C'è qualche nuvola nel cielo giallonero: proviamo a spazzarla via. Come sempre, assieme. Dicendoci le cose in faccia. Confrontandoci, uscendone più forti. Evitando ipocrisia e cecità. Noi ci proviamo: appiccando un fuoco e lanciandoci in mezzo alle fiamme.
Le nuvole/1
I Mastini visti ad Appiano, una squadra poco più che normale come se prendersi due o tre punti fosse quasi uguale (e, invece, se il Pergine perdesse domani ad Alleghe, potremmo ancora arrivare primi: perché non crederci?), quelli che hanno approcciato con paura di vincere o troppo attendismo il Caldaro nella semifinale di Coppa o che sono rimasti sulle gambe e senza energie nervose nel terzo tempo contro il Pergine non arriveranno a riconquistare il titolo. Prendiamo le cose che non hanno funzionato e aggiustiamole.
Le nuvole/2
I Mastini che pensano ai gol mancanti di Majul, o di chiunque altro, come unica cosa mancante per essere più forti del Caldaro e del Pergine, ma probabilmente nei quarti anche del Como, non arriveranno a riconquistare il titolo. L'hockey è sicuramente un meccanismo meno complesso di ciò che appare se a fare la differenza nelle partite che contano e, soprattutto, nei playoff è il portiere (chiedete all'Unterland, al Merano e allo stesso Caldaro trionfatori prima del Varese), ma è anche ben diverso dal fare portare la croce a un solo attaccante, seppur straniero, o a una sola linea, in questo caso la seconda, pur abbastanza asfittica.
Le nuvole/3
Sia con Da Rin che con Devèze furono alcuni dettagli, chiamiamoli così, a fare la differenza per ottenere il massimo, "dettagli" che quest'anno non sono ancora andati al posto giusto, e non si racchiudono in un nome ma in qualcosa di meno personale e più collettivo: le facce giuste, il nucleo storico, che va sempre ascoltato e seguito, i giocatori che danno qualcosa in più per i compagni, per la maglia e per il pubblico, alcuni faccia a faccia risolutivi in spogliatoio. L'alchimia vincente e la forza del Varese per noi sono rappresentate dalla capacità d'essere in pista per dimostrare qualcosa a se stessi e ridare un'emozione, una vittoria, un traguardo a qualcun altro (le origini, i compagni che non ci sono più, la famiglia, lo spirito giallonero che vive nella sofferenza vissuta da chi è sugli spalti o c'era).
Spazziamole via/1
La prima nuvola - cioè partite giocate alla morte o con atteggiamenti giusti sempre e non solo per alcuni più o meno ardenti spezzoni - si spazza via pensando innanzitutto che il Caldaro non è quello dell'anno scorso, che al Pergine finora è andato tutto, ma proprio tutto, bene e che, in fondo, anche un Como lanciatissimo e in queste condizioni nei playoff può fare male a chiunque, come e quanto Caldaro e Pergine; a fronte di tutto ciò, i Mastini in 5 gare (quarti) o 7 sono squadra forte, forse la più forte, completa, forse la più completa, oltreché l'unica capace di far pesare il fattore campo, quella campione in carica, quella con il portiere più continuo nella sua potenza di fuoco e la sola che fin qui non ha ancora espresso appieno tutto ciò di cui è capace e cioè: solidità, esperienza, complicità, la possibilità di schierare tre stranieri, la voglia di rivincita per la Coppa persa e, forse per qualcuno, di lasciare il Varese con un'ultima grande vittoria e non una sconfitta oppure di non essere considerato di passaggio e dimenticato in tempo zero.
Spazziamole via/2
Majul non segna? Aiutiamolo a farlo, a qualunque costo, anche quello di cambiargli compagni. E se si provasse a dividerlo da Pietroniro, forse toppo simile a lui per "individualismo"? E se gli si affiancasse Michael Mazzacane, l'emblema della generosità (sono due centri? E chissenefrega)? E se bastasse così poco per Hector? (serve comunque qualcosa che finora non c'è stato e, perlomeno a noi, pare che non sia lo status quo).
Punto 2: Mathieu Desautels l'anno scorso ha segnato 40 punti in campionato e 17 nei playoff. Può il Varese rinunciare fino alla fine alla possibilità di trovare una scintilla simile capace di fare esplodere un incendio, forma o non forma?
Punto 3: servono i gol? Perché non provare Desautels e Majul come stranieri? Eresia? Quando si cerca un lampo e un'alchimia non ancora scoccati, tutto è lecito. Basta voler esplorare ogni strada possibile per provare a vincere, se si vuole vincere. E se la vita dei Mastini, come sempre, fosse soprattutto una questione di testa e bastasse un nulla per tornare a "scannarsi" in pista e perfino fuori per battere tutti?
Spazziamole via/3
Le facce giuste, ai Mastini, non devono essere troppo serene, né troppo sicure, né troppo scure. Devono essere lucide e rosse (rosso fuoco), devono avere due occhi che brillano (il bagliore della vittoria), devono sapere di giocarsi tutto e farlo per tutti, devono vincere o morire senza il pensiero che questo campionato, comunque vada, non cambierà molto di ciò che è stato fatto la scorsa stagione: sbagliato, la sconfitta nello sport, soprattutto nell'hockey, non cancella il passato ma fa pensare, fa cambiare, fa male e cambia, soprattutto, il futuro. I Mastini devono vivere il presente e ogni partita come se fosse l'ultima. Della loro vita. Della loro stagione a Varese. E, per alcuni, di come verranno ricordati.




