Una serata intensa, sospesa tra memoria e visione, è quella appena andata in scena al Teatro Vittoria di Varese, dove l’artista zurighese Patrizia Pfenninger ha presentato Pfenni Files, un libro che è anche un’opera d’arte in sé: «È il riassunto di dieci anni di impegno, esperimenti, successi inattesi e delusioni costruttive», ha spiegato. Un’autobiografia artistica che racconta, con rigore e poesia, la sfida di percorrere una via fuori dagli schemi in un sistema culturale spesso ostile al coraggio.
Con lei sul palco Chiara Spinnato, cofondatrice di Vertigo Syndrome e organizzatrice della grande mostra su Saul Leiter alla Reggia di Monza, di cui è curatrice la francese Anne Morin. Un incontro non casuale: proprio da una personale a Lugano nacque tra le due donne un’intesa che ha portato alla realizzazione di “RefleXions around Saul”, cinque installazioni firmate da Pfenninger che dialogano con le fotografie di Leiter. «È stato un confronto tra anime - la mia, quella di Chiara, e quella del Grande Saul - un invito a rallentare, osservare, perdersi nei dettagli», ha detto l’artista. «Consiglio a tutti di visitare la mostra: è un’esperienza sussurrata, delicata, che ci ricorda a cosa serve il bello».
Il tema del “sussurro” percorre come un filo rosso tutta la produzione di Pfenninger. «Non penso che gli artisti debbano urlare – ha affermato con decisione – oggi ci si impone con la provocazione fine a sé stessa, ma sussurrare è già una presa di posizione, è contenuto, è una guida morale». Nessuna concessione agli slogan o al “Vuoto Pneumatico” - come lo definisce con ironia - ma una ricerca costante della Bellezza autentica: «Inutile attaccare banane al muro per scandalizzare non si sa chi. Meglio dedicarsi a ciò che ci intriga, ci diverte, ci appassiona».
Tra le opere simbolo del suo percorso, Point of View, l’installazione in acciaio inox che ha viaggiato per oltre due anni nelle principali stazioni svizzere, da Lugano a Locarno, diventando “la panchina del dialogo”. «Fu pensata per aiutare le persone a ritrovarsi dopo il distanziamento della pandemia. Ed è successo davvero. Ancora oggi una sua gemella vive nel parco delle sculture di Chiasso. L’arte deve entrare nella vita delle persone e accompagnarle nei loro percorsi quotidiani».
Un’altra opera, “Pastelli Pedonali”, accompagna ogni giorno gli scolari di Bodio Lomnago. «È un privilegio sapere che qualcuno inizia la giornata passando accanto a una mia creazione», ha confidato lei con emozione.
Il libro Pfenni Files, co-curato da Pasquale Diaferia - anche moderatore della serata - raccoglie tutto questo. Non solo un racconto, ma un manifesto: «Tutti dicono che il mercato dell’arte non premia il talento. Io credo che si possano trovare strade diverse, senza dover passare per la logica di finanzieri e critici. Serve indipendenza, sì, ma anche tanta dedizione. E la libertà di dire no».
Infine, un messaggio forte, che è anche la chiusura del libro: «Nei miei file ci sono solo cose buone. Nulla di inutile. Perché abbiamo solo una vita, usiamola per fare cose belle». Applausi convinti da un pubblico coinvolto e commosso. L’arte, anche a Varese, può ancora sussurrare. E farsi sentire.





