Il ritorno del Ciue che, in realtà, non se n'è mai andato da Varese e dal Varese. È stato un momento emozionante quello di questa mattina all'Acinque Ice Arena per tutti coloro che vivono ancora con sentimento lo sport, l'hockey e i Mastini. Si è ripresentato infatti da allenatore giallonero Massimo Da Rin, cioè l'uomo che aveva rifatto grande questa squadra, ridandole - insieme al gruppo dei senatori - quella tempra e quella capacità di essere temuta per cui ancora oggi il Mastino resta qualcosa di unico e speciale. Massimo in questi cinque anni di lontananza solo apparente dal Varese è sempre stato accanto, con il cuore e la mente e con discrezione, da buon padre di famiglia, a giocatori e tifosi non solo per la sua presenza costante in pista da "maestro" dei ragazzi dello sledge hockey. Ora può tornare a far emergere in tutto e per tutto la sua "fame" di Mastini e il legame indissolubile con il gruppo di giocatori storici che, prima a Milano e poi a Varese, hanno sempre fatto emergere un'anima e un idem sentire difficile da ritrovare sulle piste di ghiaccio. Noi, più che al 2020 della final four di Coppa Italia alla Meranarena che fece ritrovare al mondo dell'hockey il popolo giallonero, all'approdo in semifinale dopo il 3-0 al Caldaro abbattuto dai colpi del Pastore Tedesco e a una cavalcata vincente stroncata solo dal Covid, siamo "fermi" a quel 3-2 con cui l'Appiano nella stagione precedente sbancò il Palalbani eliminando i gialloneri ai rigori dopo una partita memorabile. Quello, contro una squadra molto più forte, fu il momento in cui capimmo che il Varese era davvero tornato al vertice e sarebbe sicuramente tornato a vincere un titolo. Perché, a mani nude, aveva quasi abbattuto un gigante. Quella sconfitta fu il seme da cui nacquero le future vittorie. Un seme coltivato e cresciuto da Massimo Da Rin.
IL RITORNO DI DA RIN, PAROLA PER PAROLA
Ecco Da Rin dalla A alla Z nella conferenza stampa di questa mattina condotta da Max Airoldi, presente il presidente Carlo Bino.
UN CERCHIO DA CHIUDERE DAL 2020
Si parla del 2020 e dell'ultimo anno di Da Rin a Varese, con la squadra di Tedesco fermata dal Covid sul più bello: «Ringrazio delle fin troppo belle parole che ho sentito su di me, questa è un'opportunità anche per me perché siamo rimasti incompiuti dal 2020. Ho fame e voglio fare bene, mi manca di fare ancora un pezzettino per chiudere il cerchio a Varese. Ringrazio Carlo Bino e ringrazio Matteo Malfatti. Le strade si separarono per motivi professionali cinque anni fa. Sono qui perché sono felice di essere qui, questa è una delle piazze di hockey più importanti d'Italia, non ha meno passione di Bolzano. Sono qui per fare bene: ai giocatori ho detto che se lavoriamo assieme possiamo arrivare... Spero di chiudere quel cerchio rimasto aperto nel 2020».
NON VORREI NULLA DI PIÙ DELLE PERSONE CHE HO A DISPOSIZIONE
«Varese è una squadra che conosco bene con giocatori che ho avuto a Milano: qui c'è sempre stata una squadra di alto livello sul ghiaccio, non solo nell'anno della vittoria di campionato e coppa. Varese è sempre stata presente in questi anni, è sempre stata sul pezzo. Qui c'è un gruppo di giocatori vincenti, c'è una società che viene incontro. Il Varese è stato al vertice sempre, non solo nell'anno delle vittorie. Sono orgoglioso di fare parte di questa struttura. Non vorrei nulla di più delle persone che ho a disposizione».
L'ANIMA DEL GRUPPO E I GIOCATORI DA RECUPERARE
«Ci sono giocatori che conosco meglio, mentre altri li conosco solo dall'esterno. Il gruppo qui è forte perché è guidato da giocatori che per fortuna conosco e che trascinano, dall'altra parte ci sono giovani molto talentuosi di livello, e a me piace lavorare con loro, lo sapete. Avere quattro linee di livello in IHL è sempre un vantaggio, e darà stimoli a tutti. Ci sono giocatori un po' da recuperare ma io sono contentissimo di averli: vedi Bertin, quando arrivi alla fine hai bisogno di giocatori come lui. Sono qui anche per quello, per rigenerare tutti, avere un gruppo unito, dare importanza a tutti. Sono contento di avere due portieri di livello alto, perché devi avere sinergie e alternative in porta: c'è bisogno di tutti e tutti devono avere la loro importanza dentro la squadra. Da un grande gruppo ottieni risultati, e io punto su questo».
