«Aspetto tutti i varesini e la stupenda tifoseria biancorossa la prossima estate nel mio ristorante a Gallipoli per una bella mangiata di pesce»: parola di Alessandro Carrozza, quarantunenne ex ala biancorossa tra gli eroi della promozione in serie B del 2010 attesa 25 anni, della stagione successiva terminata nella semifinale playoff per la serie A contro il Padova e, fino a gennaio 2012, del secondo anno consecutivo del Varese al vertice della B.
Oggi Alessandro gestisce il ristorante trattoria Rosinella, nel cuore della sua Gallipoli, a cui si dedica anima e corpo, come accadeva anche in campo. «Se ripenso al nostro Varese mi vengono i brividi e mi batte forte il cuore per l'emozione. Eravamo una famiglia in campo e fuori tra giocatori, mister Sannino, il direttore Sogliano e i tifosi. Una volta ebbi un piccolo problema di salute, andai in pronto soccorso e trovai davanti a me ad aspettarmi Buba Buzzegoli, Beppe e Sean: vivevamo di rapporti sinceri e forti che facevano la differenza difficili da replicare nel mondo del calcio ma anche nella vita di tutti i giorni».
Pugliese doc nato a Gallipoli il 1° febbraio 1982, Alessandro Carrozza inizia a giocare con la squadra della sua città prima nelle giovanili e poi in Eccellenza arrivando sino alla C1 e vincendo anche la Coppa Italia della Lega Pro. Dopo sei anni con la maglia della sua città, passa a Pisa e Taranto, per poi approdare nel Varese dove colleziona 81 presenze, 19 gol, una promozione in B, una semifinale e una finale playoff per la A dal 2009 al 2012. Approda successivamente all’Atalanta, dove gioca per un anno prima di indossare le maglie di Spezia, Lecce, Juve Stabia e Nardò. Ritorna a Gallipoli dal 2017- 2019, per poi giocare qualche partita in formazioni dilettantistiche pugliesi, terminando la carriera calcistica nel 2021.
Alessandro Carrozza, raccontami dei tuoi trascorsi a Varese.
Ho passato un periodo della mia vita stupendo. Ho vissuto la promozione in serie B e poi, con un gruppo fantastico, abbiamo raggiunto i play off per la promozione in serie A. Ancora oggi a pensarci mi vengono i brividi dall'emozione. Vivevo con mia moglie Antonella a Masnago, a due passi dallo stadio, e ogni mattina ci alzavamo con la splendida visione del Sacro Monte. Città accogliente, tifoseria speciale: ho avuto il piacere di intrecciare nuove amicizie che durano tuttora.
Con quali dei tuoi ex compagni ti senti ancora?
Devo dire che non sono per nulla tecnologico, non ho Facebook né Instagram o altre diavolerie, il mio giro è ristretto alle telefonate. Mi sento spesso con Corti e Zecchin mentre è un po' che non parlo con Buzzegoli. Con Figliomeni ho un rapporto speciale: ci vediamo spesso perché ha un appartamento a due passi dal mio ristorante.
Da calciatore a ristoratore: come è andato il passaggio?
Devo dire che questa vita mi piace e mi appassiona: gestisco la Rosinella in società con mio cognato e faccio di tutto, dal cameriere alle pubbliche relazioni e agli acquisti di pesce. È un'attività che mi impegna molto ma mi piace. Nel mio ristorante sono venuti a mangiare diversi amici di Varese e dintorni in ferie a Gallipoli, uno di questi è stato il grande "Papo" accompagnato dal figlio Andrea. Abbiamo trascorso una serata indimenticabile piena di ricordi. Al raduno un po' improvvisato era presente anche Figliomeni: lui non manca mai se c’è da mangiare pesce...
Hai un ricordo particolare della tua esperienza in biancorosso?
Il rapporto speciale con Beppe Sannino, con cui tuttora sono in contatto. Lui è un mister unico e un grande uomo: sapeva dirti le cose in faccia nella maniera giusta, schietta e autentica, senza colpi bassi. Nell'ambiente calcistico ma anche nella vita questa non è una dote comune. Se mi chiedi una cosa in particolare, ti racconto un episodio che rimarrà sempre nel mio cuore.
Quale?
Un giovedì, finiti gli allenamenti, ho avuto una colica renale, poi peggiorata durante la notte. Ho chiamato l’amico Buzzegoli per sapere come comportarmi, anche perché al sabato avremmo dovuto giocare una partita importante. Buba ha avvisato mister Sannino, che a sua volta ha chiamato Sean Sogliano. Arrivato al pronto soccorso, ho trovati tutti e tre ad aspettarmi... mi sono commosso nel vedere mister e direttore al mio fianco anche in quel caso. Il nostro era un gruppo meraviglioso, una grande famiglia.
Segui ancora il Varese? Torneresti mai al Franco Ossola con un ruolo?
Guardo i risultati e spero che torni in tempi brevi in serie B. La tifoseria lo merita. Tornare a Masnago con un ruolo? Non so: dopo l'esperienza di allenatore a Gallipoli, mi sto prendendo un periodo sabbatico in cui penso al ristorante e alla famiglia. Però mai dire mai, la vita ci riserva talvolta piacevoli sorprese. Per ora la mia mission è rivolta alla ristorazione, anche se devo dire che il calcio mi ha dato davvero tanto.
I tuoi figli giocano a calcio?
No, nessuno dei tre, almeno per il momento. Non sono un padre che spinge i figli a seguire la stessa strada. Devono essere liberi di fare lo sport che vogliono: ci sono tante discipline oltre al calcio.
Ci parli della tua esperienza da allenatore?
Sannino spesso mi ripeteva durante le nostre telefonate che allenare non è facile e bisogna mettere insieme come in un puzzle diverse dinamiche che spesso si conoscono solo con l'esperienza. Lasciare la squadra della mia città dimettendomi è stata una scelta dolorosa: come ho più volte detto, sono state diverse le motivazioni, anche di carattere personale. Ho avuto il piacere di fare questo percorso con persone con cui si è condiviso con grande orgoglio e determinazione il senso di appartenenza e la passione per una città che mi ha visto nascere e crescere sia umanamente che calcisticamente. Ancora oggi ringrazio i tifosi per il loro sostegno ma, talvolta, le situazioni cambiamo velocemente. Il calcio è come la vita, bisogna avere la forza di ricominciare da una nuova realtà come quella che gestisco ora.
Un messaggio per i varesini e per i tifosi biancorossi.
A tutti i varesini e alla stupenda tifoseria biancorossa dico che li aspetto a Gallipoli nel mio ristorante la prossima estate per una bella mangiata di pesce.





