Esselunga aveva puntato il centro di Varese per aprire "laEsse", uno dei punti vendita di prossimità che, come spiegato dalla catena della grande distribuzione lombarda, «risponde alle esigenze di essere “semplice, vicino e fresco”, ha il servizio e le comodità di un bar e l'assortimento di un grande ipermercato in centro storico in uno spazio ridotto rispetto ai classici mall».
Da indiscrezioni attendibilissime il luogo scelto per questo format ipertecnologico di quartiere sarebbe stato l'ex Ufficio d'Igiene di via Staurenghi, edificio ormai in disuso confinante con il Parking Sempione.
La proposta per la riqualificazione dell’area, in effetti, arrivò in Comune oltre un anno fa da una società che non era Esselunga ma, secondo le nostre fonti milanesi, collegata ad essa. E, allora, perché non è potuta andare in porto?
Di mezzo c'è un vincolo “generale” e “territoriale” della Sovrintendenza sull'edificio in questione: a differenza di quello "specifico" sull’ex Aermacchi, nel caso di via Staurenghi si tratta di un vincolo meno stringente, legato al fatto che nelle vicinanze passa il Vellone. Il progetto relativo alla forma del nuovo edificio, però, andava contro questo vincolo e non è mai stato riformulato.
Se la volontà di Esselunga è però quella di sbarcare nel cuore del capoluogo con un negozio di quartiere, perché non dovrebbe realizzarsi, prima o poi, altrove?







