Hockey - 30 agosto 2025, 09:52

Stasera tutti gli occhi sui Mastini e su Pisarenko, un altro guardiano giallonero tra hockey e guerra: «Varese è la mia normalità mentre la mia gente soffre»

Intervista al nuovo estremo difensore giallonero, tra questioni del ghiaccio («Matonti? Cresceremo insieme. Di coach Da Rin mi piace l'approccio e non sento la pressione di arrivare dopo Perla...») e un cuore diviso a metà tra l'Italia e le tragedie del suo Paese: «Mio padre è il mio primo tifoso, ma non potrà venire qui altrimenti lo arrestano». Intanto oggi all'Acinque Ice Arena (ore 18.30) amichevole d'esordio per i Mastini contro i GDT Bellinzona Snakes, avversario di valore della serie B svizzera molto più avanti nella preparazione che ha fatto tremare anche l'Ambrì: non sarà un test per nulla facile...

Sergii Pisarenko, 29 anni, ucraino nato ad Odessa e nuovo portiere giallonero (foto Galbiati)

Sergii Pisarenko, 29 anni, ucraino nato ad Odessa e nuovo portiere giallonero (foto Galbiati)

Gli occhi innamorati del popolo giallonero "divorano" i Mastini stasera alle 18.30 all'Acinque Ice Arena (prevendita buona, biglietti a 10 e 5 euro, Da Rin con le assenze sicure di Terzago e Vanetti) in una prima partita "vera" e a dir poco ardua grazie al valore degli avversari dei GDT Bellinzona Snakes, avanti di molte settimane nella preparazione e già capaci lo scorso 9 agosto di tenere testa all'Ambrì, sull'1-1 fino al 50' prima dei due gol vittoria finali (3-1 a favore dei leventinesi), che debutteranno il 9 settembre in trasferta con l'Olten in Sky Swiss League, la serie B rossocrociata. Nulla a che vedere, insomma, con il Bellinzona di prima lega (quarta serie svizzera) affrontato e battuto abbastanza agevolmente un anno fa nella pre season. Dire che stasera i gialloneri affronteranno una squadra giovane ma più forte, rodata e fisicata, almeno da prime posizioni dell'Alps facendo un paragone, non è blasfemo. 

Gli occhi, vecchi ma soprattutto nuovi, si poseranno sui Mastini ma, soprattutto, su chi comincia oggi a difendere una porta che negli ultimi anni ha conosciuto un "guardiano" entrato nel cuore e nell'albo d'oro come Rocco Perla, uno che a suon di prestazioni convincenti si è creato credibilità e spazio, Artur Ohandzhanyan, oltre a un predestinato già amato da tutti come Filippo Matonti. Eredità pesante i guantoni gialloneri, quindi? No, a sentire carica e motivazioni di Sergii Pisarenko, Fassa scritto per ultimo tra gli indirizzi di spedizione e le migliori percentuali di "saves" davanti a Rohregger del Caldaro e a Perla nella stagione regolare dello scorso campionato come biglietto da visita. Ancora una volta Ucraina davanti alla rete, stavolta condita da un pizzico di USA nei modi e in quell'inglese che suona scorrevole, apprezzato nell'intervista che segue. 

Nella quale si parla di sensazioni e impressioni, di progetti e aspettative, di compagni con cui crescere più che da crescere («Matonti? Posso anch'io imparare da lui...») e di tifosi, di ghiaccio ma anche di ciò che ne sta fuori. Che per uno che è nato nel Paese dove Pisarenko è nato significa solo una cosa: fare i conti con la guerra e con tutte le sue tragiche storture...

Domanda facile, risposta magari non altrettanto: perché sei qui?
Sono qui per rappresentare i colori gialloneri. Questa è la risposta più semplice a questa domanda.