IL VARESE MI DÀ ENTUSIASMO
Massimo Da Rin è cambiato negli ultimi 5 anni? «Conosco molto meglio il campionato, allenando il Como che due anni fa è andato anche a vincere a Caldaro lascia qualcosa: mi porto dietro esperienza e conoscenza degli avversari, ho avuto la possibilità di vedere meglio i difetti di tante avversarie che magari non consideravano il Como forte come loro e, quindi, si mettevano a nudo. Sono qui con esperienza ma anche per imparare ancora. La prima cosa che dico è: un roster come quello del Varese mi mette entusiasmo. Non vedo l'ora del primo allenamento, e sarà un allenamento dove si viaggia, si lavora a 25 giocatori con 4 linee, e chi tira indietro magari per qualche motivo, troverà un gruppo pronto a riassorbirlo e a trascinarselo dietro».
ANCHE PERNA SI ALLENAVA ALLE 6.30
«L'ultimo anno a Varese ci allenavamo anche alle 7 di mattina, ma c'era entusiasmo perfino in Perna che passavo a prendere io a casa alle 6.30... Allenarsi a Varese, su questa pista, ogni giorno con il roster completo è un vantaggio. Tutti dovranno sapere cosa fare sempre, anche sul power play. Qui hai i giocatori per avere due linee di livello sul power play. Qui ci sono 10-15 giocatori che possono darmi la loro presenza anche al mattino, ringrazio anche Davide Bertin che sarà l'allenatore dei portieri ed è un persona di grande livello: lavoreremo sui dettagli».
L'ASSISTANT COACH? LO CONOSCETE. AI TIFOSI DICO...
Avrai qualcuno con te come assistant coach, soprattutto quando non ci sarai a settembre da supervisore della nazionale di sledge hockey? «Ci sarebbe una persona che potrebbe darci una mano, ne stiamo parlando con la società e sarebbe una persona gradita e amata da tutti e che conoscete. Ai tifosi cosa dico? Siamo qui, cerchiamo di fare le cose bene, lavoriamo in un'unica direzione. Per Devèze mi spiace, ma sono imprevisti che nella vita capitano. Alla gente del Varese dico: stiamo uniti, abbiate un po' di pazienza. Prometto il mio impegno al 200% e anche quello dei ragazzi, restiamo un blocco solo e vediamo dove arriviamo».
L'HOCKEY È UN GIOCO SEMPLICE
L'essenza della filosofia del Ciue: «L'hockey è un gioco semplice. Conosco bene questi giocatori, so con che sistema sono abituati a giocare. Voglio una squadra veloce di lavoratori che pattinano, che si adatta, aggressiva in casa e che sa tenere il risultato: se sei in vantaggio, devi tenere il vantaggio. Se nel power play crei 5-6 chance da gol, serve qualcuno che la butti dentro. Più che il sistema, conta adattarsi, dimostrare di essere una squadra che lotta, che ha grinta, che ha disciplina. E sapete che io sulla disciplina non transigo. In casa dovremo essere aggressivi, intensi: con 4 linee dovremo avere queste caratteristiche».
DUE LINEE O QUATTRO LINEE? L'ESEMPIO DI FILIPPO MATONTI E MICHAEL MAZZACANE
Ancora a proposito di linee: «In questo campionato ci sono linee di un livello, e linee di tutt'altro livello: se sei 1-1 a Caldaro e negli ultimi 4 minuti loro hanno la prima linea, tu devi valutare chi mettere dentro... Io però ho giovani da far crescere e far diventare tutti di quel livello. L'esempio lo avete qui con un portiere diciassettenne: quando lo avete messo titolare ha fatto la differenza. Giovani che si conquistano il posto come lui, stimolano anche senatori che già fanno la differenza in questo campionato. Prendiamo Michael Mazzacane: in linea con Drolet e Franchini ha segnato una valanga di gol... poi magari è finito in terza o quarta linea, ma quel Michael è ancora qui, sappiamo cosa può fare ed è fondamentale. L'obiettivo è avere 4 linee, così come una linea di specialisti che magari tiene il risultato: valuteremo, questo fa parte del mio lavoro e del mio compito. I giovani? Perino ha fatto gol, ha dimostrato di essere un giocatore valido e ha fatto un salto di qualità. Anche l'anno scorso, quindi, ci sono stati aspetti positivi perché qualche giovane che ha avuto minutaggio, ha dimostrato di poter crescere».
