Economia - 08 gennaio 2025, 07:00

Ricevuta per prestazione occasionale: cosa sapere e come farla

In Italia chi decide di lavorare in proprio deve necessariamente aprire una Partita IVA per essere in regola con la Legge.

Ricevuta per prestazione occasionale: cosa sapere e come farla

In Italia chi decide di lavorare in proprio deve necessariamente aprire una Partita IVA per essere in regola con la Legge. Quando però il lavoro autonomo avviene in maniera occasionale e non continuativa, esiste un altro strumento che consente di regolarizzare e certificare i compensi percepiti per adempiere agli obblighi fiscali, farsi pagare dal Cliente e non andare incontro a possibili multe e sanzioni. Stiamo parlando della ricevuta per prestazione occasionale, un documento disciplinato dall’art. 2222 del codice civile nell'ambito del contratto d'opera, che deve essere rilasciato dal lavoratore che ha effettuato il servizio nel momento esatto del pagamento del compenso da parte del committente.

Ricevuta per prestazione occasionale: chi può emetterla

Come una qualsiasi fattura, anche la ricevuta di prestazione occasionale deve essere emessa dal lavoratore che fornisce un determinato servizio al cliente-committente. Possono utilizzare questo sistema disoccupati, studenti, pensionati e anche lavoratori dipendenti (se non c’è conflitto con il contratto di lavoro principale), ma devono rispettare una serie di parametri obbligatori. Prima di tutto, il lavoro deve essere occasionale, cioè svolto in modo sporadico e assolutamente non regolare. In secondo luogo, deve essere discontinuo, quindi non effettuato in maniera continuativa e ripetuta. Inoltre, va rispettata l’indipendenza tra lavoratore autonomo e committente: in caso di rapporto di subordinazione, non è possibile rilasciare la ricevuta per prestazione occasionale, ma è necessario aprire una Partita IVA. Infine, è fondamentale rispettare il limite di compenso annuo massimo raggiungibile, che è di 5.000 euro l’anno lordi per i prestatori (con vincolo di 2.500 euro verso un singolo committente) e di 10.000 euro l’anno per i committenti. Se si supera questa soglia, è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS e il pagamento dei contributi previdenziali sulla parte eccedente.

Ricevuta per prestazione occasionale: come emetterla

Come abbiamo spiegato prima, la ricevuta di prestazione occasionale va emessa al momento del pagamento del compenso, in quanto assolve la funzione di quietanza di pagamento, quindi certifica al Cliente di aver correttamente pagato la prestazione e quindi saldato il proprio debito. Il documento deve contenere alcune informazioni obbligatorie: i dati del lavoratore e del committente, la descrizione della prestazione (indicando i giorni e le ore nelle quali il lavoro è stato svolto), il corrispettivo lordo e l’importo netto percepito a fine incarico. Infine, la ricevuta per prestazione occasionale va firmata, datata (la data deve coincidere con quella del pagamento) e integrata con il numero progressivo di emissione. Importante anche inserire la dicitura "Operazione esclusa da IVA ai sensi dell’art. 5 del DPR 633/72." Se il committente ha la partita IVA, il prestatore di lavoro deve emettere una ricevuta con ritenuta d’acconto del 20%, mentre in caso di lavoro a privati la ricevuta deve essere priva di ritenuta. Inoltre, qualora l’importo della prestazione superasse i 77,47 euro, è necessario apporre all’originale della ricevuta per prestazione occasionale una marca da bollo da 2 euro. Il compenso percepito va poi dichiarato nel modello 730 o modello Redditi PF come "redditi diversi".

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