Eventi - 08 marzo 2025, 14:42

I King's Singers danno spettacolo in San Vittore

Patrick, Edward, Julian, Christopher, Nick e Piers fanno con la voce "cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare". E il pubblico varesino apprezza

I King's Singers in San Vittore

I King's Singers in San Vittore

Nel vederli spuntare dalla sacrestia di San Vittore per presentarsi davanti al pubblico della Stagione musicale comunale, i sei cantori del re sono apparsi come tranquilli impiegati della City, completo carta da zucchero un po’ sciapo, a ricordare quello dei nostri controllori di treno, e iPad sotto il braccio a mo’ di cartelletta. Tutto molto british, senonché dai King’s Singers ti puoi aspettare qualsiasi cosa, che diano spiegazioni in italiano sul programma di sala con ripetuti «grazie mille», e ti contagino con la loro voglia di far musica, a livelli iperuranici, fino a trasformare i varesini in chiesa nella curva sud di uno stadio. 

La loro è una vera e propria fabbrica del canto e, come gorgheggiava Mina nei gloriosi Sessanta, scandendo «faccio tutto con la voce sì», Patrick, Edward, Julian, Christopher, Nick e Piers -quest’ultimo, il basso, con loro solo da gennaio di quest’anno- con la voce fanno cose che noi umani non potremmo nemmeno immaginare, a partire dalla lettura dei complicatissimi “Wymondham Chants”, ispirati ad antiche leggende, di Geoffrey Pole, uno che ha fatto la sua fortuna dedicando ai King’s diversi lavori, come questo scritto nel 1970 per la formazione originaria degli ex coristi del King’s College di Cambridge. 

La prima parte del programma non era di facile ascolto, dedicata a quattro archetipi della religione cattolica, gli Angeli, i Demoni, la Vergine Maria e Cristo, declinati attraverso composizioni di autori come Byrd o Palestrina accanto a contemporanei inglesi, come appunto Poole o Judith Bingham, e al più noto Arvo Pärt, passando per Duruflé, Hassler e Bairstow. Han vinto i demoni, che nella musica sono sempre acquattati, con lo spiritello Tutivillus che danzava da un cantore all’altro, con la gente attonita di fronte a un virtuosismo trascendentale nemmeno immaginabile. 

La bravura tecnica e la perfetta simbiosi tra i diversi registi vocali, fanno dei King’s una delle formazioni migliori al mondo, nonostante il continuo rinnovarsi dei cantori. In più c’è la straordinaria comunicativa, la simpatia e il piacere sommo del canto, che i sei trasmettono da tutti i pori contagiando il pubblico -non si sentiva una mosca volare e il concerto è durato quasi due ore- e proponendo repertori di estremo interesse, dalla classica, al pop, al jazz fino al folklore. 

E un boato ha accolto il loro ritorno dopo l’intervallo quando il baritono Christopher Bruerton ha intonato «Dimmi quando tu verrai…», regalandoci un amarcord festivaliero del 1962, con il piccolo capolavoro di Tony Renis in forma di samba da lui magnificamente arrangiato e magistralmente eseguito con aplomb tutto britannico. Sono seguite canzoni tratte da film disneyani, “Brother bear” o “Re Leone”, di autori come Phil Collins ed Elton John -con la splendida “Can you feel the love tonight”- un canto popolare irlandese, e l’incredibile finale con la sinfonia da “Il barbiere di Siviglia” di Rossini, puro divertimento carnascialesco che avrebbe fatto scompisciare il pesarese, noto burlone musicale. Che si vuole di più? Pubblico impazzito, urla e fischi all’americana, con i cantori che dispensavano sorrisi e inchini. Cari King’s Singers: «Grazie mille!».

Mario Chiodetti

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