LA CILIEGINA SUL MERCATO E TERZAGO
Una ciliegina sulla torta dal mercato? «Ho fatto un nome alla società, e sarei contento di averlo... uno che gioca bene e conosco bene (tutto lascia pensare che sia un ex Como, ndr): decideremo con la società. Mi hanno chiamato tanti giocatori, anzi tutti, compreso Franchini... Prendere Terzago, che è stato chiesto da tutti, che è un top player anche in annate come l'ultima in cui ha avuto un infortunio... Tommy deve integrarsi in una squadra che è già una squadra: l'importante è che faccia il suo fatto bene, è un ragazzo intelligente e che è mosso dalla passione dell'hockey come Andrea Vanetti, Marcello Borghi, Andrea Schina... Lui è un giocatore fisico che fa la differenza nei momenti che contano: quando arriva alle balaustre lo senti, quando decide di fare le cose le fa. Deve solo integrarsi in una squadra diversa ma è un giocatore fondamentale, sono stati bravi a portarlo qui visto che aveva richieste anche dall'Alps: chi gioca contro di lui... diciamo non se la vede bene».
BASTILLE E PISARENKO
Non conosce Bastille, lo straniero portato da Devèze: come si pone? «Ci siamo sentiti, è disponibilissimo, propositivo, è un ragazzo di gruppo e un leader. Devèze conosce questo campionato e ha sicuramente portato un giocatore per questo campionato, come portò Drolet e Desautels. Mi ha detto che è contento di venire a lavorare con me. Ho sentito anche il portiere Pisarenko, che è il numero uno della nazionale ucraina, e anche lui è positivo. Poi aspettiamo il girone d'andata prima di dire altre cose e di vedere anche le altre squadre. Lavoriamo, lavoriamo, lavoriamo e mettiamo le parole dietro al lavoro. Torniamo ai portieri: ho un ragazzo giovane da far crescere e un portiere come Pisarenko che se gioca cinque minuti, entra come un professionista e gioca alla grande cinque minuti. La società ha fatto il grande lavoro di portare giocatori che stanno bene a Varese».
UN BELLISSIMO CLIMA
Ancora Bino: «Mi fa veramente piacere che Massimo apprezzi il roster. E se lo dice Da Rin... ora bisogna lavorare tutti assieme. In questi due giorni di Massimo a Varese ho già apprezzato un bellissimo clima. C'è stato un cambiamento di feeling e sensazioni, e poi lo vedo molto carico: ci fa onore avere una persona come lui che, dopo la carriera e tutto quello che ha vissuto e conquistato, oggi è qui contento come un bambino. E' bello magari non essere i più forti e i favoriti, ed è ancora più bello costruire qualcosa per arrivare alla fine con quest'energia positiva. Non tutto, nemmeno gli imprevisti, succede per caso...».
IL SÌ È ARRIVATO IN 3 SECONDI
Bino: «Grazie a Massimo per avere accettato. In tre secondi ci ha detto "io ci sono" e questo gli fa onore. È un'opportunità per tutti dopo che finalmente è arrivata l'occasione per riportarlo a Varese. Insieme faremo tanta strada. Massimop è la nostra prima scelta, sappiamo il valore del professionista e io sono l'ultimo a dover parlare di lui o a dover dire quanto vale perché tutti lo sanno» le prime parole di Bino.
Hockey - 11 luglio 2025, 11:03
Il fuoco del "Ciue" per i Mastini: «Vorrei chiudere il cerchio lasciato aperto nel 2020. Ci metteremo fame, aggressività, voglia di vincere e la passione di Varese, che non è inferiore a quella di Bolzano»
Massimo Da Rin è tornato dopo cinque anni sulla panchina giallonera da cui in realtà non se ne era mai andato. Il suo entusiasmo è straripante: «Mi manca da fare un altro pezzettino per completare l'opera incompiuta di cinque anni fa. Non potrei desiderare di lavorare con persone migliori di quelle che trovo qui e mi piacerebbe essere una sola cosa con i tifosi a cui prometto lotta e aggressività. Vorrei riuscire a dare qualcosa in più a tutti, gruppo storico e giovani». Assistant coach e ciliegina sul mercato in arrivo

Massimo Da Rin al primo giorno da allenatore del Varese. Sotto in gallery con il presidente Carlo Bino
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