Decaduto il senso della conferenza stampa annunciata da giorni per domani al Franco Ossola, cioè l'annuncio dell'unica notizia ancora non nota e cioè il nome del nuovo allenatore biancorosso, VareseNoi ha comunicato in serata all'ufficio stampa del Varese la sua assenza all'appuntamento previsto in mattinata allo stadio. Se si vuole comunicare qualcosa alla tifoseria tramite la stampa, lo si fa rispettando tutti. Anche perché di sentire il solito sermone di promesse e propositi che poi puntualmente naufragano da cinque anni a questa parte di fronte a una realtà umiliante e frustrante, facciamo volentieri a meno. E, come noi, le migliaia di tifosi traditi dalla squadra della città e da chi la rappresenta durante gli ultimi anni: non è che la stragrande maggioranza dei varesini che non vengono più allo stadio possono essere considerati tutti traditori o menefreghisti. E se, giustamente, non si fidassero? (media spettatori nei lunghi 25 anni della C: 1.500-2.000. Media pubblico del primo anno di B: 5.200. Media della ripartenza in Eccellenza del 2015: 2.500-3.000. Numeri polverizzati quasi nel nulla di queste stagioni, tranne la scintilla playoff, poi spenta dalle false promesse sul ripescaggio). Ci uniamo a loro e togliamo di mezzo la nostra presenza: di sicuro qualcuno sarà contento, compreso chi dovrebbe mostrare molta più riconoscenza invece di considerarsi uno "scienziato" del vivaio, novello Vatta o Favini.
Dunque l'allenatore che siederà in panchina, come comunicato in serata da chi è più veloce e addentro alle cose perfino dell'ufficio stampa, sarà Andrea Ciceri che riformerà l'accoppiata con il ds Alessio Battaglino (promossi in C nel 2020/21 con il Sangiuliano City, poi immediatamente retrocesso la stagione successiva, quindi 8° e 15° in D. Ciceri fu esonerato in C dopo 23 giornate e richiamato per i playout persi, nell'ultima stagione per lui 9 partite a Fiorenzuola prima dell'esonero; Battaglino e il Sangiuliano si sono invece lasciati nell'aprile 2024).
Dopo aver copiato il Bra con Floris-Montanaro, il Varese fa dunque copia incolla con il Sangiuliano, sperando in un risultato migliore. Ancora una volta, al di là del rispetto che si deve a due professionisti su cui non possiamo dire nulla, si ha la sensazione che la società abbia compiuto una scelta tortuosa, obliqua oppure forse solo comoda, quando la via maestra sotto il Sacro Monte è sempre stata un'altra. E non prevede alcun casting o genialata di sorta. Qui basterebbe ascoltare il popolo e la storia, quella autentica di chi ha "veramente" portato il Varese in serie B partendo dal basso. Qui si vince con i varesini in campo, in panchina e dietro le scrivanie, anche o soprattuto quando si gareggia in categorie così lontane dalla realtà biancorossa, eppure ormai così anonimamente normali quando l'assenza di genuina ambizione anestetizza la passione.
Avanti marsch dunque con il solito tran tran: cambiare tutto per non cambiare nulla. Dopo aver allontanato di anno in anno qualunque tipo di giocatore che potesse anche solo avvicinarsi a essere una bandiera - ma anche allenatori, direttori sportivi e dirigenti dello staff che avevano dimostrato di meritare il Varese -, spesso ridotti a capri espiatori di mancate vittorie o di una retrocessione che grida ancora vendetta e i cui padri sono ben altri e altrettanto ben evidenti, si è di nuovo scelta una scommessa - o la va, o la spacca - sconosciuta all'anima più profonda di due colori, il bianco e il rosso, che a ogni livello e da sempre tirano fuori il meglio, e molto più del massimo, da chi già li conosce e li ha dentro. Se in questa provincia mettessimo assieme i loro nomi, andremmo in serie C senza neppure passare dal via, anche se poi provocheremmo gelosie e invidie tali da essere cacciati.
E poi lo chiamano Varese.