Come si è concretizzato l’accordo con i Mastini?
È stato un affare piuttosto semplice. Ero ai Mondiali, al raduno con la Nazionale, e mi ha chiamato il ds Matteo Malfatti. Abbiamo avuto diverse conversazioni e lui è stato bravo a rispondere a tutte le domande che avevo da fargli. Alla fine siamo arrivati a un accordo che andava bene per entrambi.

Una domanda che non riguarda lo sport: come stai vivendo la situazione del tuo Paese, dilaniato dalla guerra? 
È una situazione davvero dura. Io sono qui a giocare, a occuparmi delle cose di tutti giorni, in piena normalità, mentre lì la gente vive dei pericoli ogni giorno e ogni notte. Da qui l’unica cosa che posso fare è sostenere il mio Paese con delle donazioni all’esercito e aiutando la mia famiglia.

La tua famiglia è a Odessa, una delle zone maggiormente contese tra le due parti?
Non tutta. Una parte è a Odessa, ma i miei genitori vivono a Kiev. In ogni caso tutta la mia famiglia si trova in Ucraina.

Dal Fassa al Varese: qual è stato l’impatto con città, tifosi e squadra?
Avevo già giocato a Varese l’anno scorso: era la nostra seconda trasferta con il Fassa. Ricordo molto bene quella partita, anche i tifosi. Quando poi mi ha chiamato Matteo, ho avuto subito un'ottima impressione. Abbiamo fatto anche un bellissimo allenamento aperto con i tifosi: non mi aspettavo così tante persone solo per un allenamento. Sono rimasto molto colpito, si sente che la gente tiene alla squadra: non abbiamo altra scelta che renderli orgogliosi.

Una curiosità: qual è il modo corretto di scrivere il tuo nome e cognome?
Penso che l’errore sia nato anni fa, quando giocavo negli Stati Uniti nelle giovanili o forse già al Mondiale Under 20: hanno sbagliato la traduzione. Il mio nome può avere due varianti: Sergei è il modo russo di scriverlo, mentre la forma ucraina corretta è Sergii (a volte anche Serhii). Per il cognome, la seconda versione che vedete in giro è quella giusta. So che confonde molti, non siete i primi a chiedermelo.

A Varese sei chiamato a raccogliere l’eredità di due portieri importanti, Rocco Perla e Arthur Ohandzhanyan. Quali differenze ci sono tra te e loro?
Non amo molto questo tipo di paragoni. Ognuno ha il proprio stile, anche se i portieri moderni giocano in modo abbastanza simile. Tutti però hanno qualcosa di unico. Ho giocato contro Perla solo una volta, e sinceramente durante la partita non mi concentro su come gioca l’altro portiere. Di Arthur invece so che è sempre stato un portiere fisico, molto passionale. Non abbiamo mai avuto occasione di incrociarci sul ghiaccio nei playoff.

Senti pressione a dover difendere la porta dei Mastini dopo due giocatori che hanno avuto un impatto, uno per lungo tempo e l'altro pur in poco tempo, così forte?
Non proprio. Io sono qui per ottenere dei risultati: prepararmi bene, giocare bene e portare vittorie. Questo è il mio obiettivo principale. Se alcuni tifosi continueranno a preferire i portieri precedenti a me, non ci posso fare nulla. Quello che posso fare è impegnarmi e rispettare sempre i tifosi, perché giochiamo per loro e sono grato a chiunque verrà a sostenerci.

Nella foto del primo allenamento ti abbiamo visto insieme a Filippo Matonti, stesso ruolo ma molto più giovane. Ti senti chiamato anche al compito di aiutarlo a crescere?
Siamo compagni di squadra e penso che ci aiuteremo a vicenda, sempre. Tutti devono essere pronti al 100% perché in una stagione non sai mai cosa può succedere. Negli allenamenti, che sono duri, competiamo uno contro l’altro e questo ci fa crescere entrambi. Nel nostro sport, anche con l’esperienza, c’è sempre spazio per migliorare: io stesso sono sicuro che avrò l’occasione di imparare ancora cose nuove. Credo che il momento per insegnare agli altri arriverà quando sarò allenatore: adesso posso solo dare il massimo e crescere insieme ai miei compagni.

