polveriera, siamo sfavoriti: è il nostro destino

LO SPIRITO DELLA MERANARENA - Gennaio 2020, una bolgia giallonera trascina i Mastini nella final four di Merano
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