Il Varese negli ultimi anni o ha vinto o è sempre arrivato a giocare le partite che contano. Quale deve essere l’obiettivo di questa stagione? 
Penso che la risposta sia ovvia per tutti: non ci sono secondi o terzi posti che contano. L’unico obiettivo è il primo posto. Vogliamo vincere il campionato, portare la coppa a Varese, e non c’è alcun segreto: siamo qui per questo. Lavoriamo e lavoreremo al massimo delle possibilità per riuscirci. Certo, il livello delle altre squadre è alto e sarà una stagione molto interessante: restare in cima è difficile, perché tutti ti inseguono e vogliono batterti. Alla fine della stagione potremo tornare su questa domanda.

Hai già avuto modo di conoscere Varese? Ti piace la città?
L’anno scorso ero stato qui solo una volta e non avevo avuto occasione di visitarla. Quest’anno invece sono arrivato a inizio luglio e ho avuto più tempo: ho visitato i laghi, il Sacro Monte, il Monte Monarco... sono arrivato fino al confine con la Svizzera. È tutto bellissimo. Non è una grande città, e io in parte amo le metropoli, ma giorno dopo giorno sto imparando ad apprezzarla sempre di più: è compatta, ma viva, con persone simpatiche, positive, che si godono la vita. Mi sta conquistando.

Dove abiti qui?
Vivo a Luvinate, vicino al Golf Club.

Hai delle passioni fuori dal ghiaccio?
Sì, cucinare, leggere, esplorare nuovi posti con la mia ragazza, che mi ha seguito in questa avventura, e viaggiare. Ho vissuto da solo per 12-13 anni di carriera e ho imparato a cucinare molto bene: potrei lavorare in un ristorante o in un bar. È una delle mie passioni.

Quando ci inviti a cena allora?
(Ride) Quando volete, vi preparo qualcosa di buono!

Quali sono i piatti che preferisci cucinare?
Pesce e carne, soprattutto. Ci sono molti piatti ucraini interessanti, alcuni simili a quelli italiani. I più tradizionali? Il borsch, la zuppa nazionale, e i vareniki, dei ravioli: possono essere dolci, con dentro le ciliegie, oppure salati, con le patate.

Torniamo all’hockey: come ti trovi con coach Da Rin?
Bene. Ci conosciamo solo da poche settimane e abbiamo appena iniziato ad allenarci insieme. All’inizio è sempre un po’ difficile, perché molti di noi in estate hanno pattinato poco, ma solo con il lavoro duro possiamo arrivare lontano. Mi piace il suo sistema, il suo approccio, e anche con Davide Bertin e i compagni mi trovo bene.

Chi è il tuo primo tifoso? I tuoi genitori seguono la tua carriera?
Mio padre Sergii guarda ogni singola partita che gioco, da sempre. Anche quando ero negli Stati Uniti, con il fuso orario molto diverso, non ha mai saltato una gara. Mia madre Olga è una delle mie più grandi sostenitrici, ma non riesce a guardarmi giocare: è troppo nervosa, quindi ascolta solo i risultati.

Verranno qui a Varese per vederti?
Per papà sarà impossibile: in Ucraina c’è ancora la mobilitazione generale per via della guerra e gli uomini non possono uscire dal Paese. Mia madre invece sicuramente sì, verrà a vedermi dal vivo.

Secondo te, chi è il miglior portiere della IHL?
Adesso non si può dire: la stagione non è ancora iniziata, nessuno ha giocato, non ci sono gol subiti o marcatori. Bisognerà aspettare: sarà il ghiaccio a dirci chi sarà il migliore.

Andrea Confalonieri - Fabio Gandini


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